Serial Killer – Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi: un saggio contenente le storie di alcuni serial killer, la diagnosi, la vittimologia e molto altro.

Serial Killer

serial killerTITOLO: Serial Killer

AUTORE: Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 12.00 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

Serial Killer Storie di ossessione omicida è un saggio a tutti gli effetti. Gli autori sono Carlo Lucarelli, scrittore di noir, e Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo.

I due iniziano tutti i capitoli, ad eccezione dell’ultimo, parlando di due serial killer. Si inizia con Vincenzo Verzeni, che ha vissuto nella seconda metà del 1800, quindi ci si sofferma anche su Cesare Lombroso, uno dei pionieri degli studi sulla criminalità, e fondatore dell’antropologia criminale, che ha studiato a fondo il caso Verzeni, studiando ovviamente la conformazione del cranio dell’uomo.

Nello stesso capitolo si parla di Fritz Haarman, che ha iniziato la sua attività di serial killer subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in Germania. Vi basti sapere che i vicini di Fritz non si sono mai ritrovati senza carne in quel periodo di povertà.

C’è poi un capitolo sui serial killer donna come Milena Quaglini, che ha ucciso il marito, sembra per legittima difesa, ma poi saltano fuori altri morti e mica tutti possono essere rimasti uccisi per legittima difesa, no? Anche se così vorrebbe far pensare la Quaglini. Tra le donne c’è anche la storia di Aileen Wuornos, che già all’età di sei anni si brucia il volto mentre cerca di appiccare incendi usando una bomboletta di gas per accendini. Mi sa che io a sei anni manco sapevo come funzionava un accendino.

Poi ci sono quelli che sembrano sani, almeno in apparenza, come Andrea Matteucci o Edmund Kemper. Il primo afferma che quando uccide prova il piacere di aver fatto pulizia di una persona indegna. Il secondo capisce che la vera uccisione che gli interessa è quella della madre, che decide di decapitare perché così la testa può essere usata come bersaglio per le freccette. Sanissimi.

E poi ovviamente non possono mancare quelli che sembrano completamente folli come Gaspare Zinnanti o Ed Gein. Al primo è stata diagnosticata una forma di schizofrenia acuta caratterizzata dalla presenza di deliri bizzarri e confusi di vario contenuto che lo convincono di essere stato investito per volontà divina del compito di uccidere le vittime per la loro salvezza. Amen. Anche Ed verrà diagnosticato come schizofrenico, verrà considerato non in grado di intendere e di volere, verrà rinchiuso nel reparto psichiatrico dove si dimostrerà un paziente modello.

E infine ci sono le storie di due serial killer che hanno coinvolto diversi Stati come Roberto Succo e Jack Unterweger. Roberto Succo ha iniziato con un duplice omicidio a Mestre, catturato ma anche fuggito da un ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, Roberto verrà poi identificato a Parigi, riuscirà a scappare, verrà catturato nei pressi di Conegliano, a Treviso, e si scoprirà che il suo piano era spostarsi verso la Sicilia e da lì andare in Nord Africa. Quando in questura gli viene chiesto la professione, Roberto risponderà: “Sono un killer, ammazzo la gente”. Se solo fosse una professione legalizzata. (Scusate, oggi mi sento particolarmente in forma).

E fa invece lo scrittore Jack Unterweger, che nei primi anni Novanta è una star nei caffè letterari austriaci. Il libro che ha scritto, il primo da lui pubblicato, era un’autobiografia che parlava di quando era in galera per aver ucciso una prostituta. Peccato che ad un certo punto comincino a saltar fuori altri corpi, di altre prostitute, uccise in giro per il mondo sempre nello stesso modo, lo stesso utilizzato da Jack nel suo primo omicidio.

In Serial Killer Storie di ossessione omicida Lucarelli e Picozzi non espongono solo le storie di alcuni serial killer perché, come vi dicevo all’inizio, il libro può essere considerato un saggio a tutto tondo. I due autori parlano infatti anche della nascita di un serial killer e della storia, in breve, dell’omicidio seriale; parlano delle donne serial killer e del crimine violento; parlano del DSM ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (che probabilmente tutte le persone che frequentano l’Università di Psicologia desiderano avere, io almeno ero – e sono – tra queste), ma affrontano anche la classificazione dell’FBI e del CCM ovvero il Crime Classification Manual; affrontano la tematica dell’infermità mentale e l’imputabilità nel nostro codice penale così come la diagnosi dello psichiatra; le origini della professione del profiler e la vittimologia.

La bibliografia usata dai due autori per scrivere il libro è impressionante e non vi nego che mi sono segnata una quarantina di titoli che desidero leggere per approfondire un tema che sicuramente, come sapete, mi appassiona.

Se a questo libro non do il massimo dei voti è solo per lo stile di narrazione che a volte non mi ha fatto impazzire, ma a livello di contenuto Serial Killer è davvero un gran bel libro. Se come me siete affascinati dal tema è sicuramente un volume che dovete leggere.

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erigibbi

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