Le Mans ’66: tratto da una storia vera, è incentrato sul pilota Ken Miles e la prestigiosa gara automobilistica francese di Le Mans che dura 24 ore.

Le Mans ‘66

RECENSIONE:

Le Mans ’66 La grande sfida è un film del 2019 diretto da James Mangold (che è, giusto per fare qualche esempio, lo stesso regista di Ragazze interrotte e Logan).

Il film è tratto da una storia vera: siamo nel 1966 e la Ford si trova in un periodo di crisi per quanto riguarda le vendite. Henry Ford II si fa convincere da un suo collaboratore e decide di partecipare alla prestigiosa gara automobilistica francese di Le Mans che ha una durata di 24 ore.

Oltre a progettare e costruire la macchina adatta e trovare uno dei piloti più bravi sul mercato, la Ford deve affrontare un altro grosso problema: la Ferrari, le cui macchine sembrano invincibili.

Il film è conosciuto anche come Ford v Ferrari, ma in alcuni Paesi (tra cui ovviamente l’Italia) si è pensato bene di farlo uscire col titolo Le Mans ’66 che per quanto mi riguarda in paragone rende molto meno l’idea del contenuto del film col rischio di attirare spettatori in numero di gran lunga inferiore.

Una scelta che – tanto per cambiare – non condivido e non capisco.

I protagonisti principali del film sono Carrol Shelby, interpretato da Matt Damon, e Ken Miles, interpretato da Christian Bale.

Shelby era un abile pilota che nel ’59 ha vinto proprio la 24 ore di Le Mans, ma per un problema congenito al cuore ha dovuto ritirarsi e interrompere la sua carriera, senza abbandonare però il mondo automobilistico: Shelby infatti ha poi aperto una propria azienda di vetture sportive ed è diventato il progettista della macchina che Ford voleva per vincere Le Mans.

Ken Miles era un pilota automobilistico con una propensione per la meccanica, ingaggiato da Henry Ford II col compito di costruire e guidare la Ford GT40 per gareggiare (e possibilmente vincere) la gara di Le Mans del ’66.

Il problema di Miles è sempre stato il suo atteggiamento tutt’altro che diplomatico. Solo l’amico Shelby sembra riuscire a contenerlo e non smette mai di credere in lui e nelle sue capacità. Miles è il tipico uomo talentuoso che non ha paura di chi ha più soldi e più potere di lui, non ha peli sulla lingua e dice sempre quello che pensa. Ed è impossibile non tifare per un uomo così, con i piedi per terra, concreto, che non si fa abbindolare da soldi e fama e che semplicemente vuole avere la possibilità di correre sulla pista.

Christian Bale ancora una volta ha perso peso per interpretare un personaggio: trenta chili se ne sono andati anche questa volta, per entrare con agilità in una macchina da corsa.

Bale afferma che questa sarà l’ultima volta, ma io ho qualche dubbio in merito.

Non ho dubbi invece sulla sua interpretazione. Prima di vedere Le Mans ’66 non conoscevo nulla su Ken Miles; ma quando poi ho visto l’interpretazione di Bale fin da subito ho pensato che il vero Ken Miles dovesse essere proprio così.

Se andate a cercare in internet le foto di quest’uomo noterete una somiglianza pazzesca con le smorfie e le espressioni facciali che fa Bale nel film. Già nella locandina Christian Bale ha un’espressione quasi imbronciata che appare spesso nelle foto in bianco e nero che ritraggono Miles. Questo non può che indicare lo studio che c’è dietro. Ancora una volta Christian Bale è stato davvero molto bravo: fa suo ogni personaggio, rendendolo vivo e credibile ai nostri occhi.

Da sottolineare anche il fatto che in questo film statunitense hanno partecipato diversi attori italiani tra cui Remo Girone nel ruolo di Enzo Ferrari e direi che sono grandi soddisfazioni. Perché sì, gli attori bravi ce li abbiamo anche noi, il problema è il cinema italiano attuale che non li sa valorizzare.

Come dicevo poco più su, Le Mans ’66 è un film statunitense quindi il punto di vista non è molto oggettivo e questo si nota soprattutto quando si parla della Ferrari come una casa automobilistica che produce poche macchine, come se questa fosse una scelta stupida. Be’ cari americani, non lo è. Sono semplicemente scelte diverse. È giusto che ci sia una casa automobilistica che produce macchine di lusso per chi se lo può permettere ed è giusto che ci sia una casa automobilistica che produce macchine con un prezzo (quasi) ragionevole che permetta anche agli operai di avere un’auto.

Il film inoltre non esalta la produzione italiana della Ferrari costituita da manodopera, ma esalta invece la produzione statunitense di Ford con la catena di montaggio.

Non è che una sia una scelta sbagliata e l’altra corretta; non è che una sia una scelta brutta e l’altra bella. Entrambe le scelte presentano pro e contro, ma d’altronde conosciamo gli americani e si nota spesso come non siano in grado di mantenere un punto di vista oggettivo e senza stereotipi nei film.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ci mancherebbe altro, e non voglio nemmeno dire che invece noi italiani siamo oggettivi e super partes (anche perché con i film che stiamo producendo negli ultimi anni non dovremmo nemmeno parlare), dico che semplicemente si nota questa presa di posizione.

Le Mans ’66 è stato un film che mi è piaciuto davvero molto e che vi consiglio. Non avevo molti dubbi a riguardo vista la mia passione per queste vetture, ma è un film che può piacere anche a chi non ne sa e non ne capisce nulla. Matt Damon e Christian Bale sono stati davvero bravi (anche se la performance di Bale risalta di più sia per la particolarità del personaggio sia per la sua centralità all’interno del film). La storia può risultare un po’ scontata, ma d’altronde così si sono svolti nella realtà i fatti principali per cui non si può colpevolizzare il film su questo.

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