Gli occhi neri di Susan – Julia Heaberlin: un thriller psicologico forte e ricco di riflessioni, adatto a chi ama i romanzi introspettivi.

Gli occhi neri di Susan

gli occhi neri di susanTITOLO: Gli occhi neri di Susan

AUTORE: Julia Heaberlin

EDITORE: Newton Compton Editori

PREZZO: € 4.90 cartaceo; € 3.99 e-book

 

RECENSIONE:

Adescata da un serial killer che l’ha sepolta in una fossa comune assieme ad altre giovani vittime, Tessa racconterà alla polizia i frammenti di una vicenda dalla quale si sentirà distaccata per tutta la vita. Grazie alla sua testimonianza infatti, il presunto colpevole finirà nel braccio della morte, ma a quasi vent’anni dalla sua confessione qualcuno pianterà nel giardino della ragazza una margherita gialla. Quel fiore evocherà in lei sensi di colpa e incertezze perché era proprio una manciata di margherite gialle che il suo assassino aveva piantato su quella fossa comune tanti anni fa. Sconvolta Tessa deciderà così di indagare per impedire che venga giustiziato un innocente.

«Ho perso trentadue ore della mia vita.

Lydia, la mia migliore amica, mi dice di pensare a queste ore come a vecchi vestiti in fondo a un armadio buio. Chiudi gli occhi. Apri l’anta. Rovista. Cerca.

Ci sono cose che ricordo bene, ma preferirei non fosse così. Quattro lentiggini. Occhi che non sono neri, ma azzurri, sbarrati, a pochi centimetri dai miei. Insetti che rosicchiano una guancia morbida e liscia. Granelli di sabbia tra i denti. Ecco quello che è impresso nella mia memoria.»

L’originalità della trama consiste in una profonda indagine del trauma psicologico della protagonista, indagato approfonditamente dalle numerose sedute con vari psicanalisti. Le battute, le esitazioni della protagonista alle domande incalzanti del dottore e i dubbi che esprime di continuo creano un ritmo serrato in un continuo alternarsi di presente e passato. Questi continui salti temporali a mio avviso avrebbero meritato una maggiore attenzione, soprattutto per quanto riguarda la collocazione nel tempo. Molto spesso si ha la sensazione che sia trascorso molto tempo, mentre invece in altri momenti sembra che il tutto sia accaduto pochi giorni prima perché i protagonisti presentano ricordi vividi e dettagliati. Molti aspetti della vicenda del rapimento, della sepoltura e della presa di coscienza di che cosa possa significare essere sepolto vivo sono semplicemente accennati e poco definiti e qui ho trovato la pecca essenziale del romanzo: la scarsa immedesimazione.

Julia Heaberlin descrive molto bene le scene riflessive in cui Tessa parla come in un monologo davanti allo specchio, tuttavia non si ha l’impressione di un personaggio tridimensionale. Tutta la riflessione di Tessa sembra fine a sé stessa perché non si rispecchia nelle scelte che questa donna dice di aver compiuto nella vita. Per esempio, Tessa si definisce una donna forte, ma nei fatti viene descritta come una madre single piena di insicurezze, che porta costantemente il fardello del suo passato sulle spalle. Al contempo, altro dettaglio che contrasta notevolmente con questa presunta forza d’animo, nei casi in cui Tessa viene riconosciuta come la ragazza sopravvissuta la sua reazione è sempre quella di scappare o di mostrarsi remissiva. Leggendo queste pagine molto spesso mi è sembrato che la protagonista fosse più che altro una ragazzina che non vuole ricordare, più che una donna vissuta, incattivita, una madre e un’artista.

Ritengo che come esercizio narrativo Gli occhi neri di Susan sia decisamente ben riuscito: uno stile scorrevole, in perfetto genere thriller in cui a farla da padrone è il ritmo incalzante. Penso sia comunque un taglio che in parte gioca a sfavore della trama, dato che tutti i fatti sono già accaduti da anni. Questa costante corsa, il desiderio di arrivare alla scoperta dell’assassino, purtroppo muore dal momento in cui si capisce che è trascorso troppo tempo per ricostruire con certezza la vicenda. Le difficoltà sono molte, gli indizi sono andati perduti e si ha spesso l’impressione che le ricerche stiano girando in tondo senza giungere mai ad una conclusione.

In ogni caso mi sento di definirlo come un buon libro psicologico e di analisi del post trauma che descrive le vicende della protagonista e il suo desiderio di rivalsa e quindi lo consiglio per chi cerca un thriller psicologico forte e ricco di riflessioni, ma non lo consiglio a chi è restio a leggere lunghi romanzi introspettivi.

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Giulia Rovelli

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