L’uomo in fuga – Stephen King: molto prima che diventasse un successo, King ha scritto il suo Hunger Games, in un futuro non così lontano dal nostro.

L’uomo in fuga

l'uomo in fugaTITOLO: L’uomo in fuga

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Sperling & Kupfer

PREZZO: € 9.90 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

L’uomo in fuga è un altro romanzo di Stephen King che all’epoca (1982) uscì con lo pseudonimo di Richard Bachman.

La storia è ambientata in un futuro non così lontano dal nostro, in America, e il mondo sta andando alla deriva: chi è ricco ovviamente se la cava bene, mentre chi è povero paga le conseguenze, come Ben Richards, sua moglie e la loro piccola figlia che rischia di morire solo perché non ci sono i soldi per acquistarle le medicine necessarie. Ben è disoccupato o al massimo fa dei lavori saltuari mentre la moglie è costretta a battere.

I libri sono merce rara, mentre dilagano programmi stupidi alla tri-vù, in cui la gente partecipa a giochi pericolosi pur di cercare di vincere qualche soldo e proprio questo decide di fare Ben.

L’uomo si offrirà volontario per partecipare a uno dei giochi e dopo diversi esami verrà selezionato per fare quello più pericoloso: L’uomo in fuga. Ogni concorrente deve riuscire a rimanere in vita il più a lungo possibile (trenta giorni di sopravvivenza e si viene proclamati vincitori) senza farsi uccidere da tutte le persone che danno loro la caccia: esperti cacciatori, poliziotti o gente comune che per le loro soffiate potrebbero vincere del denaro. Per ogni ora di sopravvivenza sono cento dollari intascati dalla famiglia.

Ovviamente finora non è mai sopravvissuto nessuno.

Se la trama de L’uomo in fuga vi ricorda qualcosa sì, avete ragione. Molto prima che diventasse un successo Stephen King ha scritto a modo suo quello che molti di voi potrebbero riconoscere come Hunger Games.

Un’idea molto interessante, che non pare nemmeno così irrealistica come potrebbe sembrare. Voglio dire, prendete ogni singolo dettaglio e potete vedere da voi che un giorno, questa catastrofe, potrebbe anche realizzarsi: i poveri non hanno soldi per curarsi né per mangiare; il lavoro scarseggia: gli uomini se sono fortunati possono lavorare in industrie dove sono a stretto contatto con materiali tossici che li fanno diventare sterili (nel migliore dei casi); le donne non possono fare nulla per prendere soldi se non vendere il proprio corpo; i ricchi se la godono ai danni di chi è più debole; ci si deve sottomettere ai principi e alle leggi del governo senza possibilità di replica altrimenti si viene ritenuti pericolosi; ci sono dei giochi televisivi (pericolosi perché fanno più successo) per vincere dei soldi.

Chi potrebbe partecipare se non coloro che rischiano la vita ogni giorno? Chi potrebbe partecipare se non coloro che non hanno nulla da perdere?

Poi ovvio, nell’insieme è chiaro che (per adesso) siamo di fronte a un libro di fantasia, dove alcune cose non ci sembrano poi così tanto fattibili però se lo prendiamo per quello che è L’uomo in fuga è una valida lettura.

Tra tutte le cose che succedono devo dire che quello che mi è sembrato meno plausibile è la forza vitale di Ben che lo spinge ad andare avanti col suo piano anche quando ha gli intestini fuori dal corpo. Cioè. Stiamo parlando di rotoli di intestini che fuoriescono dal proprio corpo, che si incastrano su altri corpi o su oggetti e DIOMIOCHESCHIFO. Diciamo che questa parte l’ho trovata molto poco credibile, e pure abbastanza trash.

Non sapevo se essere schifata e orripilata o se ridere, sono sincera.

A parte questo piccolo dettaglio per lo più ho provato ansia. Avevo dei picchi in cui trattenevo il fiato per delle intere pagine, d’altronde si sa che in questo Stephen King è davvero bravo.

Diciamo che L’uomo in fuga è una lettura godibile; un libro che si legge velocemente, un po’ macabro e che a modo suo intrattiene. Non il migliore di King, ma ve lo consiglio ugualmente.

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A presto lettori,

erigibbi

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