Danse macabre – Stephen King: un saggio che copre circa trent’anni di produzione horror dal 1950 al 1980. Perfetto per gli amanti sfegatati del genere.

Danse macabre

danse macabreTITOLO: Danse macabre

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Frassinelli

PREZZO: € 20.00 cartaceo; € 13.99 e-book

 

RECENSIONE:

È meglio specificare fin da subito che Danse macabre non è un libro di fiction (vi stupirà sapere quante persone mi hanno scritto dicendomi che si aspettavano di leggere una bella storia horror e che da questa lettura sono rimasti parecchio delusi), ma un saggio che copre circa trent’anni di produzione horror: radio, libri, film… dal 1950 al 1980.

Stephen King analizza forse centinaia di film, magari sono meno, magari sono di più, ma la conoscenza di film horror di quest’uomo è davvero notevole, ma non mancano anche diversi libri.

Il problema principale che si riscontra leggendo Danse macabre è la propria ignoranza in materia. Personalmente il genere horror non è il mio preferito, nonostante Stephen King sia l’autore che più amo (questo dovrebbe far aprire gli occhi a chi ancora continua a ritenere King uno che scrive libri horror), per cui la mia conoscenza sul genere è molto limitata.

Cosa comporta tutto ciò? Significa che con Danse macabre se non si ha una cultura vasta sull’argomento si rischia di leggere un saggio di più di quattrocento pagine in cui per trecentonovanta pagine non si ha la più pallida idea di che cosa si stia parlando e questo può risultare abbastanza pesante.

Ma non è colpa di King, non è colpa di come ha scritto il saggio né del contenuto; la colpa è nostra, che abbiamo una conoscenza limitata della materia.

Sono convinta che il libro sia molto valido per gli appassionati perché quando King parlava di libri o film che ho letto o che ho visto o che semplicemente conosco per fama, ne sono rimasta incantata.

Leggendo le sue analisi ho capito molto chiaramente qual è la differenza tra quello che scrivo io e quello che scrive una persona le cui recensioni vanno a finire su giornali americani da non poco conto. Inutile dire che mi sono sentita una capra ignorante (tanto per cambiare), un’inetta in quello che faccio (altra novità), e inutile specificare che mi sono chiesta perché continuo a parlare di libri e film se chiaramente non ne sono in grado (vai con la scontatezza).

Ma concentriamoci nuovamente sul libro, visto che questo non dovrebbe essere uno spazio in cui mi mortifico.

Quello che più mi è piaciuto, ma probabilmente solo perché sapevo di cosa si stava parlando, sono state le analisi di Dracula di Bram Stoker, Frankenstein di Mary Shelley (ve lo ricordo: Frankenstein non è il mostro, ma il suo creatore) e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson (questo non l’ho ancora letto, ma chi non sa di cosa parla?).

Per non parlare poi dell’analisi de L’incubo di Hill House di Shirley Jackson (ancora una volta, essendo questa un’edizione aggiornata che ne dite se aggiorniamo pure il titolo del libro visto che non lo si trova più in commercio come La casa degli invasati? Ovviamente non mi sto rivolgendo ai fanatici dei mercatini dei libri usati).

Un’altra cosa che mi ha colpito di Danse macabre è stata una constatazione sulla produzione horror che ho sempre saputo, ma su cui non avevo mai realmente riflettuto e reso in parola; d’altronde King esiste anche per questo.

Veniamo al sodo: quando ad esempio guardiamo un film horror, quello che più ci spaventa non è il mostro che ci appare di fronte nel momento in cui il protagonista apre una porta che non dovrebbe aprire, ma la scala scricchiolante che è costretto a salire per arrivare a quella maledetta porta. È il percorso che ci spaventa, perché nel momento in cui vediamo il mostro la nostra mente si tranquillizza e nel 99% dei casi ci diremo: “be’, tutto qua?”.

E il produttore o lo scrittore o chi per lui fallisce nel momento in cui quando si vede il mostro, lo spettatore o il lettore o chi per lui, non se la fa sotto, ma scoppia a ridere. Quanto, quanto è vero tutto questo?

E mi dispiace dirtelo Steve, ma l’ultima trasposizione cinematografica di It mi ha fatto ridere. Un pagliaccio con le crisi epilettiche? Dai, su. Ma sì, specifichiamo che la colpa non è tua, e che il tuo It, quello letterario, non fa affatto ridere.

Insomma Danse macabre è sicuramente noioso per chi, come me, di horror non ne sa praticamente nulla; ma sono sicura che per gli appassionati del genere, che hanno una vasta conoscenza alle spalle, questo libro sia una piccola chicca da leggere.

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