Mindhunter – Seconda stagione: serie tv che si concentra sullo studio dei comportamenti e della mente deviata di alcuni tra i serial killer più conosciuti.

Mindhunter

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione della prima stagione la potete trovare qui.

Se la prima stagione di Mindhunter si era concentrata soprattutto sullo studio dei criminali già arrestati, la seconda si concentra più sull’aspetto pratico che il profiling comporta: la possibilità di riconoscere, identificare e arrestare un serial killer dal comportamento attuato nei confronti delle vittime, l’ormai noto a tutti “modus operandi”.

È sicuramente un passaggio obbligato per la serie tv, qualcosa di nuovo per l’epoca, ma non per i giorni nostri perché di fatto questa è stata la storia di quel ramo dell’FBI che si è concentrato sullo studio del comportamento di alcuni criminali.

Mindhunter probabilmente piace molto anche per il fatto che è in buona parte basata su persone e fatti realmente esistite e realmente accaduti.

Nella seconda stagione, per quanto riguarda le interviste, non si può non pensare a quella avvenuta con Charles Manson. A questo proposito però devo dire che ne sono rimasta un po’ delusa. In fase promozionale infatti si è parlato tantissimo di Manson, ma nei fatti lo abbiamo potuto vedere solo in una puntata. Lo stesso vale per altri criminali famosi come Berkowitz, conosciuto anche come Son of Sam.

Questa è una grande differenza rispetto alla prima stagione. Nella stagione precedente infatti si dava molto spazio alle interviste con i criminali, permettendo allo spettatore di conoscerli, cosa che non è accaduta in questa seconda stagione probabilmente perché, come dicevo prima, in questo caso ci si è concentrati sull’aspetto pratico del profiling.

A diventare protagonista in questa seconda stagione sono stati infatti gli omicidi di Atlanta, in cui quasi trenta bambini e adolescenti neri sono stati uccisi ad Atlanta, per l’appunto, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Con gli omicidi di Atlanta si è cercato, per la prima volta, di usare la teoria e tutto quello che si è imparato intervistando i serial killer incarcerati, per fermare una serie di omicidi arrestando l’assassino.

E di sicuro anche questa parte mi è piaciuta, anzi, tutta la seconda stagione mi è piaciuta, ma avrei preferito ci fossero meno serial killer per avere più interviste con loro permettendo così allo spettatore di entrare in contatto con la mente criminale. Anche perché le interviste con i serial killer sono spettacolari: sono dei veri e propri scontri intellettuali, scontri dialettici e scontri psicologici.

Mindhunter è sicuramente una serie tv lenta, ma ciononostante il carico di angoscia pesa sullo spettatore come un macigno. Si è costantemente tesi come una corda di violino, si trattiene il fiato dall’inizio alla fine della puntata e appena finisce un episodio si ha voglia di vedere quello successivo.

È una serie tv a mio avviso ben fatta e ben realizzata. Come dicevo prima, l’unica pecca di questa seconda stagione è che hanno puntato su tanti serial killer con interviste poco approfondite, mentre personalmente avrei preferito il contrario: meno serial killer e interviste che sviscerano il comportamento e la mente dell’omicida.

A parte questo piccolo difetto Mindhunter resta a mio avviso un prodotto molto valido. Se vi interessano le storie vere, le storie crime e la mente deviata di assassini e serial killer, è una serie tv che dovete guardare.

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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