Panama Papers: sugli schermi lo scandalo del 2016 sui documenti di Panama in cui vennero scoperti miliardi di dollari nascosti in società offshore.

Panama Papers

RECENSIONE:

Il 18 ottobre è uscito per Netflix il film The Laundromat (in italiano lo si trova col titolo Panama Papers); laundromat indica la pratica di pulire i soldi in modo illegale, ma immagino che per gli italiani sia di più facile comprensione il significato di Panama Papers, questo può spiegare perché, ancora una volta, si è deciso di cambiare il titolo originale di un film.

Il film, diretto da Steven Soderbergh e scritto da Scott Z. Burns, è tratto dal libro Secrecy World del giornalista Jake Bernstein e fa riferimento allo scandalo del 2016 sui documenti di Panama: vennero scoperti miliardi di dollari nascosti in società offshore dello studio legale Mossack Fonseca (una società offshore è una società registrata in base alle leggi di uno stato estero, ma che conduce la propria attività al di fuori dello stato in cui è registrata. Questo significa che si nascondono i soldi all’estero, dove più conviene, per non pagare le tasse nel paese di appartenenza, riciclandone così i ricavi).

Panama Papers prende il via da un incidente su un lago in cui sono morte diverse persone tra cui il marito di Ellen (interpretata da Meryl Streep). Ellen non riceve una ricompensa adeguata dall’assicurazione e così inizia a indagare sulla faccenda. È così che da una “piccola” frode si arriverà a scoperchiare un intero ed enorme vaso di Pandora fatto di truffe, traffici illeciti e soldi riciclati.

Il film è narrato come se fosse una commedia e i narratori sono proprio Mossack (interpretato da Gary Oldman) e Fonseca (interpretato da Antonio Banderas) che insieme sembrano formare la coppia del gatto e la volpe di Pinocchio.

I due attori sono davvero bravi, e indubbiamente conquistano la scena con i loro modi grotteschi e menefreghisti nei confronti della povera gente che si è ritrovata truffata.

Panama Papers si divide in cinque capitoli (da questo punto di vista ricorda The Hateful Eight di Tarantino) che corrispondo a cinque segreti su come funziona il sistema fiscale americano ed è un film composto da altri piccoli film: brevi storie su altre persone che si sono servite della società Mossack Fonseca per i loro traffici monetari.

Indubbiamente il film intrattiene lo spettatore e la bravura di Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas (quest’ultimo non stona minimamente con gli altri due attori quindi questo ci dà la conferma che Banderas potrebbe fare altro oltre alla pubblicità della Molino Bianco) lo rendono ancora più piacevole.

Ma.

Ma sinceramente Panama Papers non è nulla di più a mio avviso. Non si può parlare di capolavoro; mi limiterei a definirlo un film carino e sopra le righe.

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