L’uomo stanco – Alessio Pecoraro: una storia che fa riflettere sull’importanza del rapporto fraterno e sui comportamenti superficiali di noi uomini.

L’uomo stanco

l'uomo stancoTITOLO: L’uomo stanco

AUTORE: Alessio Pecoraro

EDITORE: Nulla Die

PREZZO: € 18.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

Il protagonista di questo libro, Noah, un pomeriggio d’estate scopre non solo un rifugio sotterraneo in mezzo ad un bosco, ma anche un diario segreto che racconta la strana storia de L’uomo stanco e della sua scoperta: all’interno del rifugio si trova un serpente che può essere chiamato tramite un soffio e il cui morso inietta nel corpo una droga che provoca incredibili stati allucinatori.

I personaggi ricorrenti sono diversi ed è come se formassero tre storyline differenti: Noah e Cora, sposati e affiatati, hanno deciso di vivere in tranquillità in montagna, lontani dalla vita frenetica e caotica della città; Ralph, fratello gemello de L’uomo stanco, è il fondatore di una casa cinematografica che produce film porno; infine, ci sono Pablo e Caccola, il primo è lo stalliere e tuttofare di Noah e Cora, il secondo è l’amatissimo cavallo di Cora che deve il suo nome ad una sua caratteristica e be’, direi che è di facile intuizione.

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, alcuni fanno sorridere per le loro peculiarità, altri fanno indignare per i loro comportamenti, ma tutti, in un modo o nell’altro, sono stati essenziali ai fini della storia che fa riflettere sull’uomo e sui suoi comportamenti spesso superficiali nei confronti degli oggetti che lo circondano e di cui fa quotidianamente uso, ma anche sul rapporto fraterno, spesso rovinato da rancori o liti mai risolte.

«Nelle mie passate allucinazioni sono stato cose, punti di vista, realtà impensabili che mi hanno fatto capire chi sono gli uomini. Sono esseri stanchi come me che continuo a esserlo senza stancarmi d’esserlo. Sono esseri stanchi di loro stessi.»

Anche questo libro, come Romanzo disumano, è molto introspettivo e particolare. Credo che i libri di Alessio Pecoraro non siano semplici, né da leggere né da capire né da digerire, ma forse proprio per questo hanno una marcia in più rispetto ad altri libri.

La lettura non è stata sempre facile, ma la curiosità per come si sarebbero evolute le cose non mi hai mai abbandonato. Il finale tra l’altro è stato totalmente inaspettato e profondamente triste, un po’ come tutta la vicenda.

Ancora una volta l’autore ha concluso il libro con dei ringraziamenti toccanti; ne L’uomo stanco è molto importante il rapporto fraterno, lo stesso rapporto a cui Alessio Pecoraro si rivolge alla fine di Romanzo disumano e di questo libro e una lacrima scende inevitabilmente ogni qualvolta leggo le sue parole.

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erigibbi

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