La bussola d’oro – Philip Pullman: primo libro della trilogia Queste oscure materie, un fantasy ricco di riferimenti filosofici, scientifici e religiosi.

La bussola d’oro

la bussola d'oroTITOLO: La bussola d’oro

AUTORE: Philip Pullman

EDITORE: Salani

PREZZO: € 10.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

La bussola d’oro, primo libro della trilogia Queste oscure materie di Philip Pullman racconta la storia di Lyra, una ragazzina in gamba, che mette il naso dove non dovrebbe a causa della sua curiosità e che mente senza pudore (e spesso con genialità) per togliersi dai guai.

Lyra vive al Jordan College di Oxford che però ha qualcosa di diverso dalla Oxford dei nostri giorni così come il mondo in cui vive Lyra è diverso da quello che noi conosciamo: per dirne una, al nord, lungo il Circolo Polare Artico, vivono degli orsi corazzati parlanti.

Lyra si ritrova protagonista di un momento critico: nell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota e dalle proprietà oscure. Accademici e autorità religiose se ne interessano, ma allo stesso tempo ne hanno paura e Lyra si troverà coinvolta proprio in questa faccenda e cercherà di scoprire la verità anche grazie all’aletiometro, una bussola d’oro che permette, a chi riesce a interpretarla, di sapere la verità.

Già da questa breve trama generale possiamo estrapolare alcuni elementi più classici del fantasy: l’aletiometro è un oggetto misterioso e un aiuto per chi lo possiede e riesce a capirlo; Lyra è l’adolescente/eroina che deve compiere una missione e salvare il salvabile; ci sono delle creature fantastiche come gli orsi corazzati, i daimon (tra poco mi soffermo su di loro) e le streghe.

Dalla trama non emergono altri punti chiave del fantasy che però vi esplicito ora: Lyra è la bambina di cui una profezia parla; ci sono ovviamente dei cattivi (veramente cattivi) nella storia e non mancano i mondi paralleli.

Ne La bussola d’oro fin da subito troviamo dei riferimenti filosofici. Se la parola daimon non vi è nuova considerate che era un’idea molto importante nella filosofia di Socrate il quale credeva che ogni uomo fosse guidato da uno spirito guida, il daimon per l’appunto: una sorta di voce interiore che consiglia l’uomo e che soprattutto cerca di dissuaderlo dal compiere una certa azione.

Anche ne La bussola d’oro ogni persona ha il proprio daimon: un compagno, una parte di sé di sesso opposto grazie al quale nessuno potrà mai soffrire di solitudine. I daimon del libro hanno sempre forma animale e finché gli esseri umani sono piccoli i daimon possono cambiare forma tutte le volte che vogliono, ma una volta cresciuti e diventati adulti i daimon non cambieranno più, prenderanno la forma dell’animale che meglio incarna l’anima dell’uomo.

«Ma, e se il tuo daimon si stabilizza in una forma che non ti piace?»

«Be’, diventi uno scontento, non ti pare? A un sacco di gente piacerebbe avere per daimon un leone, e vanno a finire con un barboncino. E fino a quando non imparano a esser soddisfatti di quello che sono, sono destinati a rimanere degli irrequieti. Un vero spreco di energie.»

Questo è l’aspetto fantasy che più mi è piaciuto del libro e che, dico la verità, più mi ha fatto sognare: quanto sarebbe bello se tutti noi avessimo un daimon? Un animale che è sempre, sempre con noi, che non ci lascia mai, che è sempre pronto a darci conforto nei momenti più bui e tristi, che ci scalda quando sentiamo freddo, nel corpo ma anche nello spirito, che cerca di fermarci quando stiamo per fare qualcosa di stupido che ci potrebbe mettere nei guai. Un compagno fedele che rimane con noi dall’inizio alla fine della nostra vita. Wow.

Oltre ad avere riferimenti filosofici, La bussola d’oro contiene dei riferimenti scientifici (già il titolo della trilogia, Queste oscure materie, è un riferimento lampante) e moltissimi riferimenti religiosi (lo potremmo tranquillamente definire un libro anticlericale). Il libro, proprio per questo motivo, è stato molto criticato, ma c’è da dire, almeno per come la vedo io, che Pullman non critica la Chiesa per principio e in toto, ma in alcuni dei suoi aspetti più critici, e in questo non ci vedo nulla di male.

Il libro è considerato un fantasy per bambini e ragazzi e sicuramente per alcuni versi lo è (alcune scene sono poco credibili, e sì, ok, stiamo parlando di un fantasy, ma sono poco credibili comunque), spesso infatti ho pensato che lo stile è proprio adatto ai bambini, ma bisogna sottolineare che non mancano scene crudeli e anche scene violente, quasi splatter, che sono un po’ troppo crude sia per dei bambini sia per dei ragazzi.

Un altro aspetto che di solito è sempre presente nei libri per ragazzi mentre qui manca è il lieto fine. Questo primo libro non finisce proprio benissimo; sicuramente il finale aperto che invoglia il lettore a leggere subito il secondo volume è voluto, però ci poteva essere un bel finale da “vissero felici e contenti”, e invece no. Non metto in dubbio che ci possa essere il lieto fine con l’ultimo volume, anzi sono convinta che sarà così, però, sottolineo nuovamente, a costo di risultare ripetitiva, che questo finale è stato inaspettato per me che, leggendo un libro per ragazzi, ero convinta finisse bene.

Insomma, se per alcuni versi La bussola d’oro presenta le tipiche caratteristiche dei libri fantasy per ragazzi, per altri versi non è affatto un libro tipico e scontato. In particolare i riferimenti filosofici, scientifici e religiosi non potranno essere colti da coloro che leggeranno il libro in giovane età.

A parte qualche momento un po’ piatto e statico, La bussola d’oro è stato un libro coinvolgente e interessante, che mi ha incuriosito e che mi ha spinto a volerne sapere di più, diventando curiosa tanto quanto Lyra. Se siete appassionati del genere e ancora non avete letto Queste oscure materie di Philip Pullman vi invito a iniziare questa trilogia, anche in vista della serie tv che uscirà questo novembre.

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