Green Book: una storia vera d’amicizia tra Tony Vallelonga, italoamericano, e Donald Shirley, afroamericano, ambientata negli anni ’60.

Green Book

Ci troviamo a New York, negli anni ’60. Il protagonista principale è Tony Vallelonga, soprannominato Tony Lip, che fa il buttafuori al Copacabana. Quando il locale deve chiudere per un paio di mesi per motivi di ristrutturazione Tony deve per forza di cose trovare un altro lavoro da fare in quel periodo di tempo se vuole riuscire a sfamare la sua famiglia.

Un’unica e buona occasione si presenta col dottor Donald Shirley, un musicista, pianista in particolare, che sta per partire in tour attraverso gli Stati del Sud. Particolare non da poco: Shirley è un afroamericano e il razzismo nel Sud degli USA era la normalità. Altro particolare non da poco: Tony è un italoamericano sempliciotto, che sfoggia qualche idea e qualche comportamento razzista. C’è da dire che non li sfoggia con cattiveria, ma proprio per un modo di pensare ingenuo e semplice. Non lo voglio giustificare, ma è davvero così, non c’è cattiveria, solo ignoranza.

I due sono opposti in tutto, ma a loro modo complementari. Shirley è colto e raffinato, intelligente e educato, fine e civile; Tony è ignorante, rozzo, volgare e un po’… barbaro.

Green Book è un film importante, profondo, che parla di razzismo e che è ancora attuale. A differenza di tanti altri film che affrontano questa tematica è per la maggior parte del tempo una commedia. Con Green Book è normale ridere o sghignazzare per poi trattenere il respiro per paura della catastrofe, per paura che le cose degenerino nella violenza a cui siamo abituati quando ci troviamo di fronte a degli uomini che odiano altri uomini solo per il colore della loro pelle.

Sapete che cos’è IL Green Book? Un piccolo libro, una piccola guida, utile agli uomini di colore che viaggiavano per gli Stati Uniti perché indicava ristoranti e motel dove potevano fermarsi a mangiare e dormire senza recare fastidio ai bianchi. Già solo il titolo del film fa venire i brividi, se si è a conoscenza del suo significato.

Tra le tante bellezze di questo film c’è “la storia vera”. Perché sì, Tony Vallelonga è realmente esistito, così come Don Shirley, così come la loro amicizia iniziata con questo improbabile lavoro e durata per tutti gli anni successivi della loro vita. Se stati attenti troverete che tra gli sceneggiatori c’è anche Nick Vallelonga, figlio di Tony che ha contribuito a rendere ancora più vera la storia di questa pellicola.

Non c’è dubbio che Green Book sia un ottimo film per la sceneggiatura (ho letteralmente amato i dialoghi fin dall’inizio), ma anche per i due attori principali e le loro interpretazioni: Viggo Mortensen (sì, Aragorn nel Signore degli Anelli) e Mahershala Ali (la sua bravura in Luke Cage è stato l’unico motivo che mi ha convinta a continuare quella serie; infatti nel momento in cui è morto l’ho abbandonata).

Viggo Mortensen, candidato negli Oscar del 2019 come miglior attore protagonista per Green Book e che è ingrassato di venti chili per fare Tony in questo film, è stato davvero molto bravo, oserei dire spettacolare. Un attore che parla quasi dieci lingue diverse (se non ricordo male) e che ha interpretato alla perfezione Tony, italoamericano. Per tutto il film ha fatto il tipico accento dell’italiano che parla inglese, parlando anche in italiano, e usando la mimica che ci contraddistingue senza risultare eccessivo, senza cadere nello stereotipo e nel ridicolo.

Mahershala Ali, candidato e vincitore negli Oscar del 2019 come miglior attore non protagonista per Green Book, per quanto mi riguarda ormai è da considerare una garanzia. Ok, l’ho visto solo in Luke Cage e in Green Book, ma in entrambi i casi posso dire con certezza che quando recita lui è inevitabile star lì, imbambolati davanti allo schermo ad ammirarlo nella sua bravura.

Mi mancano ancora quattro degli otto film candidati agli Oscar di quest’anno, ma per ora non posso che essere d’accordo su Green Book, il vincitore.

Un film che non si dimentica facilmente, a cui ho pensato molto non appena l’ho finito, e a cui continuo a pensare ancora, dopo una settimana dalla visione. Uno dei pochi film visti nella mia vita che riguarderei anche subito e che vi consiglio caldamente.

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A presto cinefili,

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