Il giardino d’estate – Paullina Simons: si conclude con Il giardino d’estate la saga che più mi ha fatto emozionare, la trilogia de Il cavaliere d’inverno.

Il giardino d’estate

il giardino d'estateTITOLO: Il giardino d’estate

AUTORE: Paullina Simons

EDITORE: BUR Rizzoli

PREZZO: € 11.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Al suo rientro in America, Alexander porta con sé le ferite della Seconda guerra mondiale e delle torture subite nel campo di Sachsenhausen. Ma le ferite più gravi, quelle incurabili, quelle indimenticabili, sono quelle che si porta nell’anima. Tatiana, sempre al suo fianco, sua eterna salvatrice, questa volta non riesce a sopportare la vista di quel corpo devastato, né tantomeno riesce a scorgere le ferite e il trauma che Alexander porta dentro di sé.

Lei era troppo imbarazzata per guardarlo. Lo sfiorò con dita tremanti, e anche le labbra dolci e screpolate tremarono quando levò il viso per salutarlo. “Shura, tesoro, cosa ti è preso?” Mormorò, avvampando, abbassando la testa. […]

“Tu mi hai preso, rispose. Come una granata a mano”

All’inizio del terzo ed ultimo capitolo della saga, Tatiana e Alexander sono nuovamente messi alla prova, dai ricordi della guerra, dalla loro nuova vita insieme, una vita normale, che loro non riescono a gestire, una vita lontana dalla guerra, dal dolore, dalla fame, dalla loro unica terra d’amore: l’Unione Sovietica. Questa nuova vita sarà una sfida grande tanto quanto la guerra, in cui la loro natura riemergerà con prepotenza, lei, eterna crocerossina intenta a salvare i feriti, lui, l’ufficiale dell’Armata Rossa, il soldato che ha attraversato la strada per lei, che è sopravvissuto ai campi di lavoro e alla guerra stessa.

“Continua a risplendere, continua a risplendere, mia unica stella,

mia stella d’amore eterno,

sei la mia unica diletta,

non vi sarà nessun’altra per me”

Pur avendo amato ogni singola parte di questa saga, ogni ricordo, ogni parola d’amore, di conforto e di consolazione, ho sofferto nel vedere i personaggi lontani dai luoghi in cui hanno scoperto di amarsi: il Quinto Soviet, Leningrado, Luga, Lazarevo… Luoghi in cui decideranno di non tornare mai più. I personaggi voltano pagina, cercano di dimenticare, di lasciarsi tutto alle spalle, ma quel giorno, il 22 giugno del 1941 rimarrà per sempre nel loro cuore, nelle loro anime sovietiche.

“Papà, hai detto che Santa Croce, in Polonia, è una bella città?” Domandò Tatiana. “Ma nulla regge il confronto con Leningrado in una serata estiva, non credi?”

“Nulla” convenne “questo è il luogo in cui voglio morire”

A mio avviso questo sguardo sulla loro vita in America avrebbe dovuto fermarsi al momento del loro rientro e del processo per la sorte di Alexander, riammesso nella sua terra d’origine dopo lunghe giornate di agonia, sofferenza e angoscia. La saga, che sarebbe potuta terminare già con il secondo capitolo, Tatiana & Alexander, si protrae fino alla vecchiaia dei due personaggi, dei loro figli, nipoti, perdendo di vista, per un attimo, i due protagonisti principali, ma ciò non significa che non abbia amato alla follia anche quest’ultimo capitolo.

Con i suoi romanzi, la Simons è riuscita a farmi sognare, a farmi piangere, a farmi ridere e a farmi battere il cuore come nessun altro autore era stato capace di fare. La saga de Il cavaliere d’inverno è entrata nel mio cuore per non uscirne mai più, diventando il mio romanzo preferito in assoluto, che mi accompagna sempre, in ogni istante della mia vita e che non lascerà mai quello spazio sul comodino.

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RECENSIONE di Iris:

Il giardino d’estate chiude la trilogia de Il cavaliere d’inverno. A mio avviso, Paullina Simons avrebbe potuto evitare di scriverlo ed aggiungere qualche dettaglio maggiore al secondo libro: Tatiana & Alexander. Nonostante ciò il libro è molto bello e riesce a prenderti come i precedenti.

Al lettore viene mostrata la vita di Tatiana e Alexander dopo che sono tornati in America. Il lettore viene travolto dalla sofferenza di Tatiana che non riconosce più suo marito, sembra cambiato, sembra più distaccato e non riesce a capire cos’ha. Dall’altra parte il lettore accoglie anche i sentimenti di Alexander che non riesce a superare il trauma della guerra, non si riconosce e non riesce a farsi amare da sua moglie come prima, come a Lazarevo, come quando camminavano per le strade di Leningrado.

