Gratitudine – Oliver Sacks: quattro brevi saggi scritti nei suoi ultimi due anni di vita con riflessioni sull’età che avanza, la malattia e la morte.

Gratitudine

gratitudineTITOLO: Gratitudine

AUTORE: Oliver Sacks

EDITORE: Adelphi

PREZZO: € 9.00 cartaceo; € 4.99 e-book

 

RECENSIONE:

Gratitudine è un libro piccolissimo, conta poco più di 50 pagine, ma il contenuto emotivo che esso racchiude è immenso.

In esso sono racchiusi quattro brevi saggi, corredati da sei immagini in bianco e nero, scritti negli ultimi due anni di vita di Oliver Sacks in cui l’autore esprime le proprie sensazioni ai suoi lettori inerenti l’età che avanza, riflessioni inerenti la malattia e la morte.

Nel primo scritto, Mercurio, Sacks, alla soglia degli ottant’anni, elogia i piaceri della vecchiaia, con una sorte di timore reverenziale e consapevolezza nella possibilità di imbattersi in fragilità del corpo e/o della mente.

Nel secondo, La mia vita, Sacks è consapevole della sua malattia ed è incredibile come riesca a parlarne con pacatezza e senza disperazione. Tuttavia, non decise di pubblicare immediatamente questo saggio: aspettò un mese, stava per entrare in sala operatoria e solo allora chiese di inviarlo al New York Times, pronto a condividere con i suoi lettori la malattia terminale che lo avrebbe portato poi alla morte.

Ne La mia tavola periodica Sacks esprime il suo affetto per la tavola degli elementi, che da sempre ha influenzato la sua vita, tanto da associare ad ogni compleanno un elemento, e questo breve scritto è stato un’altra fonte di riflessione sulla mortalità.

«Quando ce ne saremo andati, non ci sarà più nessuno come noi; d’altra parte nessuno è mai come qualcun altro. Quando le persone muoiono, non possono essere rimpiazzate. Lasciano dei buchi che non possono essere riempiti, perché è destino di ogni essere umano – destino genetico e neurale – quello di essere un individuo unico, di trovare la propria strada, di vivere la propria vita, di morire la propria morte.»

Nell’ultimo saggio, Shabbat, Sacks parla della sua famiglia e di alcuni accadimenti, dell’infanzia e della vita adulta, fino ad allora tenuti in un angolo. La sua salute era ormai agli sgoccioli, vi basti pensare che Shabbat uscì due settimane prima della sua morte, e probabilmente questo lo ha spinto a fare una riflessione ancora più personale e intima.

Ho sentito parlare spesso di Oliver Sacks e mi sono approcciata a lui per la prima volta con L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (recensione qui). Essendo laureata in Psicologia quel libro mi ha affascinata fin dal primo momento, ero a conoscenza di tutti i disturbi da lui affrontati, ma oltre a parlarne con professionalità, Sacks non nasconde il suo lato umano e questo dà un tocco in più ad ogni cosa che dice. Da quel momento ho deciso che avrei recuperato tutte le sue opere, che un uomo di così vasta conoscenza e umanità non poteva non essere presente nella mia libreria, non potevo non leggerlo.

Volevo aspettare a leggere Gratitudine, avrei voluto leggere altre sue opere meno personali prima di affrontare questa, così privata, ma non ce l’ho fatta, e non me ne pento.

Sacks non è stato solo un uomo studiato, un conoscitore della psiche e della medicina, è stato anche un grande uomo, e se avessi scoperto prima la sua esistenza e i suoi scritti, il 30 agosto 2015 lo avrei passato in lacrime.

Il filo conduttore di Gratitudine è proprio questo: la gratitudine. Sacks era grato alla vita, per tutto quello che la vita gli ha saputo donare e per tutto quello che lui ha saputo donare alla vita.

«[…] fui assalito da ricordi, belli e brutti. La maggior parte era ispirata a un senso di gratitudine: gratitudine per quanto avevo ricevuto dagli altri, ma anche per essere riuscito a dare qualcosa in cambio.»

E io, pur conoscendo ancora così poco di lui e delle sue opere, gli sono grata: per le emozioni e le lacrime che è riuscito a scatenare in me finché leggevo questo libro, per le conoscenze e le esperienze che ha deciso di condividere con noi e per l’umanità che ha sempre dimostrato con i suoi pazienti.

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erigibbi

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