Tredici 2: tra molte critiche ritorna la serie tv firmata Netflix con un approfondimento delle tematiche precedenti dando voce a tutti i personaggi.

Tredici 2

Quando ho saputo della seconda stagione di Tredici ero perplessa, come probabilmente tutti quelli che hanno visto la prima stagione. Questo perché la prima stagione si è conclusa in un modo o nell’altro, non c’era la necessità di avere un seguito. Nel momento in cui ho iniziato a guardare, reticente, la seconda stagione ho capito che il seguito un senso ce l’ha e credo che chi non abbia apprezzato il continuo si sia soffermato su pensieri pregiudizievoli e sulle sue convinzioni secondo cui «una seconda stagione non ha senso».

Le tematiche sono praticamente le stesse affrontate nella prima stagione ma tutte vengono approfondite e tutti i personaggi coinvolti nella vicenda hanno molto più spazio, hanno la possibilità di far sentire la propria voce e di esprimere le proprie emozioni. In Tredici 2 si parla di stupro (e questa volta non si parla solo di donne stuprate), si parla di suicidio e di tentato suicidio, si parla di redenzione, di vendetta, di giustizia, di droga, di lutto, di genitorialità, di menefreghismo, di omosessualità, di disturbi psichiatrici, di autolesionismo, di omertà e negazione; veramente credete che non valga la pena vedere una serie tv di questo tipo?

Una critica che è stata fatta a questa seconda stagione sono i dialoghi: troppo semplici e banali. Credo che non bisogni dimenticare che i protagonisti sono dei ragazzini di 16 anni; ragazzini che devono affrontare cose più grandi di loro, ragazzini che cercano di e vogliono comportarsi da adulti ma che chiaramente non lo sono. A 16 anni non utilizzavo un linguaggio molto diverso da loro, voi mi state dicendo che a scuola o con i vostri amici utilizzavate un linguaggio aulico e ricercato?

Se la prima stagione era incentrata sulle cassette lasciate da Hannah (e basata sul romanzo di Jay Asher), la seconda stagione è invece incentrata su delle polaroid che dimostrano concretamente le violenze perpetrate da molti giocatori della squadra dell’Istituto. Non si cambia totalmente strada ma la si percorre in modo diverso: viene data maggiore importanza e maggior peso alle sofferenze dei compagni/amici di Hannah e dei genitori.

Gli autori della serie nella prima stagione hanno riportato sullo schermo il libro e ora, nella seconda stagione se ne sono (per ovvi motivi) distaccati e hanno creato qualcosa di nuovo, di diverso ma non qualcosa di inguardabile, proprio no. Ci immergiamo nelle conseguenze della morte di Hannah, nella vita degli altri, di chi è rimasto e vuole giustizia.

Tredici 2 è una lunga elaborazione del lutto, è la ricerca della verità, è una denuncia al mondo sociale sessista e maschilista di oggi (basti pensare al fatto che se un ragazzo/uomo ha avuto rapporti con tante ragazze/donne è un playboy mentre se avviene il contrario si parla di ragazza facile, per non usare termini più volgari); è una lotta contro lo stupro e la violenza sulle donne, lotta portata avanti non solo dalle vittime, non solo dalle donne ma anche dagli uomini.

La seconda stagione offre scene che fanno male, anche la prima, è vero, ma in queste nuove tredici puntate mi sono ritrovata a piangere in quasi ogni puntata, sentivo un costante peso al petto che mi opprimeva, per arrivare ad una scena nell’ultima puntata che non sono riuscita a guardare, e mi ritrovo anche ora a piangere solo perché ci sto pensando. Tredici fa male perché è maledettamente vera. Quello che succede in quell’istituto succede veramente, non è invenzione, non è finzione, succede nelle scuole vere, nella vita vera.

Si riprende poi, tramite la storyline di Tyler, un argomento attuale e altresì reale: la gun violence. Tyler è una vittima tanto quanto Hannah, come lei non è una vittima perfetta, si fa fatica ad empatizzare con lui, ma come viene trattato? Cos’ha dovuto sopportare? Le avvisaglie di quello che avrebbe tentato di fare c’erano fin dall’inizio di questa serie e l’escalation di soprusi che Tyler ha dovuto subire possono essere la vera causa di molte stragi avvenute nelle scuole. Sicuramente ci saranno anche altri problemi, ma subire quello che ha subito lui può portare spesso a quelle conseguenze.

La base musicale continua anche in questa seconda stagione ad essere perfetta: ogni scena ha la giusta colonna sonora e l’apice viene raggiunto con The Night We Met; si conclude così, permettendo a tutti, e a Clay in particolare, di dire addio ad Hannah, personaggio che forse non vedremo più nella già annunciata terza stagione.

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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