The OA – Seconda stagione: nuovi personaggi, trama più complessa e nuove linee narrative per la serie tv creata e prodotta da Brit Marling e Zal Batmanglij.

The OA

Se vi siete persi la recensione della prima stagione di The OA cliccate qui.

Nella seconda stagione di The OA, creata e prodotta da Brit Marling (nonché interprete della protagonista principale) e Zal Batmanglij, sono stati introdotti nuovi personaggi, tra tutti spicca Karim Washington (interpretato da Kingsley Ben-Adir): investigatore privato che cerca di trovare un’adolescente scomparsa nel nulla, Michelle.

Se nella prima stagione di The OA la trama era già di per sé complessa, nella seconda stagione si intreccia ulteriormente, aggiungendo altre linee narrative: una specie di setta di giovani ragazzi alle prese con un gioco virtuale che li rende dipendenti; una casa disabitata e misteriosa che sembra collegata con tutto: i viaggi nelle diverse dimensioni, la scomparsa di Michelle, i ragazzi dipendenti dal gioco e ovviamente anche con Prairie.

Prairie, non ci si può dimenticare di lei. Prairie o Nina? Questo cambia a seconda delle dimensioni, che poi in realtà Prairie e Nina sono la stessa persona, ma allo stesso tempo sono anche due persone diverse. Insomma, sì, è un casino, ma è tutto comprensibile se guardate la serie tv.

Quello che più mi ha colpito fin dall’inizio della seconda stagione di The OA è la sensazione di guardare una serie tv completamente differente da quella che avevo imparato a conoscere con la prima stagione.

Sì, è legata alla prima; sì, i personaggi sono gli stessi (a parte delle new entry, scelta narrativa più che comprensibile); ma sarà la nuova story line, sarà qualcos’altro che non riesco a identificare, fatto sta che mi è sempre sembrato di vedere una serie tv diversa. Tutto ha un senso, tutto è collegato, eppure ho sempre avuto questa sensazione. Sensazione che è andata sbiadendo nel corso delle puntate, ma che non è mai andata via completamente.

Inoltre questa seconda stagione di The OA mi è sembrata molto più creepy rispetto alla prima, non dico horror, ma giuro che in alcune scene mi saliva un’ansia pazzesca e mi sentivo a disagio nel guardarla da sola, anche se era pieno giorno! Alcune scene in particolare mi hanno ricordato molto Stranger Things e se non vado errata c’è proprio un riferimento a questa serie, sempre targata Netflix, quando (Homer forse? Non me lo ricordo) parla di “sottosopra”.

The OA è sicuramente una serie fantascientifica, ma non è solo questo: è anche una serie tv onirica, psicologica, spirituale e filosofica. La trama è complessa e sembra intrecciarsi sempre di più con il passare delle puntate. Dà delle risposte, ma per ogni risposta data sorgono almeno altre due domande.

Questa seconda stagione mi è piaciuta molto, ma non tanto quanto la prima che ho trovato perfetta!

Resta comunque una serie tv che vi consiglio, anche se specifico che richiede un certo grado di attenzione, altrimenti vi perdete dei passaggi importanti, fondamentali. Sono sicuramente curiosa di vedere come sarà la terza stagione e soprattutto sono curiosa di vedere se ci vorranno altri tre anni per farla uscire… spero proprio di no!

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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