La rivelazione – James Dashner: il terzo volume della serie The Maze Runner offre una giusta conclusione alla vicenda rispondendo alle domande in sospeso.

La rivelazione

la rivelazioneTITOLO: La rivelazione (The Maze Runner #3)

AUTORE: James Dashner

EDITORE: Fanucci

PREZZO: € 4.90 cartaceo

 

RECENSIONE:

Al termine de La fuga, secondo romanzo della serie The Maze Runner (potete leggere la recensione qui) avevamo lasciato Thomas da solo, in una stanza vuota: aveva contratto l’eruzione da troppo tempo per essere salvato. Lo ritroviamo lì, ancora solo, in attesa che sopraggiunga la fine per tre settimane, finché qualcosa cambia.

La C.A.T.T.I.V.O. mantiene la sua promessa e permette ai radurai di recuperare la memoria, se lo desiderano, convinta che quando ritornerà, loro capiranno e contribuiranno volontariamente alla causa. Quelli che non rivogliono i ricordi vengono separati dagli altri.

Nonostante la C.A.T.T.I.V.O. cerchi ancora di mostrarsi buona, come sostiene dal primo libro attraverso le parole che Teresa si era scritta sul braccio, i protagonisti e i lettori fanno ancora fatica a capire la vera motivazione delle loro azioni, soprattutto quando scopriamo chi sono i radurai e perché proprio loro sono stati scelti per questi esperimenti.

Per la prima volta, in questo libro possiamo vedere come vive la gente comune, nelle città, come le persone cercano di mantenere condizioni di vita normali finché non si ammalano e vengono allontanati dalla città in attesa che superino l’Andata e impazziscano del tutto. Questa parte è stata quella che mi ha affascinata di più durante la lettura e spero che sia stata approfondita nei due prequel.

Gli spaccati e gli immuni hanno problemi diversi, certo, ma si tratta comunque di riuscire a sopravvivere. Tutti vogliono vivere.

Il punto di vista è ancora legato strettamente a Thomas e i protagonisti vengono ristretti ad un numero più ridotto rispetto ai precedenti libri perché vengono spesso separati. Questo ha permesso all’autore di approfondire un po’ meglio i loro caratteri, soprattutto quelli di Minho e Newt, e ha dato loro spazio per parlare, cosa che nel secondo libro era avvenuta molto poco.

I protagonisti si scontrano con un mondo di cui non hanno ricordi, un mondo che li odia e di cui ormai non fanno più parte; un mondo distrutto in cui la moralità è una questione relativa che anche loro dovranno affrontare. Parlano di questo e spesso leggiamo le riflessioni a riguardo di Thomas.

Non credo che si possa più parlare di giusto o sbagliato. Solo di orribile, e di non così orribile.

Per quanto si tratti di fantascienza e di un mondo totalmente diverso da quello dove viviamo noi oggi, i dilemmi morali che si presentano sono notevoli, e simili a quelli che viviamo anche noi. Fino a che punto è giusto spingersi per cercare di salvare l’umanità? Il fine giustifica i mezzi? Se sì, quante vite è lecito sacrificare? Forse siamo pronti a dire che a qualche vita si può rinunciare ma, se fossimo noi parte del numero di vite da uccidere, cosa penseremmo? Un tema attuale se ci ricordiamo dei molti esseri umani che sono stati sacrificati per principi apparentemente grandi durante guerre o immigrazioni.

Attuale è anche il tema dell’eutanasia, sebbene un’eutanasia totalmente diversa da quella ospedaliera a cui pensiamo noi. Ma il concetto di fondo è uguale: quando la vita diventa solo follia e sofferenza, è giusto porvi fine? È un atto di amore?

Forse quando il cervello smette di funzionare, non sono più loro stessi. Forse […] se n’è andato e lui non si rende conto di quello che gli sta succedendo. Perciò, in realtà, non sta soffrendo.

Queste provocazioni al lettore sono immerse in uno stile sempre coinvolgente, ricco di azione, ma anche emozionante. Un libro dove finalmente la storia d’amore non è mai centrale, anzi, forse non c’è nemmeno. Il sentimento che domina è l’amicizia, a volte idealizzata, ma spesso ricca di alti e bassi, come nella realtà, dove non mancano insulti e litigi. È stato bello vedere al centro di una saga proprio l’amicizia, spesso tralasciata nella letteratura, invece dell’amore. Perché anche l’amicizia può commuovere, e in questo libro lo fa.

Giunta alla fine della trilogia, ho ancora alcune domande per le quali vorrei una risposta, e sono sicura che i prequel le daranno. Fino all’ultimo, non avrei saputo dire come sarebbe finito il libro, e la conclusione mi è piaciuta, sebbene avrei voluto sapere cosa accadrà ai nostri personaggi in futuro.

Ma ad una domanda fondamentale ho trovato una risposta, la domanda che ci poniamo dal primo libro: la C.A.T.T.I.V.O. è buona? Io dico di sì.

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A presto lettori,

Fabiana

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