1984 – George Orwell: un libro dai temi attuali che sconvolge il lettore per le assurdità, le atrocità, la deindividuazione di cui è intrisa questa storia.

1984

1984TITOLO: 1984

AUTORE: George Orwell

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 14.00 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

1984 è un distopico ambientato in un mondo spartito in tre Stati costantemente in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia.

La narrazione si svolge in Oceania, la cui capitale è Londra e la cui società è governata dai principi del Socing e dal Grande Fratello. (Ebbene sì, il programma televisivo che in molti seguono è nato proprio dal libro di Orwell). La società è sotto il costante controllo di teleschermi sempre accesi che controllano ventiquattr’ore su ventiquattro la vita di tutti, e con vita intendo qualsiasi aspetto della vita: sia i comportamenti sia i pensieri.

«Non era facendosi udire che si salvaguardava il retaggio degli uomini, ma conservando la propria integrità mentale.»

Il protagonista nonché narratore (anche se in terza persona) è Winston Smith che lavora al Ministero della Verità in cui si modificano costantemente le notizie del giornale a seconda della volontà del Partito. E qui siamo in presenza del primo dei tanti ossimori (e idea geniale, nonché spaventosa) di questa storia.

Oltre al Ministero della Verità ci sono altri tre Ministeri che gestiscono la società dell’Oceania: il Ministero dell’Abbondanza che si occupa degli affari economici; il Ministero della Pace che si occupa della guerra e il Ministero dell’Amore, il più temibile, che mantiene l’ordine pubblico.

Il libro si divide in tre parti. Nella prima parte Smith prende coscienza, poco per volta, del suo odio e del suo rifiuto nei confronti del Grande Fratello; nella seconda parte nasce e si sviluppa la storia d’amore tra Smith e Julia che dà un barlume di speranza ai lettori; nella terza ed ultima parte leggeremo e assisteremo impotenti alle torture fisiche e psicologiche che porteranno all’annullamento di Smith in quanto persona.

«Forse non si desiderava tanto essere amati quanto essere capiti.»

George Orwell, il cui vero nome in realtà è Eric Arthur Blair, ha la fama di autore «scomodo». Leggendo 1984 e inserendolo nel contesto storico-politico in cui è stato scritto, be’, possiamo chiaramente capire perché Orwell ha questa fama.

Scritto nel 1948 e pubblicato nel 1949, pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, 1984 sembra essere un chiaro riferimento ai regimi totalitari del XX secolo; 1984 non è una mera opera di fantasia da parte dell’autore, ma una critica e una denuncia ad un sistema privo di valori. Molte atrocità che si svolgono in Oceania ricordano il nazismo: la settimana dell’Odio; i figli (di qualsiasi età) educati a controllare, spiare e denunciare i propri genitori; il sesso come mero strumento di procreazione e non come un atto di piacere (l’amore tra uomo e donna non è nemmeno contemplato, non può e non deve esistere); il razzismo che separa i membri del Partito dai prolet.

«Era curioso pensare che tutti, in Oceania come in Estasia, erano sotto il medesimo cielo. E anche le persone sotto il cielo erano più o meno le stesse in ogni luogo – ovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di persone come questa, che non sapevano nulla delle rispettive esistenze, separate com’erano da mura di odio e di menzogne, eppure affatto simili – persone che non avevano mai appreso a pensare ma che racchiudevano nei loro cuori e ventri e muscoli il potere che un giorno avrebbe messo il mondo sottosopra.»

Ancora oggi, nel 2018, il libro sembra fare riferimento al nostro mondo, sembrano esserci forti richiami alla situazione attuale.

«Se gli si consentisse di avere contatti con stranieri, scoprirebbe che sono persone come lui e che la maggior parte di quanto gli è stato detto di loro è pura menzogna. Il mondo chiuso e separato nel quale vive andrebbe in pezzi e potrebbero svanire la paura, l’odio e l’ipocrisia su cui si basa il suo morale.»

Basti pensare anche al potere dei mass media: Orwell prevede, con estrema lungimiranza, lo sviluppo (spesso pericoloso) della tecnologia mediatica che va ad annullare il pensiero del singolo individuo, controllando l’intera massa. Il controllo sul passato esercitato grazie al Ministero della Verità fa sì che ne venga distrutto il suo ricordo e questo per due principali motivi: in questo modo i membri del Partito e i prolet non hanno nessuna possibilità di fare un confronto e di conseguenza non hanno nessun motivo per lamentarsi della loro condizione presente; in secondo luogo, ancora una volta si va ad affermare la potenza del Grande Fratello che è e rimane infallibile, non cambia opinione, non sbaglia mai le sue previsioni.

«Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato. In tal modo si poteva dimostrare, prove documentarie alla mano, che ogni previsione fatta dal Partito era stata giusta; nello stesso tempo, non si permetteva che restasse traccia di notizie o opinioni in contrasto con le esigenze del momento. La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.»

In 1984 la cultura è totalmente annullata dal Potere: la letteratura sta morendo, non esiste più come forma di espressione del libero pensiero. La neolingua infatti la sta distruggendo: si arriverà ad una quasi totale mancanza di parole.

«Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere.»

[…]

«Tanto per fare un esempio, in neolingua esisteva ancora la parola libero, ma era lecito impiegarla solo in affermazioni del tipo “Questo cane è libero da pulci”; o “Questo campo è libero da erbacce”. Non poteva invece essere usata nell’antico significato di “politicamente libero” o “intellettualmente libero”, dal momento che la libertà politica e intellettuale non esisteva più neanche come concetto e mancava pertanto una parola che la definisse.»

[…]

«Chiunque fosse cresciuto conoscendo soltanto la neolingua non avrebbe saputo più che una volta uguale significava anche “uguale da un punto di vista politico”; o che prima libero significava “intellettualmente libero”; […] Ci sarebbe stata tutta una serie di crimini che non avrebbe potuto commettere, per il fatto stesso che mancavano termini atti a definirli ed erano quindi inimmaginabili.»

Orwell punta molto sull’utilizzo distorto del linguaggio tanto che arriverà a parlare anche di bipensiero: gli individui arrivano a sostenere (e a credere) due opinioni palesemente contraddittorie tra loro.

Lo stile di Orwell è preciso, minuzioso nei dettagli e nelle descrizioni, scorrevole. La sua storia indigna il lettore e allo stesso tempo lo rende incredulo, impotente, abbandonato a sé stesso di fronte alle assurdità, alle atrocità, alla deindividuazione e al totale conformismo di cui è intrisa questa storia. 1984 è un libro che per la sua potenza, per la sua forte denuncia, per essere fonte di riflessione, per i suoi temi attuali dovrebbe essere letto una volta nella vita da tutti.

«Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.»

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erigibbi

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