Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood: un mondo in cui gli USA sono diventati uno stato totalitario basato sul controllo del corpo femminile.

Il racconto dell’ancella

il racconto dell'ancellaTITOLO: Il racconto dell’ancella

AUTORE: Margaret Atwood

EDITORE: Ponte alle Grazie

PREZZO: € 16.80 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Ci troviamo in un mondo devastato dalle radiazioni atomiche e in cui gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile.

L’aria si è riempita, in passato, di sostanze chimiche, raggi, radiazioni, l’acqua pullulava di molecole tossiche, per ripulire tutto ci vorranno anni, e nel frattempo i microbi seguiteranno a insediarsi nei corpi, a infiltrarsi nelle cellule adipose.

Difred ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza all’élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare.

Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. C’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Come ci viene introdotto nella trama, la narratrice di questa storia è Difred, un’ancella. Le ancelle hanno il compito di procreare e se ci riescono sono salve. Per quanta salvezza si possa raggiungere in un mondo di questo tipo. La cosa non è così “semplice” come può sembrare perché le ancelle hanno tre possibilità. Se non restano incinte entro questo termine dando alla luce un bambino sano la loro fine non è delle migliori.

Se siete stati attenti ho specificato bambino sano. Perché sì, non è così scontato, potrebbero nascere anche dei Nonbambini.

[…] un Nonbambino, con una testa a capocchia di spillo, o un muso come quello di un cane, o due corpi, o un foro nel cuore, o senza braccia, o con le mani e i piedi palmati? Non si può sapere. Un tempo potevamo saperlo, con le macchine, ma questo adesso è proibito dalla legge. E a che scopo saperlo, comunque? Non ci si può far niente; le gravidanze devono essere portate a termine.

La descrizione dei Nonbambini mi ha sconvolto. Ero abbastanza orripilata nell’immaginarmi tutto ciò e ovviamente anche profondamente triste: immaginarmi dei poveri neonati con queste caratteristiche fisiche è stato deprimente. Quello che non capisco è perché la legge, in questo mondo malato, proibisce di utilizzare le macchine per sapere se il bambino ha delle deformazioni. Perché portare a termine gravidanze di questo tipo se tanto poi ci si sbarazza di questi bambini?

Oltre alla figura delle ancelle, Margaret Atwood presenta anche altre categorie: gli Angeli, le Marte, gli Occhi, i Comandanti, le Mogli dei Comandanti e i Custodi della Fede. Sono tutte figure interessanti ma trovo che non siano state descritte molto dettagliatamente. La descrizione che ne fa l’ancella è molto vaga tanto che più che leggere il loro ruolo, lo capiamo facendo supposizioni. Non ci viene spiegato dove stanno, in base a cosa sono stati scelti, come svolgono il loro lavoro, dove lo svolgono o almeno non in modo approfondito e questo mi è dispiaciuto, anche se capisco che sia dovuto al fatto che l’ancella vive nell’ignoranza, non per sua volontà ovviamente.

Un altro aspetto che mi ha lasciato sconvolta sono stati i turisti giapponesi. Nel momento in cui ho letto di loro mi sono sorte una serie di domande tutte concatenate tra loro: perché nessuno fa nulla? I turisti erano a conoscenza dell’esistenza delle ancelle tanto che chiedono a Difred e all’altra ancella sua compagna se erano felici. È quindi chiaro a tutti che negli Stati Uniti descritti dalla Atwood si violino i diritti fondamentali e quindi perché gli altri Stati non si ribellano? Perché non cercano di fare qualcosa?

Le ancelle in modo particolare si trovano sotto un costante controllo, quasi mai visibile. Devono stare attente a qualsiasi cosa facciano, qualsiasi cosa dicano. Alcune, soprattutto quelle che hanno vissuto la libertà quando il mondo ancora funzionava, ne soffrono, come Difred, altre si sono adattate perfettamente, come Zia Lydia, una sorta di istruttrice e insegnante per le ancelle.

Penso a quello che significa subire questo controllo continuo. […] Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.

L’aspetto che più mi è piaciuto di questo libro sono stati i riferimenti al tempo presente. Alcuni aspetti del nostro mondo e del nostro tempo sono stati portati all’esagerazione ma sicuramente, tra le righe, possiamo leggere una critica ad alcuni aspetti critici della nostra epoca.

Sicuramente Il racconto dell’ancella è stata una lettura che mi è piaciuta però non ne ho visto il capolavoro di cui molti parlano. Per le prime cento pagine ho fatto molta fatica ad ingranare, mi annoiavo, tanto che mi sono ritrovata più volte con la testa ciondolante. La mia impressione è che all’interno di questo libro non succeda “niente”. La narrazione è statica, ad un livello costante, lineare. Non ci sono avvenimenti degni di nota, azione, rivolte. È la semplice descrizione della vita di un’ancella con qualche accenno al prima.

Nella seconda metà, e molto più vicino alla fine, ero sicuramente più incuriosita dalla storia perché Difred stava trasgredendo e lo faceva con sempre maggiore voracità: più trasgrediva, più si metteva a rischio, più rischiava e più voleva rischiare.

Poi si arriva al finale; finale che finale non è perché è una fine aperta. Io non amo questi tipi di finali ma riesco ad apprezzarli in alcuni libri, in questo non ci sono riuscita. Probabilmente perché eravamo ormai giunti al punto più clou della storia e stroncare così di brutto il tutto non mi è affatto piaciuto.

Tra l’altro una cosa non mi è chiara: se Difred, il suo racconto, l’ha registrato quando nessuno era in sua presenza (per ovvi motivi visto che era una cosa proibita) come ha fatto a registrare gli ultimi attimi quando con lei c’erano altre persone? Ovviamente non entro nei dettagli per non spoilerarvi nulla. Se Margaret Atwood si fosse fermata con la narrazione nel momento in cui Difred vede una certa cosa dalla sua finestra sono sicura che lo avrei preferito molto di più come finale aperto.

In sintesi credo che Il racconto dell’ancella sia un buon libro ma che non sia un capolavoro. Mi sarebbero piaciute delle descrizioni ulteriori di tutte le categorie di persone facenti parte di questa nuova società, mi sarebbe piaciuto saperne di più su come gli Stati Uniti si siano ridotti in questo modo, insomma, a mio avviso mancano degli approfondimenti che sarebbero stati interessanti ma indubbiamente è un libro che vi consiglio.

Mi fermo qui, anche se potremmo parlare di molte altre cose ancora come ad esempio l’aspetto sessuale, lo sfruttamento femminile, il ruolo della donna ma rischierei di scrivere a mia volta un libro a riguardo e non mi sembra il caso!

Innamorarsi, ho detto. A tutti è capitato, in un modo o nell’altro. Come poteva parlarne con tanta leggerezza, perfino con scherno, come fosse una banalità, una frivolezza, un capriccio. Era, al contrario, uno stato di inquietudine. Era il pensiero centrale; un modo per conoscere se stessi. Chi non si fosse mai innamorato sarebbe apparso come il portatore di una mutazione genetica, una creatura di un altro mondo.

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erigibbi

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