L’ombra dello scorpione – Stephen King: romanzo post apocalittico che inizia con la morte del 99.4% della popolazione a causa di un virus.

L’ombra dello scorpione

l'ombra dello scorpioneTITOLO: L’ombra dello scorpione

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Bompiani

PREZZO: € 15.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

L’ombra dello scorpione (titolo originale The Stand, qualcuno sa spiegarmi la scelta della traduzione italiana? Bah) è stato pubblicato per la prima volta nel 1978, in una versione però ridotta; dieci anni dopo infatti è stato pubblicato il romanzo nella sua versione completa che conta quasi 1400 pagine.

Il libro sviluppa quello che abbiamo letto nel racconto Risacca notturna uscito nel libro precedente, A volte ritornano: si tratta di un romanzo post apocalittico che inizia con la morte del 99.4% della popolazione (si presume del mondo, anche se King si concentra su quello che succede in America) a causa di un virus creato dagli americani come arma batteriologica. Il virus è una variante dell’influenza, chiamato Captain Trips, incurabile perché cambia continuamente “forma” contrastando le medicine e il sistema immunitario dell’uomo.

Ci sono dei sopravvissuti, le cui cellule evidentemente riescono a contrastare il virus, ma come funzioni esattamente non viene spiegato da King.

Il libro si divide in cinque parti: nella prima, intitolata Il cerchio si apre, viene spiegato come il virus sia fuoriuscito dal laboratorio in cui è stato creato, è l’inizio di tutta la storia in sostanza.

Poi abbiamo il libro primo, intitolato Captain Trips, che va dal 16 giugno al 4 luglio del 1990: vediamo come la popolazione viene sterminata dal virus.

Nel libro secondo, Sul confine, che va dal 5 luglio al 6 settembre 1990, seguiremo un gruppo di sopravvissuti, buoni e cattivi, che cominciano a vagare in cerca di altri sopravvissuti come loro; tutti sono accomunati da dei sogni particolari. C’è chi sogna un’anziana afroamericana, Mother Abagail, che li invita a raggiungerla nel Nebraska; c’è chi sogna l’uomo nero, che si fa chiamare Randall Flagg, che li invita a raggiungerli a Las Vegas.

È questo il destino della razza umana. Socievolezza. Vuoi che ti dica che cosa ci insegna la sociologia a proposito della razza umana? Te lo dico in poche parole. Mostrami un uomo o una donna soli e io ti mostrerò un santo o una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo “società”. Quattro e edificheranno una piramide. Cinque e uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L’uomo può essere stato fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del Suo opposto. E cerca sempre di ritornare.

Nel libro terzo, La resistenza, che va dal 7 settembre 1990 al 10 gennaio 1991, c’è il confronto finale tra i due gruppi che rappresentano il Bene (il gruppo della Zona Libera di Boulder capeggiato da Mother Abagail) e il Male (il gruppo a Las Vegas, capeggiato da Randall Flagg).

C’è poi un capitolo finale che si concentra su Flagg.

“Ha l’aspetto di uno qualunque che si incontra per strada. Ma quando sogghigna, gli uccelli cadono morti dai fili del telefono. Quando ti guarda in un certo modo, la tua prostata marcisce e la tua urina brucia. L’erba ingiallisce e muore quando lui sputa. È sempre fuori. È venuto fuori dal tempo. Non conosce sé stesso. Ha il nome di mille demoni […]”

Questo a grandi linee quello che succede in 1373 pagine.

L’ombra dello scorpione è un gran bel libro, uno di quelli che possiamo includere nelle opere meglio riuscite di King, anche se di per sé non racconta nulla di nuovo: la popolazione viene distrutta, si deve ripartire da capo (senza elettricità per dirne una), e ovviamente non manca la costante lotta tra il Bene e il Male.

Quello che più mi ha gasato è ritrovare alcuni elementi che ho imparato a conoscere (e amare) con la serie della Torre Nera. Come non citare lo stesso Randall Flagg, il cattivo per antonomasia creato da Stephen King, che è l’antagonista della serie citata poco prima? Randall Flagg conosciuto anche come l’uomo nero o Richard Fry o l’uomo senza volto o l’uomo dagli occhi rossi o Russell Faraday (avete notato che qualunque sia il suo nome le iniziali sono sempre R.F.?). O ancora, King parla di ka e conclude L’ombra dello scorpione con questa frase:

E sempre, alla fine, si torna allo stesso punto.

Cioè, ci rendiamo conto? E ritorno sempre alla solita affermazione quando parlo di questo autore: Stephen King è un fottuto genio!

Tutti questi riferimenti, per una come me che ama alla follia La Torre Nera, sono gioia pura; non esagero quando dico che la prima volta che ho letto Randall Flagg o uomo nero o ka sono LETTERALMENTE saltata sul divano dalla gioia! Uh e un’altra cosa ho notato: il gruppo partito per combattere Flagg era composto dallo stesso numero di persone (e animali) di quello della Torre Nera. Coincidenze? Io non credo.

Ma torniamo a L’ombra dello scorpione, sennò va a finire che scrivo un articolo sulla Torre Nera.

