Insegnami a vedere l’alba – Josh Sundquist: un romanzo illuminante per capire come le persone cieche percepiscono il mondo.

Insegnami a vedere l’alba

insegnami a vedere l'albaTITOLO: Insegnami a vedere l’alba

AUTORE: Josh Sundquist

EDITORE: Giunti

PREZZO: € 13.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Will ha sedici anni ed è cieco dalla nascita e dopo aver sempre frequentato scuole per soli non vedenti per volere della madre, decide di iscriversi ad una normalissima scuola pubblica di Toano. Questo per lui è un grande cambiamento e un’enorme sfida, che con il suo spirito combattivo riuscirà ad affrontare a testa alta nonostante le numerose difficoltà. La nuova scuola lo porterà a conoscere nuovi amici e soprattutto Cecily, che con delicatezza e dolcezza lo aiuterà a “vedere” ciò che lui non può, come un quadro di Van Gogh, la prospettiva di una strada o un’alba.

La vita di Will viene completamente ribaltata quando gli si propone la possibilità di un intervento sperimentale per dare la vista anche a chi è non vedente dalla nascita. I pericoli sono tanti, ma la voglia di poter vedere realmente ciò che Cecily è riuscita anche solo a fargli lontanamente immaginare è grande e decide di rischiare.

Insegnami a vedere l’alba non è assolutamente il classico Young Adult come pensavo prima di iniziare a leggerlo. È una storia di formazione, di amicizia, di difficoltà, ma anche di conquiste.

Il lettore è catapultato in una situazione sconosciuta: quella dei non vedenti. La bravura di Sundquist è stata proprio quella di riuscire a far percepire il mondo come viene percepito da un cieco. Le difficoltà che incontra nello svolgere anche le più banali azioni, la percezione dei suoni, delle voci, la percezione attraverso il tatto. Tutto questo per me è stato illuminante, ma ancora di più lo è stato il modo in cui l’autore è riuscito a far emergere come un cieco dalla nascita, dopo un’operazione sperimentale, vede realmente le cose nel momento in cui acquista la vista. Perché per un non vedente, non avendo mai sviluppato la corteccia visiva, qualsiasi cosa è sconosciuta, persino le forme e colori.

«Se si ascolta con attenzione, si impara che ciascun assembramento di corde vocali produce vibrazioni uditive diverse dagli altri. Le voci sono le impronte digitali del suono».

Un altro aspetto molto bello di questa storia è l’amicizia che si crea tra Will e Cecily; quest’ultima infatti lo aiuta, cercando di descrivere ciò che vede senza però utilizzare metafore o paragoni visivi. Cecily è sicuramente il personaggio che ho maggiormente apprezzato, una ragazza dolce e altruista. Ho apprezzato decisamente meno il protagonista, spesso arrogante e terribilmente viziato, mi ha davvero fatta innervosire. Questa sua caratteristica può essere anche considerata in modo positivo in quanto Sundquist non si è limitato a stereotipare il personaggio. Ci si aspetta sempre di provare tenerezza e compassione per chi è affetto da una qualsiasi disabilità, invece in questo romanzo il protagonista non vedente viene presentato a tutti gli effetti come una persona qualunque, con i suoi pregi e anche i suoi difetti che spesso danno parecchio fastidio.

La storia nel suo insieme, tolta la parte molto interessante sulla percezione dei non vedenti, non è particolarmente entusiasmante. Numerose sono le situazioni poco realistiche, e alcune parti un po’ prolisse che mi hanno annoiata. Se cercate la storia d’amore sappiate che in questo libro è davvero marginale, quindi non so se potrebbe fare per voi. È stata comunque una bella lettura, scorrevole e che si legge davvero in poco tempo; una lettura che consiglio a chi vuole conoscere qualcosa in più sulla percezione di un non vedente, che, alla fine del romanzo, Sundquist spiega in modo più approfondito grazie ad alcuni suoi studi intrapresi sull’argomento.

«La società o i media o chiunque dica che la gente dovrebbe apparire in un certo modo, e più tu ti discosti da certi standard meno bello sei. Ma, ovviamente, esiste qualcosa di più profondo che ha a che fare con l’attrazione, giusto? Qualcosa che va oltre ciò che la società sostiene essere bello o meno».

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A presto lettori,

Federica

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