The Priory of the Orange Tree – Samantha Shannon: un libro fantasy a suo modo nuovo rispetto ai classici fantasy della letteratura.

The Priory of the Orange Tree

the priory of the orange treeTITOLO: The Priory of the Orange Tree

AUTORE: Samantha Shannon

EDITORE: Bloomsbury

PREZZO: € 13.00 cartaceo; € 12.00 e-book

 

RECENSIONE:

Specifico subito che The Priory of the Orange Tree di Samantha Shannon uscirà in italiano a Dicembre (2019) per la Mondadori, quindi se il libro vi interessa, ma non vi fidate a leggerlo in lingua, ancora pochi mesi e potrà essere vostro!

Per parlarvi un po’ della trama devo per forza di cose soffermarmi su alcuni personaggi; la storia di ognuno infatti è intrecciata (intrecci e collegamenti che comunque si scopriranno man mano che si prosegue con la lettura) dando vita a una trama complessa (ma tranquillamente comprensibile).

La storia è narrata quindi da diversi punti di vista, che corrispondono ai personaggi più importanti del libro: Tané (che si trova a est) è un’abile guerriera che aspira a diventare una “cavalcatrice” di draghi; se viene scelta come tale avrà la possibilità di cavalcare, per l’appunto, il suo drago d’acqua.

Sabran, discendente dei Berethnet, regna su Inys, che si trova a ovest. Specifichiamo che Inys è un matriarcato o perlomeno come tale ci viene presentato; questo è vero e falso allo stesso tempo: sì, a regnare è una donna; sì, la corona passa di madre in figlia; ma Sabran ha di per sé un potere limitato. Le sue scelte sono sempre condizionate, se non imposte, da uomini potenti che stanno sotto di lei. È un piccolo dettaglio, ma mi sembrava giusto specificarlo.

Ead appartiene al Priorato (che si trova a sud) ma è stata mandata in gran segreto a proteggere la regina Sabran. Qui è bene specificare che chi fa parte del Priorato ha dei poteri magici grazie al frutto che si ricava dall’albero delle arance (sempre se si risulta essere degni).

Loth è il migliore amico di Sabran e di Ead che subito a inizio libro viene esiliato proprio per il suo stretto rapporto con la regina (ovviamente non è stata Sabran a esiliarlo, ma un uomo; capite perché vi dico che sì, è un matriarcato, ma solo sulla carta?). Dove verrà mandato il nostro Loth? Ovviamente dove si venera il Nameless One nonché cattivo della storia.

Mi stavo dimenticando di un altro personaggio, di sicuro il più odioso: Niclays Roos, un alchimista esiliato a sua volta da Sabran che lo ha spedito nel regno di Tané perché le aveva promesso di creare/scoprire per lei l’elisir dell’immortalità, nonché ossessione dello stesso Niclays, fallendo miseramente.

Tutta la storia gira attorno al Nameless One, un drago enorme di fuoco (qui ci arrivo dopo) che molti anni prima assieme ai suoi draghi “discepoli” ha scatenato una guerra che ha causato moltissime vittime, portando praticamente alla distruzione l’umanità. In questa guerra però il Nameless One è stato sconfitto, ma solo momentaneamente e ora sembra stia per tornare.

E qui si intrecciano tutte le storie dei personaggi che vi ho appena indicato. Una pagina di trama in sostanza, bene così. Però capitemi, dovevo riassumere un libro di 800 pagine.

Se siete stati attenti prima ho specificato che Tané vuole cavalcare un drago d’acqua mentre il Nameless One è un drago di fuoco. Qui si concentra il primo vero aspetto fantasy del libro: le creature magiche. In particolare i draghi d’acqua rappresentano i draghi buoni, mentre quelli di fuoco i cattivi.

I draghi sono importanti anche a livello di religione perché proprio sulla religione potremmo dire che si basa The Priory of the Orange Tree. Tané e il suo popolo infatti venera i draghi (d’acqua), per loro sono delle vere e proprie divinità, degli dei. C’è chi venera i draghi di fuoco e chi invece considera il male entrambi i tipi di drago. Le varie religioni partono da dei punti in comune, ma poi ognuna prende una direzione diversa.

E anche su questo si basa una fetta importante del world building creato da Samantha Shannon: ogni regno ha le sue tradizioni, la sua storia, le sue leggende e i suoi miti, ma anche la loro religione e sarà proprio questa che a suo modo guiderà le azioni dei vari personaggi.

Sono sincera, all’inizio mi sembrava di non capire nulla del world building (probabilmente il problema era dovuto anche a una difficoltà di comprensione generale perché il livello di inglese di questo libro a mio avviso si attesta sul medio-difficile e io mi attesto a un livello più intermedio), ma credo che questo sia dovuto allo stile dell’autrice che svela pezzi di questo mondo fantasy solo con il procedere della storia. In sostanza, e spero di riuscire a essere comprensibile, in The Priory of the Orange Tree non ci sono una serie di descrizioni del world building fine a sé stesse contornate da personaggi che fanno cose, ma il contrario: ci sono i personaggi che fanno cose e quelle cose (le loro scelte, le loro azioni, i loro pensieri, i loro comportamenti) vengono spiegate avvalendosi delle descrizioni del world building.

Nonostante la mole l’ho trovato un libro che si legge velocemente, soprattutto, per quanto mi riguarda almeno, dopo le 200 pagine. All’inizio infatti ho fatto un po’ di fatica a addentrarmi nella storia e soprattutto a legarmi ai personaggi anche se Ead e Tané fin da subito mi sono piaciute.

La cosa che più mi è piaciuta del libro è l’evoluzione dei personaggi: non è un’evoluzione scontata, né per noi lettori né per loro, perché spesso è un’evoluzione diversa da quella che volevamo o da quella che ci aspettavamo, ma è un’evoluzione guidata dagli eventi che devono affrontare.

E questo rende il libro più vero (il che è un paradosso visto che stiamo parlando di un libro fantasy) perché nella vita reale va proprio così: ci aspettiamo una cosa, desideriamo una cosa, ma poi puntualmente ci troviamo a fare altro o a farlo in modo diverso da come l’avevamo programmato perché ci dobbiamo adattare ed è questo quello che succede ai protagonisti di The Priory of the Orange Tree: si adattano alle circostanze.

E veniamo invece alla cosa che più non mi è piaciuta di questo libro: la battaglia finale, veramente troppo sbrigativa. Voglio dire, mi sono letta 800 pagine di libro per cosa? Una pagina di battaglia? Il Nameless One appare come il cazzuto, il cattivone, super forte, super potente e in una pagina è tutto finito? Cos’è, la riproduzione della battaglia contro Galbatorix nella serie di Christopher Paolini? E che cazzo!

Però vabbè, non è un difetto grave eh. Più che altro mi ha deluso un po’, ma questo non va a inficiare la bellezza di The Priory of the Orange Tree che è sicuramente un fantasy valido, a suo modo nuovo rispetto ai classici fantasy della letteratura e se vi piace il genere per me è una lettura che non vi dovete far scappare!

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2 Replies to “The Priory of the Orange Tree RECENSIONE LIBRO

    1. Awww grazie! Ci sono un sacco di persone che stanno aspettando dicembre per questo libro! Poi aspetto di sapere cosa ne pensi!

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