La forma dell’acqua (The Shape of Water): vincitore del Premio Oscar come miglior film, definirlo come “storia d’amore” è banale e riduttivo.

La forma dell’acqua

La forma dell’acqua (titolo originale The Shape of Water) è un film del 2017 diretto da Guillermo del Toro.

Ha ricevuto ben tredici candidature agli Oscar vincendone poi quattro: miglior film, miglior regista, miglior scenografia e miglior colonna sonora. Inoltre ha anche vinto il Leone d’oro al miglior film alla 74° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Insomma, ha fatto man bassa di premi.

Ma veniamo al film. La protagonista è Elisa (interpretata da Sally Hawkins), una donna muta addetta delle pulizie in un laboratorio governativo americano dove avvengono esperimenti a scopi militari. Un giorno Elisa scopre una creatura anfibia con tratti umanoidi che viene tenuta prigioniera e con cui lentamente inizia a legarsi.

Ovviamente nella storia c’è un cattivo: il colonnello Strickland (interpretato da Michael Shannon) che incarna lo stereotipo dell’uomo americano dell’epoca (1962).

La forma dell’acqua è una storia d’amore, ma non è solo questo e sarebbe riduttivo se si andasse a giudicare il film soffermandosi solo sul lato sentimentale.

Una delle cose che ho apprezzato è che tutti i protagonisti (principali e secondari) sono degli outsider: la collega e migliore amica di Elisa, Zelda (interpretata da Octavia Spencer) è afroamericana; l’amico/inquilino di Elisa, Giles (interpretato da Richard Jenkins) è gay, solo ed emarginato; lo scienziato Hoffstetler (interpretato da Michael Stuhlbarg) che aiuterà Elisa e l’uomo anfibio, è un russo in territorio americano.

Il colonnello Strickland è il tipico cattivo razzista, misogino e sessista. È il duro che in realtà non è altro che un debole e fa quasi ridere per questo.

Elisa e l’uomo anfibio mi hanno ricordato due personaggi importanti di due diversi film che non ho visto, ma che sono film così conosciuti che è impossibile non averli presenti. Lei mi ha ricordato Amelie, la protagonista de Il favoloso mondo di Amelie, mentre lui mi ha ricordato Il mostro della laguna nera. Non so se sia un caso o se Guillermo del Toro abbia voluto citare o rendere omaggio a questi due film volutamente, è più probabile però la seconda opzione perché credo che nulla sia lasciato al caso.

Personalmente la performance di Sally Hawkins mi è piaciuta molto; è stata molto espressiva e quasi poetica, trasmettendo tutto quello che aveva da dire senza poter usare la voce.

L’unica scena che non ho apprezzato del film è stato quando si è trasformato per qualche minuto in un musical; il problema principale di questa parte mi è stato dato dall’uomo anfibio che mi è sembrato ridicolo nei movimenti, non so perché, ma per me la scena non è stata poetica né emozionante, mi ha fatto ridere e immagino che questo non fosse lo scopo. Ma forse sono io che non sono in grado di apprezzare certe cose, chissà.

Un altro aspetto che ho apprezzato del film e che definirei quasi un’idea geniale sono stati i colori: fin dall’inizio ho avuto come l’impressione che fosse stato usato una sorta di filtro (non saprei come definirlo) in cui tutto appariva sui toni dell’azzurro-verde probabilmente per dare l’effetto “acquoso” o almeno, è così che l’ho interpretato.

L’unico altro film visto finora candidato agli Oscar del 2018 è stato L’ora più buia (Darkest Hour) e devo dire che quel film l’ho apprezzato più di questo. Infatti, nonostante La forma dell’acqua mi sia piaciuto molto, mi abbia anche commosso e ve ne consigli la visione, non gli avrei fatto vincere l’Oscar come miglior film.

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