I frustrati. Un po’ romanzo, un po’ commedia – Marco Leoni Mantovani: un romanzo satirico che mette su carta pregiudizi e stereotipi di molti italiani.

I frustrati

i frustratiTITOLO: I frustrati. Un po’ romanzo, un po’ commedia

AUTORE: Marco Leoni Mantovani

EDITORE: Bibliotheka

PREZZO: € 13.00 cartaceo; € 4.99 e-book

 

RECENSIONE:

Il protagonista di questo libro è Matteo Fumagalli, impiegato di trentacinque anni insoddisfatto di qualsiasi cosa: della sua vita, del suo lavoro, della sua cerchia di «amici».

Matteo si sente insoddisfatto perché non si sente apprezzato dalla società, perché è convinto che si meriterebbe molto di più (l’aspetto che più critica della società italiana è l’assenza di meritocrazia), perché vorrebbe essere ricco ed è convinto di avere tutte le capacità per poterlo essere e diventare, il problema è la vita, con tutti i suoi aspetti, che sembra ostacolarlo.

Ho trovato veramente difficile, anzi impossibile, affezionarmi a Matteo che di fatto mi è risultato antipatico per tutta la storia. È un uomo cinico, altezzoso, satirico più che ironico. I suoi «amici» sono motivo di scherno, così come i loro problemi psicologici; sembra essere uno di quelle persone convinte di avere la verità in tasca.

Nel corso della storia Matteo ha l’occasione di parlare e di dire la sua sul funzionamento dello Stato italiano: parla di meritocrazia, di immigrazione e di omosessualità. Ci ritroviamo così a leggere i tipici pregiudizi e stereotipi che purtroppo sentiamo tutti i giorni. Deduco ovviamente che sia stato proprio questo lo scopo di Marco Leoni Mantovani: provocare il lettore, e di sicuro ci è riuscito.

Matteo nel corso del libro fa una sorta di percorso di crescita grazie al suo terapista e ad una specie di ciarlatana New Age che però non gli chiede un soldo. Così il protagonista comincia ad essere sopportato, più che apprezzato, proprio nelle ultime pagine del romanzo, semplicemente perché dopo aver ottenuto quello che voleva (con metodi alquanto discutibili) non è più frustrato e ha smesso di essere odioso con le persone che gli stanno vicino e che ora considera veri amici.

«Che senso ha possedere il mondo intero, se non si ha nessuno al quale trasmettere le proprie emozioni e sensazioni? In un’altra fase della mia vita, sarei stato ben felice di ergermi solitario su un piedistallo, traboccante di tracotanza e alterigia. Ora sono ben conscio del fatto che vi sono arrivato non certo da solo […]»

Sebbene il libro sia scritto bene e la sua lettura sia scorrevole (inoltre sono presenti pochissimi refusi) non mi ha lasciato nulla. Credo che il percorso di crescita intrapreso da Matteo potesse essere approfondito di più per dare la possibilità ai lettori di riflettere a fondo su determinate questioni. L’autore di per sé è sicuramente riuscito a provocare il lettore con i pensieri, i comportamenti e i modi di fare di Matteo, ma la cosa si ferma lì. La mia sensazione è proprio quella di sentire la mancanza di un qualcosa che ci poteva essere, ma che non è stato scritto ed è un peccato.

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A presto lettori,

erigibbi

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