Il cardellino – Donna Tartt: premio Pulitzer per la letteratura nel 2014, racconta la storia di Theo Decker, che ha perso la madre in un attentato.

Il cardellino

il cardellinoTITOLO: Il cardellino

AUTORE: Donna Tartt

EDITORE: Rizzoli

PREZZO: € 17.00 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

Il cardellino si apre con un racconto in flashback narrato dal protagonista ormai trentenne, Theo Decker, che vive a ritroso la sua adolescenza e la sua giovinezza a partire dall’evento più tragico che indubbiamente gli ha cambiato la vita.

Theo infatti, a soli tredici anni, perde la madre in un attentato terroristico al Metropolitan Museum. Anche lui si trovava lì, ma per un beffardo destino al momento dello scoppio della bomba Theo era in un’altra stanza, ammaliato da una ragazzina dai capelli rossi che accompagnava un signore anziano.

Theo dapprima verrà ospitato da una ricca famiglia di New York di un compagno di scuola e suo amico, poi all’improvviso ricompare il padre, alcolizzato e giocatore d’azzardo che aveva lasciato Theo e sua madre da qualche tempo, che lo porta con sé a Las Vegas. Specifichiamo che il padre è ricomparso nella vita di Theo più per un interesse economico che per vero affetto nei confronti del figlio.

Cosa da non sottovalutare, sia perché è una costante centrale del libro e della vita di Theo, sia perché dà proprio il nome (e l’immagine) al libro in questione è il quadro intitolato Il cardellino, che Theo porta via dal Metropolitan Museum dopo l’esplosione.

Inizia così per Theo e anche per noi lettori un viaggio tra smarrimento e confusione, solitudine e dolore, incomprensione e depressione, dipendenze e vizi.

Per Il cardellino, premio Pulitzer per la letteratura nel 2014, chiaramente Donna Tartt si è ispirata al piccolo quadro omonimo datato 1654 e firmato Carel Fabritius.

Il cardellino, l’animale, rappresenta una creatura fragile e indifesa, libera e leggera. Nel quadro di Fabritius però assume il significato opposto: quel cardellino da lui raffigurato è incatenato, a testimonianza del fatto che quel piccolo uccello ha perso la libertà e allo stesso tempo la sua innocenza. Rimane fragile e indifeso, ma allo stesso è pesante come un macigno perché ancorato in un luogo da cui non riesce a evadere.

E questo è Theo, che in seguito all’attacco terroristico ha perso l’innocenza dell’infanzia e dell’adolescenza; è definito dalla perdita, dall’assenza e dalla morte della madre e dal disturbo post-traumatico da stress. È legato all’alcol e alla droga, dipendenze che lo consumeranno e che lo porteranno sempre più giù, spinto da una forza di gravità che sembra non riuscire a contrastare.

Il ricordo della madre è per Theo un balsamo lenitivo per la sua sofferenza, ma allo stesso tempo è il veleno più forte che può assumere perché i sensi di colpa per la sua perdita sono tremendamente più forti della dolcezza dei ricordi.

Oltre all’amore incondizionato per Pippa, la ragazzina dai capelli rossi che diventerà un punto cardine per la storia e per Theo, oltre alla pace interiore che Theo prova ogniqualvolta si troverà nel negozio di antiquariato di Hobie, compagno e collega dell’anziano signore che Pippa accompagnava al Museo al momento dell’attentato, la salvezza di Theo è rappresentata dall’amicizia con Boris.

Boris è un ragazzo dell’est, scapestrato e più furbo e intelligente di quanto sembri, che inizierà Theo alla droga e all’alcol. L’amicizia tra i due rappresenta di per sé un grande ossimoro: Boris è assolutamente deleterio per Theo, eppure quel rapporto è una di quelle relazioni più vere e reali che Theo instaura con qualcuno e che proprio per questo è per lui fonte di salvezza.

Il cardellino è un romanzo lungo, molto lungo. Rispetto alla quantità di pagine (quasi 900) devo comunque ammettere che in linea di massima si legge piuttosto velocemente nonostante Donna Tartt spesso si perda in aneddoti fin troppo lunghi e descrizioni anche troppo dettagliate.

Il flusso di coscienza di Theo però incatena il lettore al romanzo, come Il cardellino di Fabritius è incatenato a quel famoso e infelice trespolo.

Theo. Theo non è un protagonista facile da amare. All’inizio ci fa pena, ci mette addosso un certo velo di tristezza. La madre è morta, il padre lo ha abbandonato da tempo (e questa in realtà è stata una fortuna e una liberazione considerando il tipo), i nonni non lo vogliono. Theo si sente solo e fino a un certo punto lo è davvero. Ed è solo un ragazzino di tredici anni.

Ma poi il ragazzino comincia a crescere. E arriva il momento in cui incontra delle persone che lo amano, che fanno di tutto per lui e che non gli fanno mancare nulla. Eppure non ce la fa ad apprezzare quello che ha, a causa del disturbo post-traumatico da stress, a causa della depressione, a causa della sofferenza interiore, a causa di infiniti avvenimenti e motivazioni. A causa di tutto ciò Theo non ce la fa e decide di bere e drogarsi.

Un grande dolore, che comincio a comprendere solo adesso: il cuore non si sceglie. Non possiamo obbligarci a desiderare ciò che è bene per noi o per gli altri. Non siamo noi a determinare il tipo di persone che siamo.

Theo ha tutte le carte in regole per non farlo, per risorgere dalle sue ceneri, eppure, nonostante tutte le possibilità di riscatto che gli vengono offerte decide di prendere la strada più semplice che di sicuro è quella più malata e deleteria.

E a quel punto Theo è difficile da comprendere, diventa un giovane uomo con cui è difficile empatizzare e forse anche noi ad un certo punto imbocchiamo la strada più semplice che di sicuro è quella più sbagliata: quella strada in cui alla fine il cartello presenta la scritta “arrangiati, noi ci abbiamo provato, ora sono affari tuoi”.

Il cardellino può essere paragonato ai romanzi di Dickens in cui un giovane orfano cerca di trovare il suo posto nel mondo affrontando mille mila peripezie e difficoltà. Un romanzo di formazione che risulta contemporaneo, ma anche molto americano. A volte troppo americano, e sì, c’è una connotazione negativa: avete presente quando vedete un film e lo definite “un’americanata”? Ecco, Il cardellino di Donna Tartt a volte è proprio così, per colpa di accadimenti troppo esagerati e portati all’esasperazione che diventano poco credibili.

Nonostante questo difetto Il cardellino mi è piaciuto davvero molto, anche e soprattutto per la complessità del protagonista che nei suoi difetti sembra essere un personaggio vero e realistico. Anche l’ossessione di Theo per il quadro di Fabritius è comprensibile. Magari non a tutti, magari non per quello stesso quadro, ma sono sicura che anche ad alcuni di voi sia capitato di rimanere folgorati dalla bellezza di un’opera d’arte, anche se magari di arte non ne capite nulla ed è un argomento che vi interessa gran poco.

Un’epifania che ci cambia la vita, così come Il cardellino l’ha cambiata a Theo Decker.

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