Una tempesta di spade – George R.R. Martin: terzo libro della saga fantasy delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, conosciuta anche come Il Trono di Spade.

Una tempesta di spade

una tempesta di spadeTITOLO: Una tempesta di spade

AUTORE: George R.R. Martin

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 25.00 cartaceo; € 7.00 e-book

 

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione del libro precedente la potete trovare qui.

Il gioco del trono continua: alcuni re sono morti, altri sono ancora delle fantastiche pedine nelle mani di George R.R. Martin. L’autore è paragonabile a un burattinaio malefico, che sghignazza di gusto ogni qualvolta ha la brillante idea di uccidere (male) qualcuno, più soffriamo più lui è felice.

Oltre alla guerra che divampa nei Sette Regni perché ognuno ha delle ambizioni e vuole salire al potere come re, i Guardiani della Notte (dove si trova il nostro Jon Snow) devono affrontare dei nemici ben più terribili: da un lato il popolo libero, composto da bruti, metamorfi, mammut e giganti; dall’altro i non-morti e gli Estranei: esseri morti, ma per qualche arcano motivo ancora in vita, con gli occhi azzurri di ghiaccio, che portano con sé un gelo mai sentito prima.

Oltre ai personaggi già noti che abbiamo conosciuto nei due libri precedenti grazie ai loro punti di vista, in Una tempesta di spade, come sempre, ci sono anche nuovi personaggi che prendono parola. Sono personaggi che avevamo già conosciuto, per mezzo di altre persone, ma in questo libro George R.R. Martin ha dato loro il diritto di parlare.

E così ecco Jaime e Samwell.

Jaime Lannister in realtà appare come personaggio fin dal primo volume, Un gioco di troni, ma diventa narratore solo in questo terzo libro. È il primogenito di Tywin Lannister (lord di Castel Granito), fratello gemello di Cersei e fratello di Tyrion.

È affascinante, presuntuoso e arrogante, ma anche un bravissimo spadaccino, tanto da essere considerato uno dei migliori cavalieri dei Sette Regni. Il suo soprannome è Sterminatore di Re (vi lascio immaginare il perché), ma lui non lo ama particolarmente. È l’unico della famiglia Lannister a voler bene a suo fratello Tyrion e ha una relazione incestuosa con sua sorella Cersei (Jeoffrey, Tommen e Myrcella sono infatti figli di Jaime e non di Robert Baratheon a cui Cersei è stata sposata).

Il personaggio di Jaime comincerà a cambiare proprio in questo libro, fisicamente, ma anche caratterialmente. Da odioso e saccente presuntuoso diventerà una persona più conscia di sé, delle sue capacità e dei suoi limiti, comincerà ad aprire gli occhi sulla sua famiglia (sul padre e la sorella principalmente, che comunque continua ad amare) e sul vero significato di “cavaliere”.

Insomma, se fin dall’inizio Jaime era un personaggio che non potevamo vedere e che odiavamo, con Una tempesta di spade inizia il suo percorso di crescita e formazione che ci porterà ad amarlo un po’ alla volta.

Grazie al punto di vista di Jaime saremo a stretto contatto anche con un altro importante personaggio: Brienne di Tarth, introdotta già nel secondo libro, Uno scontro di re.

Brienne, una donna affatto bella, enorme e sgraziata, non è fatta per corsetti, sete, pizzo e balletti, cose che si confanno a una vera lady; lei preferisce spada, scudo, maglia di ferro e armatura. Inserita dapprima nella guardia dell’arcobaleno di Renly Baratheon, in seguito alla sua morte ha prestato giuramento a Catelyn Stark a cui ha giurato di portare a casa Jaime per ricevere in scambio le sue figlie: Arya e Sansa. È una donna d’onore, che fa di tutto pur di portare a termine le promesse fatte alle persone a cui giura fedeltà.

Samwell Tarly, Sam per gli amici, come Jaime appare fin dall’inizio delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma solo nel terzo volume della saga diventa personaggio narrante.

Ragazzo obeso, impacciato, maldestro e definito da lui stesso un codardo, è molto intelligente: legge sempre per cui conosce molte cose. Potremmo tranquillamente definirlo il migliore amico di Jon Snow. In questo libro a un certo punto verrà chiamato Sam Il Distruttore (con gran scarsa gioia da parte di Sam) perché è riuscito a uccidere un Estraneo con un pugnale fatto di vetro di drago. Sam ogni volta dirà che è stato il pugnale a uccidere l’Estraneo, non lui.

Come si fa a non volergli bene?

« […] Certe volte penso che tutti fanno solo finta di essere coraggiosi, ma nessuno di noi lo è. Forse fare finta è il modo per diventarlo, non so. […]»

In Una tempesta di spade ci sono molti colpi di scena spiazzanti, almeno per chi si approccia a questi libri per la prima volta e per chi non ha nemmeno mai visto la serie tv. Sono colpi di scena che oltre a far rimanere a bocca aperta il lettore, nella stragrande maggioranza dei casi fanno male al cuore.

Io vi dico solo che sono andata avanti per un anno (e non è un’esagerazione) a negare la morte di Oberyn. (Il libro è uscito per la prima volta nel 2000. Dopo quasi vent’anni non si può parlare di spoiler quindi non infervoratevi).

I dialoghi come sempre sono brillanti, soprattutto quando di mezzo c’è Tyrion, forse il personaggio meglio riuscito dell’intera saga.

Ogni volta che leggo un libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco mi stupisco per la bravura di George R.R. Martin. Seriamente, quanto bisogna essere bravi nel saper costruire una saga così complessa? Ci sono moltissimi avvenimenti, tantissimi personaggi, principali e non. Succede sempre qualcosa che il lettore non si aspetta, qualcosa di imprevedibile; tutti sono caratterizzati alla perfezione, con personalità estremamente peculiari.

È una cosa pazzesca. Riuscire a creare un mondo così complesso e così strutturato e farlo così bene è difficile. È veramente difficile. Eppure George R.R. Martin ci riesce da dio. È vero, ci mette anni e anni e anni per far uscire un nuovo libro, ma quanto è complicato scrivere un’opera di questa qualità pensando a tutto, senza lasciare nulla al caso con tutti i personaggi e le sotto trame create dall’autore?

Ogni volta che ci penso resto senza parole e mi dico che ok, se deve pubblicare una cosa fatta così bene è giusto che ci impieghi tutto il tempo di cui ha bisogno; di fronte a questi risultati non posso che starmene zitta.

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A presto lettori,

erigibbi

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