Norwegian Wood – Haruki Murakami: un romanzo riflessivo, personale, poetico, malinconico e musicale dove morte e sofferenza prendono il sopravvento.

Norwegian Wood

norwegian woodTITOLO: Norwegian Wood

AUTORE: Haruki Murakami

EDITORE: Einaudi

PREZZO: € 14.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Norwegian Wood di Haruki Murakami può essere considerato il mio primo approccio (non dico che lo è, perché in realtà molti anni fa ho letto Dance dance dance, non sapendo che fosse il secondo libro di una trilogia, infatti non ci avevo capito praticamente nulla, ecco perché considero questo libro il mio primo approccio a questo famosissimo autore giapponese).

Il protagonista e narratore è Watanabe, un ragazzo, ormai adulto, che comincia a pensare al suo passato, in particolare al rapporto di amicizia che aveva con Kizuki, morto a diciassette anni, e con la fidanzata di lui, Naoko.

[…] Se io provassi a rilassarmi, andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tanto tempo, e anche adesso è l’unico modo in cui posso vivere. Se una sola volta mi lasciassi andare, non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi, il vento mi spazzerebbe via. Perché non lo capisci? Come pensi di potermi aiutare se non riesci a capire questo?

Grazie a un lungo flashback Watanabe ci racconterà di come si è ritrovato diviso tra l’amore per Naoko, una ragazza fragile e di poche parole, e Midori, una ragazza sfrontata, sboccata, piena di vita e con una storia famigliare dolorosa.

Se qualcuno mi chiedesse di cosa parla Norwegian Wood risponderei che è un romanzo che parla di morte, di sofferenza, di dolore e di crescita. Questi aspetti, per quanto mi riguarda almeno, prendono il sopravvento sull’amicizia e sull’amore, offuscandoli.

Norwegian Wood sembra un libro portato all’estremo. Nel corso della lettura mi sono ritrovata a fare il toto morti, peggio che con le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (no, in realtà nulla potrà mai essere peggio di questa saga). Probabilmente sorge spontaneo chiedersi se sia fattibile quello che Murakami scrive in queste pagine. Considerando che il Giappone è lo Stato col maggior numero di suicidi, considerando che l’autore dedica questo libro a tutti i suoi amici morti (e a quelli che restano), be’ direi che sembra tutto molto più plausibile.

«Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine. È solo che odio le delusioni».

Come dicevo all’inizio, l’unico altro libro che ho letto di Murakami è stato Dance dance dance: i due romanzi sembrano scritti da due autori diversi. La bravura di Murakami è ineccepibile in entrambi: riesce sempre a tenere il lettore incollato alle pagine, ma Norwegian Wood è un romanzo riflessivo, sembra essere personale, non dico autobiografico, ma privato, sentito, carico di emozioni e sentimenti anche da parte dell’autore, e sicuramente poetico, malinconico, delicato e musicale.

I riferimenti alla musica infatti sono tanti e presenti in tutto il libro, a partire dal titolo (Norwegian Wood è una canzone dei Beatles che non conoscevo e che ho imparato ad amare con questo libro; vi invito ad ascoltarla, magari la prima volta non vi dirà nulla, ma già al secondo ascolto vi entrerà dentro) e dal sottotitolo, Tokyo Blues, della precedente edizione della Feltrinelli, mantenuto anche nell’edizione Einaudi.

Norwegian Wood, come dicevo, è un romanzo poetico, delicato, che rispecchia bene il carattere di Naoko; è irriverente, è provocatorio, e questo lato rispecchia bene Midori; infine, è un romanzo introspettivo e riflessivo, e questo aspetto richiama Watanabe. È come se i personaggi principali del libro, con le loro personalità ben definite, avessero tutti, in un modo o nell’altro, influenzato Murakami, dando vita a un libro che parla di loro e che emana il loro essere.

A volte entra in quello stato. Crisi di eccitazione e pianto. Ma va bene, sai, quando è così. Perché comunque tira fuori quello che sente. È quando non si riesce a tirarlo fuori che c’è da aver paura. Allora le emozioni si accumulano dentro il corpo e si induriscono. E quando molte emozioni si sono indurite muoiono dentro il nostro corpo. Quando questo succede, c’è poco da scherzare.

Norwegian Wood non è un romanzo semplice; sicuramente ci saranno dei lettori che non lo hanno amato e che non lo apprezzeranno, forse proprio per questo sue essere tragico, pesante e triste. Forse perché sembra impossibile che i giovani possano reagire in questo modo, o meglio, non reagire; forse perché sembra impossibile che la vita non venga considerata un tesoro da custodire; forse perché si diventa scettici nei confronti di chi non riesce ad affrontarla a testa alta come magari noi siamo abituati a fare. Ma io credo che Norwegian Wood sia a suo modo realistico e veritiero. Credo sbatti in faccia al lettore le debolezze di tutti noi e che gli faccia presente che non tutti sono forti come pensiamo, come diamo per scontato; ci sono persone che ci provano a non annegare nel mare dell’infelicità, ma a volte le onde hanno un impatto troppo violento, e rimanere a galla risulta impossibile.

Piccola postilla: leggete l’introduzione di Giorgio Amitrano a lettura finita se non volete spoiler sulla storia.

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A presto lettori,

erigibbi

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