L’ospite crudele – Rebecca Fleet: un thriller che, solamente nelle premesse, ricorda la commedia romantica L’amore non va in vacanza.

L’ospite crudele

l'ospite crudeleTITOLO: L’ospite crudele

AUTORE: Rebecca Fleet

EDITORE: Longanesi

PREZZO: € 18.60 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

L’ospite crudele, titolo originale The House Swap, tradotto in italiano per Longanesi da Federica Garlaschelli, ricorda – solamente nelle premesse – una delle mie commedie romantiche preferite (ebbene sì, io, l’antiromantica per eccellenza, ho una commedia romantica preferita): L’amore non va in vacanza.

Lo ricorda però, come vi dicevo, solo nelle premesse perché questo libro è tutt’altro che romantico.

Caroline, la nostra protagonista e narratrice principale, riceve la proposta di partecipare a uno scambio case per una settimana tra il suo appartamento di Londra e una villetta in un quartiere residenziale nei sobborghi. (E i riferimenti a L’amore non va in vacanza finiscono qui.)

Caroline accetta senza troppe preoccupazioni e considera lo scambio come una vacanza per provare a riallacciare definitivamente i rapporti col marito con cui ha passato un brutto periodo.

Un po’ alla volta però, in quella villetta spoglia e priva di oggetti personali, Caroline scova indizi che le ricordano la persona che ha amato, con cui ha avuto una storia extraconiugale e con cui condivide un segreto che le sta lacerando l’anima.

È inevitabile quindi chiedersi chi ci sia davvero nel suo appartamento di Londra e cosa vuole da lei.

E dopo L’ospite crudele di Rebecca Fleet credo proprio che per un bel pezzo smetterò di leggere thriller. Li trovo tutti uguali, tutti banali, tutti noiosi, tutte con donne superficiali, che si piangono addosso e insopportabili.

Caroline infatti è una protagonista odiosa. Per carità, il marito ha alti e bassi; vive momenti di apatia totale in cui si impasticca con farmaci che dovrebbero dargli invece un supporto. E quindi ci sta essere stanche e sfibrate da un rapporto che sembra arrivato al capolinea e da una persona che sembra odiarti. Posso capire (non condividere) il tradimento con una persona che ti ama, ma a un certo punto devi fare una scelta: o l’uno o l’altro. Se stai con uno chiedi il divorzio all’altro, se stai con l’altro tronchi la relazione extraconiugale.

E voi direte: “be’, se è andata in vacanza col marito per riallacciare il rapporto significa che ha scelto”. È vero, è verissimo. C’è stata una scelta, ma non da parte di Caroline. C’è stato un evento scatenante, il suo segreto, che ha scelto per lei. E una decisione presa da un’altra persona, non da lei.

Dice di amare il marito, ma pensa all’amante e vorrebbe di nuovo lui nella sua vita. È scegliere questo?

Per carità, immagino sia difficile, immagino ci voglia coraggio, ma a un certo punto si deve fare una scelta. Non è ammissibile che una donna adulta, moglie e madre (sì, madre) non prenda una decisione e si lasci trasportare passivamente dagli eventi covando una rabbia repressa allucinante.

È veramente stancante leggere un flusso di coscienza in cui una donna non fa altro che ripetere che gli manca l’amante, che vorrebbe rivivere quei momenti, che lo amava, che blablabla. Trecento pagine di questo.

E poi ovviamente ci sono i colpi di scena che non sono affatto tali. È chiaro fin dall’inizio che Rebecca Fleet voglia portare il lettore a credere che in casa di Caroline ci sia un certo personaggio ed è chiaro che non è lui, che non può essere lui. E quando si scopre il segreto di Caroline, è chiaro chi ci sia in casa sua a Londra. Ma è palese proprio.

E poi, se vogliamo dirla tutta, ci sono elementi che non tornano: la villetta nei sobborghi è ricca di indizi che ricordano a Caroline il periodo passato con l’amante. Un tipo di fiori, uno specifico dopobarba, una foto di un posto particolare… come fa, una persona esterna ai fatti, sapere che l’amante regalava a Caroline quei fiori? Come fa, una persona esterna ai fatti, sapere che l’amante in quel periodo aveva quel dopobarba? Non è davvero credibile.

Ormai nei thriller ci sono sempre queste caratteristiche: donne deboli e ridicole; colpi di scena che sono scontati come la colazione del mattino; eventi poco credibili e inverosimili. E L’ospite crudele di Rebecca Fleet ha al suo interno proprio tutto questo.

E la criticità principale viene data proprio dalla narrazione perché Caroline è insopportabile e noiosa e ovviamente le caratteristiche del narratore si ripercuotono sul libro, che per quanto mi riguarda è stato davvero una grossa delusione.

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erigibbi

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