Dolemite is my name: un biopic su Rudy Ray Moore, ma anche una commedia divertente su un uomo diventato negli anni un simbolo.

Dolemite is my name

RECENSIONE:

Dolemite is my name, film Netflix uscito da pochi giorni, non è in realtà qualcosa di nuovo. Il film infatti è un remake di Dolemite, uscito negli anni ’70.

Rudy Ray Moore, qui interpretato da un bravissimo Eddy Murphy, all’inizio della sua carriera era uno stand-up comedian di poco successo e un cantante di altrettanto scarso successo, ma ad un certo punto c’è stata la svolta.

Moore sente delle storie su un certo Dolemite da un senza tetto e su quelle storie costruirà un personaggio che gli cambierà la vita. Guardandosi allo specchio prova e riprova le sue battute cercando il ritmo e il tono giusto; prova pose e movimenti; crea dei costumi eccentrici e colorati, avrà con sé un bastone da passeggio e una parrucca afro.

I suoi spettacoli si basano su battute e rime esplicite e volgari che fanno ridere. Dolemite porta sul palco il folklore americano e Dolemite is my name, diretto da Craig Brewer e scritto da Scott Alexander e Larry Karaszewski, lo porta sul grande schermo.

Dolemite is my name è sicuramente un biopic, ma inevitabilmente anche una commedia e Dolemite negli anni è diventato un simbolo: è considerato il padrino del rap, un comico che per primo ha portato sul palco la volgarità facendone un successo e che ha sfruttato gli stereotipi facendoli diventare caratteristiche vincenti.

Il film fa ridere, soprattutto dopo la prima ora, quando sullo schermo vediamo le scene cult del film degli anni ’70, ovviamente rifatte. Il film di Dolemite è quello che oggi verrebbe definito un film trash a tutti gli effetti. Ma cosa trasforma un film trash in un film comico fatto bene? Non essere presuntuosi e mostrare sullo schermo il film per quello che è.

Questa è la carta vincente: non prendersi sul serio. Esagerare a tal punto che lo stesso Dolemite se la ride quando vede il film perché capisce che è quello che Fantozzi definirebbe una cagata pazzesca.

Una cagata pazzesca fatta bene e divertente.

È vero che il personaggio di Dolemite è maggiormente radicato nella cultura degli afroamericani – io non avevo idea che Rudy Ray Moore fosse realmente esistito (e vi dirò di più: è morto solamente nel 2008). E tantomeno che Dolemite is my name riprendesse il film uscito trent’anni fa – e anche l’ironia è diversa dalla nostra, quindi non metto in dubbio che tra il pubblico italiano ci possano essere persone che non lo gradiscano così tanto.

D’altronde la comicità è sempre un rischio perché quello che fa ridere me non è detto faccia ridere anche voi; ma oltre ad essere un film divertente, in Dolemite is my name c’è un bel messaggio: mai, mai arrendersi.

Se vuoi di più dalla tua vita devi lottare, sempre. E anche quando ricevi una, due, tre, infinite porte in faccia ti rimbocchi le maniche e fai ugualmente quello che vuoi fare nella vita. Non bisogna gettare i tuoi sogni nel cesso solo perché gli altri ti impediscono di realizzarli, perché ci sarà sempre chi crederà in te, chi ti sosterrà e chi non ti volterà mai le spalle. E anche solo per queste persone non ci si deve arrendere, si deve provare e riprovare perché un lieto fine c’è, basta solo aprire la porta giusta.

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