“Shura tu avevi bisogno del mio aiuto” E ne hai ancora, avrebbe voluto aggiungere. Tentò di asciugarsi le lacrime dal viso, inutilmente. Alexander si girò verso di lei, sdraiandosi su un fianco. “Lo so.” Le sfiorò gli occhi, le labbra, il cuore. “Ecco perché sono tornato”, sussurrò, la voce quasi impercettibile. “perché volevo essere salvato, Tatiasha.”

Il loro amore viene messo duramente alla prova, tra litigi molto duri e azioni poco degne. Ma nonostante tutte le difficoltà che si trovano ad affrontare, il loro amore riesce sempre a ritrovarsi.

Lo sai vero? Mormora Alexander. Ti amo. Sono accecato da te, pazzo di te. Sono malato di te. Te l’ho detto durante la nostra prima notte insieme, quando ti ho chiesto di sposarmi, e te lo ripeto ora. Tutto quello che ci è successo, tutto quanto, è accaduto perché ho attraversato la strada per te.

Lo stile e il modo che Paullina Simons ha di far sentire i sentimenti dei personaggi al lettore è unico. Riesce ad immergerti nella storia, a riportare il lettore a rivivere ricordi del primo libro e farlo piangere, ricordando i tempi felici e spensierati dei due sposi.

Durante tutto il romanzo, mi sono trovata a sperare con tutto il mio cuore di rivedere Alexander e Tatiana camminare per le strade di Leningrado, lungo la Neva, dove il loro amore è cominciato. Quella vita invece, è stata abbandonata per far spazio ad una nuova vita, normale, in America. Ma questa vita normale, non può esserci per i personaggi.

Infatti verso gli ultimi capitoli del libro, arriva la parte che più preferisco e che più ho amato, quando il lettore viene trasportato nella guerra in Vietnam, assieme ad Anthony, il primo figlio di Tatiana e Alexander: leggendo quelle pagine mi sono tornati in mente i ricordi di Leningrado e le bombe della Seconda guerra mondiale. Ho provato sentimenti di sofferenza e fiato corto quando i soldati correvano nel bosco e sono stata felice, quando Alexander è sceso in guerra, per andare a cercare e aiutare suo figlio. Mi era mancato leggere delle gesta eroiche di Alexander, delle sue lettere strappalacrime inviate a Tatiana.

“Ricordi cosa devi fare ora? Baciati il palmo della mano e premitela contro il cuore.”

Il giardino d’estate è un romanzo un po’ amaro ed un po’ dolce ma bellissimo. Le emozioni che il lettore prova sono indescrivibili: l’emozione di vedere padre e figlio combattere spalla a spalla, l’emozione di voler leggere le ultime pagine sempre più lentamente per non dare addio a questa saga, a quest’amore, a tutto il dolore.

E come nei migliori romanzi, il cerchio si chiude nello stesso modo in cui è iniziato, con amore e qualche lacrima.

Tatiana siede sotto le palme e mangia il gelato. È estate, è giugno, domani è il suo compleanno. Sotto il cappello, sottovoce, canticchia una lenta melodia russa di tanto tempo fa. Batte le palpebre ed alza gli occhi dal cono. Dall’altra parte del marciapiede, Alexander sorride. Arriva un autobus di linea diretto verso il centro di Phoenix. Fu quello il momento, a Leningrado, in una via deserta, in cui la sua vita divenne possibile, in cui Alexander divenne possibile. Eccolo lì, così com’era: un giovane ufficiale dell’Armata Rossa in dissolvimento, di pattuglia il giorno in cui per la Russia è scoppiata la guerra. […] Sorridendo, le dice: “Tatiana, il tuo gelato si scioglie, come sempre”.

[…] Alexander pensa alle barche a vela su oceani lontani, al deserto della sua infanzia sfocata, al fantasma della fortuna, alla ragazza sulla panchina. Quando la vide, vide qualcosa di nuovo. Lo vide perché voleva vederlo, perché voleva cambiare la propria vita. Era sceso dal marciapiede ed era uscito dalla trappola. Attraversa la strada. Seguila. E darà un senso alla tua esistenza, ti salverà. Si, si. Attraversa.

“Quando c’incontreremo a Lvov, io e il mio amore…” canticchia Tatiana, mangiando il gelato nella nostra Leningrado, nel giugno profumato di gelsomino, vicino alla Fontanka, alla Neva, al Giardino d’Estate, dove resteremo giovani per sempre.

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A presto lettori,

Iris

 

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