Assassin’s Quest – Robin Hobb: terzo libro fantasy della trilogia dei Farseer (Lungavista) che si trova in italiano col titolo Il viaggio dell’assassino.

Assassin’s Quest

assassin's questTITOLO: Assassin’s Quest

AUTORE: Robin Hobb

EDITORE: HarperVoyager

PREZZO: € 12.15 cartaceo; € 5.05 e-book

 

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione del volume precedente la potete recuperare cliccando qui.

E siamo arrivati alla conclusione della saga dei Lungavista; Assassin’s Quest è infatti l’ultimo volume della trilogia, tradotto in italiano da P. B. Cartoceti per Fanucci col titolo Il viaggio dell’assassino.

In realtà quest dovrebbe essere tradotto come ricerca; ma anche viaggio tutto sommato rende bene l’idea di quello che il lettore potrà trovare in questo terzo volume (se non in tutta la trilogia).

Fitz infatti compirà un viaggio: un viaggio fisico, sicuramente, che lo porterà ben oltre le Montagne dei Sei Ducati, alla ricerca del suo re, ma anche e soprattutto spirituale. Ora, non immaginatevi che Fitz passi le sue giornate in riflessione con le gambe incrociate come un perfetto maestro yoga, non intendo di certo questo con viaggio spirituale.

È più che altro la ricerca di un equilibrio interiore, un viaggio alla scoperta della sua anima e delle sue emozioni; un viaggio alla ricerca dei suoi desideri, un viaggio alla ricerca di sé stesso.

Nella prima parte del libro Fitz viene lasciato completamente solo (dagli umani almeno, perché al suo fianco ci sarà quasi sempre Nighteyes, il suo lupo), libero di decidere in autonomia su cosa fare della sua vita. E Fitz sarà egoista e deciderà così di perseguire la sua vendetta. Una vendetta esclusivamente personale.

Nella seconda parte del libro invece Fitz si renderà conto che non è quello il modo corretto di agire, che non riuscirà a farcela e quindi parte, assieme ad amici vecchi e nuovi, alla ricerca del suo re. Questa compagnia e questo viaggio mi ha ricordato vagamente un’altra compagnia, quella dell’anello.

Robin Hobb rimane un’autrice che scrive troppo: anche in Assassin’s Quest ci sono alcuni capitoli piuttosto lenti e, se devo dirla tutta, anche un po’ inutili ai fini della storia. Capitoli che non fanno altro che rallentare il ritmo e allentare l’attenzione del lettore. Insomma Robin Hobb, meno descrizioni e più azione non sarebbe male.

Anche il finale di per sé non ha un ritmo incalzante e non è ricco di colpi di scena. Si arriva al culmine in modo molto lineare, con un passo alla volta. Sì, ci sono delle scoperte che possono colpire il lettore, ma sono scoperte fatte un po’ per volta, che quindi non colpiscono il lettore come farebbe una secchiata d’acqua fredda.

Questa non vuole essere una critica, anche perché la trilogia dei Lungavista è una serie high fantasy che mi è piaciuta parecchio, ma una constatazione. In realtà questo tipo di finale non mi stupisce, anzi, lo trovo in linea con lo stile di Robin Hobb che in tutti e tre i volumi ci è sempre andata piano, lasciando solo briciole sul terreno, per non farci perdere la via, ma anche per non farci arrivare alla meta troppo presto e col fiatone.

Tutta la trilogia è sempre stata piuttosto malinconica. Lo stesso Fitz è più sfigato della sottoscritta, e ce ne vuole. Fitz incarna alla perfezione il motto maiunagioia e fa male, perché non se lo merita.

Per fortuna ad alleggerire il tutto c’è il suo fidato lupo che in modo sempre ironico e pungente interpreta i pensieri e i comportamenti umani. In questo Robin Hobb è stata molto brava perché riporta su carta pensieri e problemi complessi, che noi umani spesso ci poniamo, ma poi li semplifica in modo sorprendente per mezzo di Nighteyes. Se riuscissimo ad avere la visione di Nighteyes sui problemi che ci affliggono, wow, la vita sarebbe per tutti molto più semplice!

La trilogia dei Lungavista non è un fantasy ricco di azione e combattimenti, tutt’altro. Se vi aspettate una saga del genere siete fuori strada e ne rimarrete delusi. Fin dal primo libro è sempre stato un viaggio di formazione e di crescita personale. Quello che prende piede in questa saga è la psicologia dei protagonisti principali, di Fitz in particolare, e per apprezzarla al meglio secondo me dovete essere consapevoli di questo.

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erigibbi

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