Veronica, il musicista e l’introvabile nota – Francesca E. Bianchi: quando con la musica si vive nel dolore, ma si scopre anche il piacere della vita.

Veronica, il musicista e l’introvabile nota

veronica, il musicista e l'introvabile notaTITOLO: Veronica, il musicista e l’introvabile nota

AUTORE: Francesca E. Bianchi

EDITORE: Robin Edizioni

PREZZO: € 14.00 cartaceo; € 4.99 e-book

 

RECENSIONE:

Speravo non arrivasse mai questo momento. Quello in cui mi ritrovo seduta davanti ad uno schermo, davanti ad una pagina rimasta bianca per interi minuti perché le parole non escono, le dita non si muovono. Dovrebbe essere facile parlare di un libro che hai amato dalla prima all’ultima pagina, dalla prima all’ultima riga, dalla prima all’ultima parola. E invece non è sempre così semplice, un po’ come la vita di Tommaso, il narratore di questa storia.

Lo conosceremo da bambino, quando ha circa sei anni; introverso e chiuso in sé stesso Tommaso scoprirà non solo il piacere della vita, ma anche della musica. E questo accadrà grazie a Veronica, una ragazzina di quindici anni, che abita vicino alla sua casa di campagna, e che passa le sue giornata a suonare il pianoforte.

Così, poco alla volta, Tommaso imparerà a suonare; si fiderà del pianoforte come se fosse il suo migliore amico, il suo unico amico.

Senza accendere le luci mi sedevo al pianoforte e gli chiedevo da dove venisse tutta la mia noia, la mia malinconia e il mio disagio. Gli chiedevo perché mi sentissi come un adulto incastrato nel corpo di un adolescente. Lui stava in silenzio e non rispondeva, io lo guardavo sapendo che stava riflettendo, che lui la risposta l’aveva, ma ero io che non riuscivo a comprenderla.

E poi c’è Veronica, Veronica che diventerà e sarà sempre la sua ossessione.

Un amore non corrisposto, mai; un amore incomprensibile, egocentrico, tormentato, malinconico, malato.

«… Il problema è che la felicità non sembra mai abbastanza. Anche quando se ne ha un po’, se ne vorrebbe sempre di più. È una pianta a cui non solo non si dà il tempo di crescere, ma neanche la si riconosce come pianta. È una pianta talmente umile che non viene considerata…»

[…]

«… Perché sai, è un niente, basta trovare qualcuno che si rifiuta a priori di essere triste, e allora lì nasce il seme della felicità. Il problema della felicità è che raramente viene riconosciuta, raramente si nota e raramente le si dà il tempo di crescere talmente bene da attecchire. Il più delle volte anche quando riesce a mettere le radici non la si bagna, la si lascia morire. Il perché me lo sono sempre chiesta. La pianta della felicità non ha un buon odore. Non profuma. Non parla ad alta voce, sussurra, non fa fiori appariscenti e ha uno stelo talmente sottile che sembra che un lieve venticello la possa piegare e poi spezzare. È un rischio.»

Veronica, il musicista e l’introvabile nota è questo ed è molto altro, perché sì, è una storia d’amore, certo, ma limitarsi a definirlo in questo modo sarebbe da stupidi.

Tommaso e Veronica sono due persone difficili, estremamente complicate, da capire e da amare. Egocentriche, ma coraggiose. Tommaso è il narratore, ma non è l’unico protagonista. È un bambino, un ragazzo e un uomo costantemente tormentato da Veronica, dal suo amore non corrisposto e dalla nota introvabile che sente quando Veronica suona, e che solo dopo aver vissuto riuscirà a trovare e riprodurre.

Avevo raggiunto quella nota che volevo, e quella nota mi lasciava ogni volta sconvolto. Suonavo la sua essenza e la sua mancanza, cercando di creare la sua immagine, la sua presenza attraverso la musica. Suonavo lei.

Il suo è un viaggio, un viaggio alla ricerca di sé stesso e all’amor proprio che sembra sempre sfuggirgli.

Stavo imparando sulla mia pelle che anche se si ama disperatamente qualcosa, non si può vivere solo per quella cosa. Non bastiamo a noi stessi, anche se cerchiamo di convincercene.

Un percorso di crescita, di formazione se vogliamo, in cui il dolore e allo stesso tempo l’egocentrismo la fanno da padroni. E si tratta di un dolore e di un egocentrismo così potenti, così forti che a volte mi mancava il respiro. Sentimenti e sensazioni che mi hanno portato a non capire, a non condividere, a compatire. Poi mi sono lasciata prendere per mano da questo dolore e da questo egocentrismo e ho iniziato a soffrire, come Tommaso, e ho iniziato a capire quello che lui doveva provare, e solo allora ho iniziato a stare male davvero, solo allora ho iniziato ad amare Tommaso, nonostante tutto.

Sogno un mondo migliore in una realtà dove anche i sogni sono stanchi.

Veronica, il musicista e l’introvabile nota è un libro che fa riflettere su molte cose, tutte diverse tra loro: forse perché è un libro che parla di vita e di amore, ma anche di morte e distruzione.

Spesso non è il ricordo quello davvero ci uccide, ma il pensiero di quello che non abbiamo detto, di quello che non abbiamo fatto, di quello che non è concluso dentro di noi.

E lo so, sono consapevole che questa non è una recensione, ma un flusso di pensieri che sto buttando su carta, in modo probabilmente disordinato e costantemente interrotto dalle frasi che più mi hanno colpito, emozionato, lasciato qualcosa. Lo so, e vi chiedo scusa per questo, ma non riesco a fare di meglio, non con questa storia.

Veronica, il musicista e l’introvabile nota è un libro impeccabile anche nell’editing (ho riscontrato solo una parolina mancante in 250 pagine). Uno stile quasi poetico, ma di facile lettura e comprensione; immediato nella comunicazione, che non ti lascia indifferente, che si insinua dentro di te, grazie alle parole su cui i tuoi occhi si soffermano. Francesca E. Bianchi ha scritto una storia toccante, brutale ma delicata, pesante ma impalpabile, dove le note aleggiano nell’aria, accompagnando il lettore una pagina dopo l’altra.

Un libro è simile a un uomo. Se lo rileggerai dopo cinque anni lo troverai diverso, ti dirà altre cose, ti farà vedere il mondo con una sfumatura che non avevi notato prima. Un libro è fatto di pagine stampate, dovrebbe essere immutabile, eppure riesce sempre a cambiare.

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erigibbi

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