Cujo – Stephen King: un docile San Bernardo si trasformerà in una bestia assassina per un morso di un pipistrello che gli ha così trasmesso la rabbia.

Cujo

cujoTITOLO: Cujo

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Sperling & Kupfer

PREZZO: € 10.90 cartaceo; € 7.00 e-book

 

RECENSIONE:

Ancora una volta ci troviamo nel Maine, a Castle Rock (se così non fosse mi preoccuperei). Per la campagna scorrazza Cujo: un enorme San Bernardo di cento chili buonissimo e che si diverte a rincorrere conigli.

Questo docile San Bernardo però ben presto si trasformerà in una bestia assetata di sangue a causa di un morso di un pipistrello che gli ha così trasmesso la rabbia.

In Cujo, il libro, Cujo, il cane, (scusate, mi diverto con poco), non è solamente un animale con la rabbia, ma rappresenta anche l’incarnazione del Male. Spesso Stephen King si serve di abitazioni, animali o persone per incarnare il Male e anche in questo caso non si smentisce. Cujo infatti, dopo il morso, sembra essere l’incarnazione di Frank Dodd: un agente di polizia con disturbi mentali e sessuali che anni prima a Castle Rock aveva ucciso diverse donne e che dopo essere stato catturato si suicidò.

Da amante e da proprietaria di un cane ero convinta che Cujo mi facesse soffrire terribilmente, ma fortunatamente devo dire che me la sono cavata. Sicuramente sapere fin dall’inizio che sarebbe stato Cujo il mostro di questa storia mi ha aiutato perché sapevo che non dovevo affezionarmi a lui.

Aiuta anche il fatto che Stephen King più di tanto non porta il lettore a legarsi a questo cane. Sì, lo presenta, sì, specifica che nonostante la mole è buonissimo, sì, fa vedere che gioca tranquillamente con un bambino che non conosce, ma non ci si lega così tanto a lui.

Nel libro Cujo ha dei capitoli in cui fa da narratore. Sono brevi e sono ambientati sia prima del morso, sia dopo, nel momento più terribile della malattia, quando il cane non ragiona più in preda al dolore e alla rabbia, ma anche nel momento finale, quando un briciolo di razionalità torna a far capolino prima della fine. E questa è stata la parte più difficile perché risulta chiaro, anche se lo sapevamo già, che Cujo era un bravo e un buon cane, ma che per colpa di una malattia si è trasformato in una belva assassina, cosa che non ha mai voluto fare (uccidere) o diventare (un assassino).

Il libro si sofferma su diversi personaggi, alcuni più importanti di altri, e nel momento in cui queste persone entrano in contatto con Cujo malato sembra quasi impossibile pensare che non ce la possano fare. Eppure contro la forza di un cane di cento chili, portato alla follia da un disturbo degenerativo del cervello, nessuno riesce a essere più veloce e a essere più forte.

Anche perché la rabbia di Cujo sembra, da un lato, indebolirlo sempre di più perché lo consuma da dentro un po’ alla volta, ma dall’altro sembra renderlo più potente, sembra dargli quella forza combattiva che non ha mai avuto rendendolo quasi invincibile anche quando è allo stremo.

Cujo, il libro, mi ha tenuta incollata alle pagine nonostante abbia riscontrato dei momenti più lenti, soprattutto verso la fine. Ci sono due personaggi, Donna e Tad (suo figlio di quattro anni), che restano bloccati nella loro macchina (rotta) sotto il sole cocente per quasi due giorni perché se provano a uscire Cujo è pronto ad assalirli. Per una serie di coincidenze (credibili anche se sfortunate) nessuno si accorge che queste due persone si trovano bloccate da un cane con la rabbia. Il marito, lontano per lavoro, se ne accorge dopo un po’, e qui ci avviciniamo alla fine, che a tratti ho trovato lenta.

Avevo l’impressione che non si arrivasse mai al culmine: il marito, Vic, sarebbe o non sarebbe andato a scovare la moglie e il figlio? La polizia fa due più due o resta a indagare da un’altra parte? Insomma, che qualcuno faccia qualcosa per l’amore di Dio che la risposta è sotto ai vostri occhi!

Probabilmente questa mia impressione è dovuta all’ansia crescente perché si capisce che quei momenti sono cruciali per la sopravvivenza di Donna e Tad. Ma non so dire con certezza se si tratti solo di ansia o se effettivamente a un certo punto Stephen King l’abbia tirata un po’ per le lunghe.

Cujo resta comunque un libro valido e anche stavolta sono stata piuttosto suscettibile visto che mi ha fatto fare gli incubi per due notti. Solo King ci riesce, c’è da dire questo. Non che goda nel fare gli incubi, proprio no, ma se un libro riesce a influenzarmi così tanto significa che ha toccato i punti giusti.

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A presto lettori,

erigibbi

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