Cuore di tufo – Giuseppe Chiodi: un romanzo che ripropone in chiave dark e urban fantasy le figure del folklore partenopeo come la ‘Mbriana e il monacello.

Cuore di tufo

cuore di tufoTITOLO: Cuore di tufo

AUTORE: Giuseppe Chiodi

EDITORE: Dark Zone Edizioni

PREZZO: € 12.90 cartaceo

 

RECENSIONE:

Cuore di tufo di Giuseppe Chiodi è un romanzo che ripropone in chiave dark e urban fantasy le figure del folklore partenopeo.

Il protagonista è Pietro Cimmino, proprietario di un prestigioso negozio d’antiquariato tramandato da generazioni dalla sua famiglia così come la sua casa, ricca di manufatti antichi.

Pietro, dopo essersi separato dalla moglie, ha intensificato l’interesse per l’occulto, ma anche per le sue origini. Questo lo ha portato a perdere integrità mentale e a ridursi quasi sul lastrico. L’unica sua fonte di salvezza è sua figlia Ausonia, chiamata Sonia, e la ‘Mbriana a cui l’uomo è sempre stato devoto.

Cuore di tufo è sicuramente un libro interessante, ma che non mi ha convinto del tutto. Le scene d’azione, molte, mi sono spesso risultate confusionarie; sicuramente comprensibili, ma probabilmente a causa della velocità con cui si svolgono i fatti ho fatto fatica a seguire tutto perfettamente e a comprendere per bene cosa stesse succedendo e chi stesse facendo cosa.

Un aspetto originale della storia lo si trova nelle figure folkloristiche, protagoniste del romanzo tanto quanto Pietro. Le più importanti sono la ‘Mbriana, il monacello e Janara. Personalmente non conoscevo nessuna di questa tre figure e non mi sarebbe dispiaciuto un approfondimento (o all’interno della storia stessa con delle descrizioni da parte di Pietro o con delle note a piè pagina) per costruirmi un’immagine mentale dettagliata, ma anche per capire che ruolo hanno nelle credenze folkloristiche napoletane. Credo che un approfondimento di questo tipo non solo sarebbe stato utile al lettore (per la comprensione e per soddisfare la curiosità), ma avrebbe anche dato un valore aggiunto al libro.

All’interno del libro ci sono inoltre dei dialoghi in dialetto napoletano. Questa è sicuramente una scelta apprezzabile perché indubbiamente fa calare il lettore ancora di più nel contesto in cui si svolge la vicenda, ma credo sia opportuno considerare in questi casi che il libro può essere letto da chiunque, in Italia, e soprattutto chi proviene dal nord farà sicuramente fatica a comprendere con facilità del testo scritto in un dialetto che non è il proprio. Anche in questo caso sarebbe da considerare l’aggiunta di note che vadano a tradurre questi dialoghi e/o parti di testo.

Cuore di tufo può essere un libro consigliato a chi ama il dark fantasy e l’urban fantasy e che non disdegna un po’ di curiosità per il folklore partenopeo.

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erigibbi

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