La lunga marcia – Stephen King: pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman, è da considerare uno tra i migliori libri scritti dall’autore.

La lunga marcia

la lunga marciaTITOLO: La lunga marcia

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Sperling & Kupfer

PREZZO: € 9.90 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

La lunga marcia (titolo originale The Long Walk; tradotto in italiano da Beata della Frattina) è stato pubblicato in realtà con lo pseudonimo di Richard Bachman ed è il primo romanzo scritto da Stephen King, anche se non è stato il primo ad essere pubblicato.

La storia è ambientata in un presente alternativo, potremo dire distopico e totalitario, in cui cento ragazzi, volontari, vengono scelti da una lunga lista per partecipare a quella che viene chiamata La Lunga Marcia: marcia che inizia nel Canada e che dovrebbe finire a Boston, ma che non finisce praticamente mai lì perché i partecipanti muoiono prima, di stenti.

Immaginatevi a camminare per ore, anzi giorni, senza mai dormire (se siete bravi sonnecchierete in piedi, camminando), senza mai sedersi o riposarsi, mangiando qualcosa al volo, finché si cammina, mantenendo sempre una velocità di sei chilometri all’ora.

Non fate i gradassi, non pensate che sia fattibile, non lo è.

Già mantenere una velocità di sei chilometri sembra poco, ma non lo è. Se non ci credete potete sempre fare una prova.

Ogni volta che un partecipante rallenta riceve un’ammonizione. Ogni trenta secondi ne riceve una, fino a un massimo di tre. Nel momento in cui parte la terza ammonizione, il partecipante ha altri trenta secondi di tempo per recuperare, altrimenti, senza altri preavvisi, viene fucilato.

La Lunga Marcia è l’evento dell’anno, dove le persone che non partecipano (e che non hanno i propri mariti o i propri figli tra i partecipanti) si ritrovano ai lati della strada a tifare come degli invasati, a sperare che finché hanno visuale qualcuno cada e non riesca più a rialzarsi, a sperare che qualcuno faccia i propri bisogni in pochissimo tempo o che perda una scarpa per andare a prendere queste cose come fossero dei trofei.

I partecipanti de La lunga marcia partecipano a questo evento perché il vincitore può avere tutto quello che desidera per il resto della sua vita. In realtà partecipare per questo motivo sembra essere per i ragazzi una scusa, un pretesto, per nascondere un disagio interiore più profondo.

Stephen King si serve di questo romanzo per approfondire temi come l’istinto di sopravvivenza, lo stress fisico, ma anche e soprattutto lo stress mentale.

Vedere come questi ragazzi, raggiunto ognuno il loro limite massimo, perdano la testa, impazziscano letteralmente, fa venire i brividi.

In realtà fa venire i brividi anche solo pensare quello che devono sopportare. All’inizio è facile pensare “ma sì, che ci vuole a camminare?”. Ma poi, nel momento in cui un po’ alla volta si scoprono le regole, ti blocchi, resti spiazzato, e cominci a dire che “no, così non è possibile farcela”.

Sicuramente il cammino che i partecipanti fanno, il loro viaggio, può essere interpretato come metafora della vita: ognuno di noi, nella sua vita, decide di camminare, di andare avanti nonostante gli ostacoli da superare. C’è chi a un certo punto non ce la fa più e si arrende, e chi invece continua, imperterrito. Tutti abbiamo un viaggio da affrontare e per tutti c’è una fine, che coincide con la morte.

Non importa il percorso che facciamo, non importa quanta fatica impieghiamo, quanto dolore affrontiamo, la morte è lì, per tutti noi.

Il lettore, leggendo La lunga marcia di Stephen King, fa a suo modo uno sforzo, come i protagonisti che si sforzano di vincere, di fare un passo un più rispetto a un altro partecipante. Durante la lettura è come se anche noi, che semplicemente stiamo leggendo, ci sentiamo sfiniti. E a fine lettura, arrivati all’ultima pagina, non ne potremo più, e ringrazieremo il fatto che il libro sia finito.

Ma non perché La lunga marcia sia un brutto libro, anzi, trovo che sia uno dei migliori di Stephen King, ma perché non ne potremmo più di soffrire e di stare in ansia per il dolore e le vite di questi poveri ragazzi.

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2 Replies to “La lunga marcia – Stephen King RECENSIONE LIBRO

  1. Mi è piaciuto moltissimo questo romanzo. Continuo a sostenere che King possa anche scrivere materiale non horror e risultare ancora più bravo.
    Una chiave di lettura che ho trovato io riguarda l’ambientazione: King non specifica che tipo di società distopica permette tutto quello che accade e ciò fornisce un ulteriore motivo di ansia e di disagio per il lettore. Poi, ho trovato particolarmente agghiacciante il comportamento degli spettatori.

    Gran bella recensione.

    1. Il comportamento degli spettatori mi ricorda le persone che guardano i reality show, in particolare ho pensato a quelli che aspettano fuori dalla casa del grande fratello. Non so perché mi è venuta questa associazione, però sì, agghiacciante!

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