La Casa di Carta – Seconda stagione: una serie tv spagnola che mostra il colpo perfetto (al contrario della serie) alla Zecca di Stato di Madrid.

La Casa di Carta

La prima stagione de La Casa di Carta mi era piaciuta molto (recensione qui). Scrivere la recensione però mi ha aiutato a soffermarmi e a riflettere sulle cose che non andavano bene. Tuttavia, nonostante i difetti, ho parlato positivamente della serie, perché mi aveva entusiasmata e intrattenuta.

Con il passare dei giorni però ho continuato a pensarci e a poco a poco la serie ha cominciato a cadermi in disgrazia, tanto che non ero molto propensa a guardare la seconda stagione, ma ci ho provato.

Be’, delusione totale, trash dall’inizio alla fine.

Inizio con le storie d’amore che sono stereotipate (e noiose, che si ripetono in loop) e non credibili all’interno del contesto in cui nascono e si evolvono.

Poi, problemi che avevo riscontrato già nella prima stagione: gli ostaggi. Com’è possibile che per metà del tempo gli ostaggi non siano controllati da nessuno?

Com’è possibile che in quell’arco di tempo nessuno cerchi di fare qualcosa?

Anzi, uno che ci prova c’è: un senza palle (e senza cervello) che cerca di sfruttare gli altri, che combina solo casini e nonostante questo gli altri ostaggi, privi di personalità, continuano a farsi sfruttare e mettono in atto i suoi piani ridicoli rischiando la vita al posto suo.

E in tutto questo divertente delirio vediamo armi incustodite e cellulari lasciati vicino agli ostaggi, ma sul serio?

E com’è possibile che per due intere puntate di fila Moscow non compaia mai e poi all’improvviso puf, eccolo vicino a tutti gli altri? Dov’è stato per tutto quel tempo? A scavare? Finché succedevano casini a non finire?

E veramente una profiler-poliziotta, seppur innamorata di un ladro gentiluomo, si comporterebbe come si è comportata Raquel? E mi dispiace non entrare nei dettagli perché qui di cose da dire ce ne sarebbero, ma non voglio fare spoiler a nessuno.

Ma soffermiamoci su Raquel: un ex marito che non si sa se veramente sia un violento (e da quel poco che si vede non lo sembra), tra l’altro sembra pure essere ben voluto da tutti, bo; la madre è malata di Alzheimer però si ricorda perfettamente che la figlia non fa sesso da mesi (SIAMO SERI?) e glielo rinfaccia ogni volta che compare sulla scena, tanto meglio se c’è pure un uomo nella stanza; il collega, Angel, innamorato di lei (ovviamente), friendzonato a più non posso, che ha sposato un’altra donna così per il gusto di farlo, che appena si incazza definisce Raquel con epiteti poco carini e poi è subito pace e amore di nuovo, in tutto ciò un invertebrato ha più spina dorsale di lui. Tutto molto credibile insomma.

E non metto in dubbio che ci si affezioni ai personaggi, che si entri in empatia con i ladri, ma non è nemmeno possibile che si ripetano in loop sempre le stesse dinamiche, sempre gli stessi errori. Tra tutti Tokyo che in quasi ogni puntata si alterna tra l’essere una donna cazzuta (e rompi palle, spesso senza cervello) e un’adolescente in piena crisi ormonale che o ha voglia di scopare (perché questi sono i termini usati) o piange come se non ci fosse un domani. Ah, non ho intenzione di spendere nessuna parola sull’uscita e sulla rientrata in scena di Tokyo. Anzi, sì, dai, qualche parola la spendo: comicità allo stato puro.

Fortunatamente, la seconda stagione finisce. E con “finisce” intendo che c’è veramente una fine alla vicenda, però, per non si sa quale oscuro motivo, ci sarà una terza stagione.

Perché?

Qualcuno mi spieghi perché ci dovrebbe essere una terza stagione.

Anzi, non me lo spiegate, tanto non la guarderò.

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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