Stranger Things – Terza stagione: si ritorna a Hawkins per la terza volta in compagnia di vecchi e nuovi personaggi (e nuovi mostri ovviamente).

Stranger Things

Se vi siete persi la recensione della stagione precedente la trovate qui.

La terza stagione di Stranger Things è ambientata sempre negli anni ’80 e sempre a Hawkins. Come per le precedenti stagioni non mancano le creature mostruose frutto di esperimenti governativi (in questo caso gli esperimenti sono fatti non dal governo americano, ma da quello russo).

Puntualmente Stranger Things mi ricorda molto It (più che altro per il fatto che c’è questo gruppo di bambini, che se ne va sempre in bici, che cerca di sconfiggere il mostro di turno). Sicuramente è una serie tv che si riferisce agli horror di quegli anni.

In questa terza stagione poi mi è sembrato ci fossero dei riferimenti a ET e in particolare a Shining (non posso che approvare!).

Questa terza stagione mi è piaciuta davvero un botto. Non so se sia perché è diversa dalle precedenti fatto sta che è forse quella che ho preferito (nonostante anche le altre due mi siano piaciute molto).

Stranger Things 3 sembra quasi una commedia. Per carità, è sempre stata una serie che mescolava il drammatico con la commedia, ma la terza stagione sembra solo comedy; certo, l’horror è sempre presente, ma in misura inferiore rispetto alle stagioni precedenti. E personalmente questo mi è piaciuto molto. Non mi sono mai annoiata, mi sono divertita e spesso avevo voglia di guardarmi una puntata dopo l’altra.

Per quanto riguarda i cattivi di questa stagione devo dire che mi sono risultati un po’ stereotipati (sono proprio i tipici russi dal punto di vista americano) e ridicolizzati. Visto che la terza stagione è più commedia che altro diciamo che questa visione è coerente, però sicuramente non ho provato paura nei loro confronti, è come se non fossi riuscita a prenderli sul serio.

Un’altra differenza rispetto alle stagioni precedenti è stata una diversa formazione dei gruppi. Probabilmente per il successo riscontrato nella seconda stagione, Dustin e Steve si riconfermano la coppia dell’anno (e a ragione!). Considerate che nelle stagioni precedenti Dustin era praticamente sempre assieme a Mike, Lucas e Will, mentre in questa stagione si unisce a loro solo nella prima e nell’ultima puntata!

A Dustin e Steve però si aggiungono due nuovi personaggi: Robin (interpretata da Maya Hawke, figlia di Uma Thurman e lo specifico solo perché sono uguai!) che lavora in una gelateria del centro commerciale assieme a Steve, ed Erica (interpretata da Priah Ferguson) sorella di Lucas e personaggio che ho amato.

Poi abbiamo il gruppo ragazzi vs ragazze; il primo capeggiato da Mike, Luca e Will, mentre il secondo è capeggiato da El (Undici in italiano) e Max. Su questi gruppi ho due cose da dire, riguardanti due personaggi diversi.

Will non mi è piaciuto; in generale mi sembra abbastanza apprezzato, quindi magari risulto la voce fuori dal coro, fatto sta che è sempre stato il personaggio (tra i bambini) che mi piaceva di meno, nonostante nella seconda stagione l’abbia apprezzato non poco. In questa terza stagione però peggio che peggio: è inutile, non fa e non dice nulla (se non “giochiamo a D&D?” o “lui è qui”), sembra una macchietta, la sua presenza passa inosservata.

Max invece ha avuto il suo ruolo, ha avuto più cose da dire rispetto a Will, ha una sua personalità, il suo modo di pensare e a suo modo in questa stagione ha avuto la sua importanza. Non mi aspettavo che venisse sviluppata e gli venisse data una certa visibilità quindi ne sono rimasta piacevolmente stupita.

Poi ci sono Nancy e Jonathan, in un contesto nuovo: quello lavorativo. Jonathan a inizio serie (intendo proprio con la prima stagione) sembrava essere l’eroe, colui che avrebbe risolto il problema e salvato gli altri da situazioni poco piacevoli invece sta avendo sempre meno importanza. In generale, se nelle stagioni precedenti tifavo per lui e Nancy, ora credo che se si mollassero farebbero un piacere a loro in quanto personaggi e pure a noi spettatori.

Sui gruppi composti dagli adulti non ho molto da dire, anche se vorrei spendere due paroline su Hop. Anzi, facciamo una parolina: NO. Hop è sempre stato quello burbero, quello grezzo, quello acido, ma così geloso e così possessivo e così ubriacone e così violento anche NO GRAZIE. Non mi è piaciuto l’evoluzione che ha avuto in questa terza stagione anche perché non si tratta di evoluzione, ma di involuzione e niente, PER ME È NO.

Al di là di Hop, Stranger Things 3 ha toccato argomenti importanti e lo ha fatto bene. Si parla di come l’amicizia, col passare degli anni e di conseguenza con il cambio di interessi, può evolvere; si parla delle prime relazioni adolescenziali con l’altro sesso, ma ci sono stati anche due accenni (uno un po’ più sviluppato dell’altro) all’argomento lgbt, infine si parla di parità dei sessi in ambito lavorativo (e non mi è dispiaciuto com’è stato affrontato il tutto).

Sicuramente le dinamiche di Stranger Things sono sempre quelle, quindi si può avere la sensazione di guardare qualcosa che si è già visto. Teoricamente la prossima stagione sarà l’ultima e lo spero. Io avrei fatto finire Stranger Things con la terza stagione (ovviamente cambiando il finale perché così com’è è aperto per una nuova stagione) in primis perché è stata, a mio avviso, una gran stagione, e poi perché allungare troppo il brodo alla fine stanca e si rischia di fare un casino.

Sono comunque, ancora una volta, in attesa di vedere la quarta stagione!

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