Suicide Club – Rachel Heng: un mondo in cui si può vivere più del triplo del tempo di una persona normale, senza possibilità di scegliere la morte.

Suicide Club

suicide clubTITOLO: Suicide Club

AUTORE: Rachel Heng

EDITORE: Nord

PREZZO: € 18.60 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Ci troviamo in un mondo in cui alcune persone, selezionate dalla nascita, vengono sottoposte a dei trattamenti che permettono di triplicare la durata della vita.

La protagonista infatti, ha più di cento anni, ma ne dimostra meno di quaranta. Questo è possibile non solo grazie ai progressi della medicina, ma anche a uno stile di vita sano: niente alcolici, niente carne, niente cibi grassi, musica di un certo tipo, allenamento specifico (niente corsa per esempio, altrimenti si rischia di rovinare le ginocchia).

Lea è una delle candidate alla Terza Ondata: nuove cure che permettono di vivere per sempre.

Per motivi che non vi sto a spiegare, Lea verrà in contatto con il Suicide Club: un gruppo di ribelli che si batte per la possibilità di scelta, la libertà di scegliere la morte.

Le premesse di questo libro sono davvero interessanti, peccato che in realtà Suicide Club sia stato tutto fuorché interessante.

Alcune testate giornalistiche estere lo hanno definito come “un romanzo entusiasmante”, con una “trama sconvolgente e personaggi memorabili”, addirittura scrivendo che “la controparte più ovvia è Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro” e per concludere si parla di “tagliente ironia”.

Partiamo dalla base: romanzo entusiasmante. È sicuramente un’opinione soggettiva, c’è chi può trovare un romanzo entusiasmante e chi lo può trovare terribilmente noioso. Con Suicide Club propendo per questo secondo gruppo. Nel libro infatti, a mio avviso, non succede nulla. La parte più interessante è quando per la prima volta assistiamo a un ribelle del Suicide Club che si dà fuoco per far valere il diritto delle persone di scegliere se morire o vivere. Poi, quando la scena si ripete e si ripete, non è nemmeno più così interessante.

Trama sconvolgente: di per sé l’idea di base è davvero interessante, ma è come se questo libro non avesse una trama, è come se fosse senza scheletro che lo supporta. Se mi chiedete di riassumerlo, a parte dirvi quello che vi ho detto all’inizio, non saprei cos’altro aggiungere visto che non succede nulla.

Perché? Be’ qui ci ricolleghiamo ai personaggi memorabili.

Perché Lea di memorabile non ha proprio nulla.

Ha più di cento anni, ma sembra una ragazzina immatura. Non compie delle scelte, non si sa da che parte stia, pensa di essere intelligente e di fregare il sistema quando in realtà è il sistema che si prende gioco di lei; sembra una bambola di pezza che si fa trasportare dal volere degli altri, non ha spina dorsale, non è coraggiosa, non è intraprendente, non è sincera né con sé stessa né con gli altri.

L’unico personaggio interessante (ma siamo lontani dal memorabile) è Anja, una donna che Lea conoscerà alle riunioni del gruppo di sostegno, che ha tutte le carte in regole per essere memorabile, ma non viene approfondita abbastanza per diventarlo.

Suicide Club di Rachel Heng inoltre non ha nulla a che vedere con Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. In Non lasciarmi c’è un’ottima idea di base che viene elaborata, che è avvolta da una trama, da personaggi ben caratterizzati che compiono un percorso; Non lasciarmi è un romanzo in cui il lettore non resta passivo, viene coinvolto, coinvolto dal tipo di narrazione e dalla storia in sé. Tutto questo non succede in Suicide Club.

Mi chiedo poi dove ci sia la “tagliente ironia” a cui fa riferimento una rivista statunitense. Questo probabilmente è il commento che tra tutti mi ha lasciata più perplessa. Non si tratta di un commento soggettivo, l’ironia c’è o non c’è. Io in questo libro non ho trovato nemmeno una frase ironica, non c’è proprio niente di ironico, davvero. Abbiamo letto lo stesso libro? Me lo chiedo seriamente.

Mi dispiace parlare in questo modo di un libro, ma probabilmente fa ancora più arrabbiare sapere che l’idea di base era interessante per poi ritrovarsi a leggere un libro che non la sviluppa, che non aggiunge nulla.

In che modo si sono raggiunti questi progressi? Perché vengono selezionate solo alcune persone per questi trattamenti? E in base a cosa vengono scelte? Perché si obbliga la gente a sottostare a queste regole del benessere? Perché non lasciare la possibilità di scegliere se vivere una vita dalla durata normale o se vivere per anni e anni o addirittura per sempre? Chi controlla tutto ciò? Perché nessuno fa nulla per fermare il Suicide Club?

Queste sono tutte le domande che sorgono spontanee, ma che non trovano risposta, ed è veramente un peccato. È stata una lettura deludente e no, non ve la consiglio.

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A presto lettori,

erigibbi

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