The Man in the High Castle – Prima stagione: dal romanzo di Philip D. Dick, un mondo alternativo in cui l’America è dominata da Germania e Giappone.

The Man in the High Castle

The Man in the High Castle (in italiano tradotto con L’uomo nell’alto castello) è una serie televisiva prodotta da Amazon basata sull’omonimo romanzo ucronico distopico di Philip K. Dick del 1962 (in italiano noto come La svastica sul sole).

La serie è ambientata in un passato alternativo in cui la Germania domina gran parte del mondo, assieme agli alleati del Giappone. C’è anche però una zona neutrale in cui la Resistenza cerca di organizzare una sorta di rivoluzione, sicuramente una riscossa da parte del popolo oppresso e questo soprattutto grazie ad una serie di film che fanno vedere una realtà diversa da quella a loro conosciuta e che devono essere consegnati a “the man in the high castle”.

Sicuramente ci sono dei risvolti melodrammatici, una sorta di storia d’amore a tre, ma, per fortuna, questo resta comunque sullo sfondo perché è la storia, la vera storia, a tenere incollati allo schermo gli spettatori, o almeno, questo è quello che è successo a me.

Tra tutti i personaggi spicca sicuramente il nazista John Smith, uno dei cattivi migliori di sempre. E mi vergogno a dirlo, non so se faccio bene a farlo, ma Smith è talmente ben costruito, è talmente carismatico, che a volte mi ritrovo a fare il tifo per lui o a difenderlo. Sono consapevole di chi è, di cosa fa, in cosa crede, per cosa combatte, e no, non sono felice di questo, non sono felice delle sue scelte e delle sue convinzioni, ma rimane comunque uno di quei protagonisti che spero continuino a far parte della serie fino alla fine (spero anche che ad un certo punto ci sia per lui la redenzione, ma forse sogno a occhi aperti e forse se così accadesse perderebbe il suo fascino).

Anche il Trade Minister giapponese ha il suo perché; non capiamo, in questa prima stagione, quale sia il suo ruolo né quali siano i suoi reali scopi, ma è impossibile non affezionarcisi e non guardare con occhio curioso la sua spiritualità.

E sono invece proprio i personaggi principali (Juliana, Frank e Joe) ad interessare di meno, forse per le dinamiche ripetitive che li vedono protagonisti in un continuo attrarsi per poi respingersi.

A parte questo piccolo dettaglio, The Man in the High Castle è finalmente una serie tv che mi ha tenuta incollata allo schermo in ogni puntata. Ed è una di quelle pochissime serie che mi invogliava a fare binge watching, probabilmente grazie anche ai finali di ogni episodio che per un motivo o per un altro mi sconvolgevano e mi facevano trattenere il fiato, incuriosendomi fino all’inverosimile, invogliandomi a guardare subito l’episodio successivo.

Non ho letto il romanzo di Philip K. Dick, e mi dispiace dirlo ma probabilmente non lo farò, quindi non posso fare un paragone tra i due, non riesco a dirvi se questa serie tv rispecchia il libro di Dick o se si discosta molto. Per quanto mi riguarda mi interessa fino ad un certo punto, perché è stata una prima stagione interessante, a mio avviso ben fatta, ricca di suspense e ansia, che non mi ha mai annoiata e che non vedo l’ora di continuare con la seconda stagione.

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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