In questo libro i personaggi (come in tutti i libri di King) sono ben caratterizzati: c’è chi evolve, chi involve, chi ci prova ma non ce la fa, chi è sempre stato buono, chi è sempre stato cattivo. Ci sono stati personaggi meglio riusciti di altri come Stu, Larrie e Nick anche se devo dire che Nick a un certo punto è stato un po’ messo da parte e l’ho trovato un peccato. Però non ho versato molte lacrime e questo è quello che principalmente mi frena dal dare il massimo dei voti. Di solito quando mi affeziono ai personaggi, e mi sono affezionata a quelli nominati, e King be’ si comporta da King, piango disperatamente. Non è successo con L’ombra dello scorpione; meglio per il mio stato di salute, certo, ma resta un peccato.

[…] deve capire che il mondo continuerà a rimanere sempre lo stesso finché lui rimarrà sempre lo stesso.

Un’altra cosa che non mi ha convinto è stato il fatto che King non abbia parlato di altri Stati: sicuramente l’epidemia ha colpito anche la loro popolazione (e questo in realtà mi pare che sia stato detto) ma quello che mi chiedo (e a cui non è stato risposto) è: le persone degli altri Stati del mondo sognavano Mother Abagail? Sognavano l’uomo nero? Credo proprio che la risposta sia sì. Ma hanno provato a raggiungere uno dei due? Anche qui credo proprio che la risposta sia sì. Il punto è: come hanno fatto a raggiungerli? Non viene spiegato nulla a riguardo e da un lato lo capisco, solo concentrandosi sulla popolazione americana King è arrivato a quasi 1400 pagine di libro, però non mi sarebbe dispiaciuto leggere anche delle altre popolazioni, di quelle che dovevano attraversare l’Oceano per raggiungere uno o l’altro per esempio.

La società post apocalittica comunque è stata descritta bene da King, mi sembrava di rivedere le scene iniziali della serie tv The Walking Dead con la differenza che ne L’ombra dello scorpione i morti restano tali (per fortuna).

Interessante soffermarsi sulle difficoltà nell’attraversare i vari posti perché le macchine e i camion abbandonati hanno bloccato le strade; come si ritorni a morire per un’appendicite per esempio perché tra i superstiti ancora non si è trovato un medico; come un gesto normale come abbassare un interruttore non porti a nulla perché si deve ancora ripristinare la corrente; come una persona cerchi sempre la compagnia di un’altra persona…

“Se non abbiamo qualcuno, impazziamo di solitudine. Quando abbiamo qualcuno, impazziamo di vicinanza. Quando siamo insieme, costruiamo chilometri e chilometri di villette estive e ci ammazziamo a vicenda nei bar, il sabato sera.”

E veniamo infine alla parte angosciante del libro. Per i primi dieci giorni di lettura de L’ombra dello scorpione non ho fatto altro che fare incubi di notte. All’inizio sognavo di scappare, prendevo più cose possibili (coperte, vestiti, cibo…) buttavo tutto in macchina e scappavo per cercare di mettermi in salvo. Poi ho cominciato a sognare l’uomo nero e questo è stato peggio. Molto peggio. In particolare mi sono ritrovata quasi terrorizzata una mattina: avevo continuato a sognare l’uomo nero, i suoi occhi rossi, il suo essere senza volto. Ho avuto la brillante idea di riferirlo a bb che si è messo a ridere. Per un attimo mi sono vista lì che lo scuotevo urlandogli: tu non capisciiiiii.

Fortunatamente ho finito il libro, gli incubi sono finiti e bb è rimasto incolume.

Indubbiamente L’ombra dello scorpione è lungo, e King (soprattutto nelle ultime 100 pagine) si perde un po’. Magari lo fa anche prima, ma io non me ne sono accorta perché non mi sono mai annoiata. Mi rendo conto che per la mole non è un libro che si consiglia così a cuor leggero, però per me merita nonostante, come dicevo all’inizio, non racconti nulla di nuovo perché è un romanzo con spunti interessanti, quindi non solo intrattiene, ma fa anche riflettere, più volte, anche quando si crede non ci sia più nulla a cui pensare per cui ve lo consiglio, ovvio che ve lo consiglio.

“Oh Nick,” riprese Mother Abagail, “nel mio cuore ha albergato l’odio per il Signore. Ogni uomo o donna che Lo ama Lo odia anche, perché è un Dio crudele, un Dio geloso. Egli È colui che È, e in questo mondo è capace di ricompensare chi Lo serve con il dolore, mentre quelli che operano malvagiamente se ne vanno a spasso in Cadillac. Persino la gioia di servirLo è una gioia amara. Io eseguo i Suoi voleri, ma in cuor mio la parte umana di me Lo ha maledetto. ‘Abby,’ mi dice il Signore, ‘ti aspetta ancora molto lavoro. Così ti lascerò in vita ancora per molto tempo, finché la tua carne non diventerà amara sulle tue ossa. Farò in modo che tu veda morire tutti i tuoi figli prima di te, e ancora rimarrai su questa terra. Farò in modo che tu veda la terra di tuo padre andarsene un pezzo alla volta. E alla fine, la tua ricompensa sarà di doverti allontanare in compagnia di sconosciuti da tutte le cose che più ami, e morrai in terra straniera, lasciando incompiuta l’opera. Questa è la Mia volontà, Abby,’ dice il Signore, e: ‘Sì, Signore,’ dico io, ‘sia fatta la Tua volontà’ e in cuor mio Lo maledico e domando: ‘Perché, perché, perché’ e l’unica risposta che ottengo è: ‘Dov’eri tu, quando Io ho creato il mondo?’ ”

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