Lessico famigliare – Natalia Ginzburg: i ricordi dell’autrice sulla sua famiglia, ebraica e antifascista, caratterizzati da un lessico peculiare.

Lessico famigliare

lessico famigliareTITOLO: Lessico famigliare

AUTORE: Natalia Ginzburg

EDITORE: Einaudi

PREZZO: € 12.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Se vi aspettavate un romanzo riponete questo libro nello scaffale della libreria o toglietelo dal vostro carrello virtuale, Lessico famigliare di Natalia Ginzburg non lo è di certo.

Ma allora cos’è Lessico famigliare? Direi un insieme di ricordi, scritti sotto flusso di pensieri, tanto che a volte non sembra nemmeno ci sia un filo logico.

È la storia della famiglia Levi, ebraica e antifascista, e del loro lessico: dei loro modi di dire più usati, espressioni buffe, a volte divertenti, frasi sentite così tante volte che l’autrice le ha fatte sue, perlomeno nei ricordi che ha deciso di scrivere.

Ed è proprio l’autrice, Natalia Ginzburg, la narratrice di questa storia: ripercorre la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua vita da adulta dentro e fuori la casa dei suoi genitori, ma non parlerà praticamente mai di lei; sì, ovviamente ci sono eventi che la riguardano, ma non parla di come li ha vissuti, di quello che ha pensato. Parla della sua famiglia, della sua storia, lasciandosi fuori.

E vi sono anche molte cose che pure ricordavo, e che ho tralasciato di scrivere; e fra queste, molte che mi riguardavano direttamente.

Non avevo molta voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia. Devvo aggiungere che, nel corso della mia infanzia e adolescenza, mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito.

Come ho detto all’inizio la famiglia Levi è ebraica, ma mi sono resa conto che pur parlando di fascismo, di incarcerazione, di guerra, il loro essere ebrei non viene mai ripetuto spesso, quasi ci si dimentica che questa famiglia è ebraica. E poi, leggendo la postfazione di Cesare Garboli vedo che anche lui ha pensato lo stesso:

L’ebraismo della famiglia Levi non viene mai negato, ma è un fatto accessorio, dichiarato solo quando è strettamente necessario. La famiglia Levi è una famiglia italiana come tutte le altre.

E non è forse giusto così?

E non è forse bello così?

A parlare di Lessico famigliare in questo articolo mi sembra di sviluppare dei sentimenti d’amore nei suoi confronti. Già durante la lettura mi rendevo conto che quello di cui parla di Ginzburg è importante: parla di ebrei, di guerra, di fascismo, di carcere, di fuga, di ribellione in modo diverso dal solito, ma ne parla. Il punto è come ne parla.

Non è un romanzo, e per di più tutto è condito da frasi o parole spesso dialettali. Da donna del nord non ho fatto molta fatica a capire, anzi, ma per me era comunque troppo.

E la Ginzburg non solo non parla direttamente di lei, è come se non parlasse direttamente nemmeno dei fatti che sono accaduti.

Sicuramente tutto è voluto, è chiaro, ma questo tipo di narrazione mi ha ostacolato non poco, annoiandomi molto spesso, per quasi tutto il libro.

Non nego l’importanza di quello che ha scritto la Ginzburg, anzi, è proprio questo quello che ho apprezzato e che mi ha portato a terminare il libro, e anche il lessico, sono sincera, ormai ai suoi genitori mi ci ero affezionata a forza di sentire sempre gli stessi modi di dire, quelli che li caratterizzano, però allo stesso tempo questo suo modo di scrivere non mi ha affatto conquistata.

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