Shining – Stephen King: un ex alcolista che si ritrova a fare il guardiano, assieme alla moglie e al figlio, dell’Overlook, un hotel che incarna il male.

Shining

shiningTITOLO: Shining

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Bompiani

PREZZO: € 14.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Ci troviamo nel Colorado, in montagna, all’interno dell’Overlook, un hotel che in inverno rimane chiuso, isolato dal resto del mondo a causa delle forti nevicate. Ogni anno c’è qualcuno che in quel periodo si prende cura di “lui” e dico “lui” come se l’hotel non fosse una cosa, ma una persona, perché a suo modo lo è, o almeno racchiude le anime di molte persone, persone che sono state uccise o che si sono uccise nel corso degli anni.

Quest’anno a prendersi cura dell’Overlook sarà Jack Torrance, ex insegnante, scrittore di poco o nullo successo, ex alcolista, che per racimolare qualche soldo (visto che ha perso il lavoro come professore) decide di fare il guardiano dell’hotel e trasferirsi lì nei mesi più freddi assieme alla moglie Wendy e al figlio Danny di cinque anni.

Danny è però un ragazzino speciale, dotato dell’aura: la capacità di captare i pensieri delle persone che gli stanno vicino, di parlare senza aprire bocca con chi ha il suo stesso dono, di prevedere alcuni eventi, di vedere le atrocità accadute nelle stanze dell’albergo e che si materializzano con sempre maggiore concretezza nel corso delle pagine.

Ho letto Shining almeno cinque anni fa e ho voluto rileggerlo sia perché sto recuperando tutti i libri di Stephen King nell’ordine di pubblicazione e qui sul blog non ne avevo mai parlato, sia perché avevo un ricordo positivo di questo libro e non mi sarebbe dispiaciuto rileggerlo per riportare alla mente le sensazioni provate durante la precedente lettura.

Ho sempre ricordato Shining come uno dei migliori libri di King; con questa seconda rilettura la mia opinione non è cambiata, anche se devo ammettere che rispetto alla prima volta mi è piaciuto leggermente meno.

Jack Torrance è un uomo complicato. Un padre violento alle spalle, scatti d’ira improvvisi che non lo fanno ragionare arrivando perfino a rompere un braccio al figlio di soli tre anni, fiumi di alcol che lo fanno andare a lavoro con l’alito che di sicuro non sa di menta… insomma, Jack non è un uomo facile da amare. Ma in sua difesa possiamo dire che ci prova, ci prova davvero a cambiare, a essere un uomo migliore, solo che spesso non ce la fa, e se poi ci si mette un luogo oscuro come l’Overlook a instillargli pensieri tetri, violenti e folli, capiamo bene che un uomo di per sé debole difficilmente potrà contrastare tutto ciò, nonostante l’amore per la moglie, e soprattutto per il figlio.

E mi sono chiesta, più e più volte se Stephen King non avesse voluto parlare anche un po’ di sé in questo libro, delle sue ubriacature, delle sue debolezze. Chissà.

L’Overlook mi ha subito fatto pensare a L’incubo di Hill House di Shirley Jackson. Lo so, lo so che ormai nomino questa autrice in ogni articolo su un libro di Stephen King che scrivo, ma non ci posso fare nulla: per me i riferimenti ci sono e sono evidenti (oltre al fatto che in Shining Stephen King nomina proprio questa scrittrice, e io cinque anni fa non sapevo nemmeno chi fosse).

L’hotel incarna il male, è il male stesso, con le sue perversioni, le sue follie, gli omicidi, i cadaveri in putrefazione, il sangue che sgocciola, le urla disperate e angosciose.

Shining è un libro che procede per gradi, avanza gradualmente verso la pazzia; Jack è la vera vittima, colui che viene sfruttato, illuso e soggiogato dal male.

È un libro che ti tiene col fiato sospeso, che ti fa chiedere: “E adesso? Cosa succederà adesso? Quale sarà il prossimo delirio? Quale sarà l’apice?”

Ed è un libro che, da fan di Stephen King, devo dire mi ha stupito per il finale, entrambe le volte. La prima perché da King proprio non me l’aspettavo (cosa? Non ve lo posso dire ovviamente); la seconda volta, nonostante mi ricordassi la fine, ne sono rimasta stupita perché da King proprio non me l’aspettavo.

Stiamo parlando di un autore che la maggior parte delle volte, fin dall’inizio, scrive esplicitamente che la storia non finirà bene; stiamo parlando di un autore che la maggior parte delle volte non dà una vera e propria fine ai suoi libri quindi un finale così (e quindi potete trarre le vostre conclusioni anche se non entro nei dettagli), sono sincera, mi fa chiedere se King non fosse davvero ubriaco in quel momento!

Se a Shining non do il massimo dei voti, come invece mi aspettavo di fare, è solo perché secondo me King si è perso un po’ troppo. Ci sono dei momenti in cui parte per la tangente, si prolunga eccessivamente su cose utili fino a un certo punto. Questa è una sua caratteristica, non ci possiamo fare nulla, quando distribuivano il dono della sintesi probabilmente lui stava già scrivendo racconti e storie macabre (e io stavo mangiando la carbonara).

Nella maggior parte dei casi non mi dà nemmeno fastidio questo suo soffermarsi troppo su aspetti poco importanti, però trovo che in Shining questo faccia perdere un po’ la suspense e l’ansia che il lettore sta provando in quel momento.

È come se ci fosse una specie di pausa, di intermezzo, dove il lettore può trarre un lungo respiro in preparazione all’apnea finale. Io avrei semplicemente preferito stare in apnea per tutte le 588 pagine del romanzo.

shiningshiningshiningshining

Link Amazon cartaceo: https://amzn.to/307oVpE

Link Amazon e-book: https://amzn.to/2Js40b3

Potrebbe interessarti anche:

Le notti di Salem – Stephen King

Carrie – Stephen King

L’incubo di Hill House – Shirley Jackson

A presto lettori,

erigibbi

©

[ATTENZIONE! Sono affiliata ad amazon, dunque cliccando sui miei link e acquistando qualunque cosa percepirò una commissione per un massimo del 10% che amazon mi pagherà in buoni spendibili sul suo stesso sito e che io utilizzerò per comprare libri ed alimentare il blog ed il canale YT.
Se vuoi sostenermi compra da amazon attraverso il link sovrastante oppure attraverso questo link generico: http://amzn.to/2oDpsz8]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.