L’ultimo treno per Istanbul – Ayse Kulin: un romanzo con un punto di vista diverso sulla Seconda Guerra Mondiale dalle tiepide emozioni

l’ultimo treno per istanbul

l'ultimo treno per istanbulTITOLO: L’ultimo treno per Istanbul

AUTORE: Ayse Kulin

EDITORE: Newton Compton

PREZZO: € 4.90 cartaceo; € 0.99 e-book

 

RECENSIONE:

Con L’ultimo treno per Istanbul ci troveremo a seguire la vita di molti personaggi, prima fra tutti quella di Selva figlia dell’ultimo pascià ottomano che, nonostante si trovi tutta la famiglia contro decide di seguire il suo cuore. Selva deciderà infatti di sposare Rafael Alfandari, un ebreo, e vista la forte opposizione di entrambe le loro famiglie, i due emigrano in Francia, lontano da tutti i loro cari.

Sabiha è la sorella maggiore di Selva ed è sempre stata gelosa della sorella per il suo fascino innato e la sua altezza. Sentendosi sempre inferiore, quando conobbe il suo futuro marito Macit, un diplomatico del Ministro degli Esteri, per paura che la sorella glielo ammaliasse la spinse tra le braccia di Rafael nonostante fosse ebreo e nonostante la sua famiglia disapprovasse.

Per questo motivo, dopo la partenza per la Francia di Selva, Sabiha inizia a sentirsi tremendamente in colpa per aver manovrato così la vita della sorella e quando la guerra è alle porte la sua preoccupazione per Selva aumenta.

Fortunatamente arriva la notizia che il governo turco sta preparando un treno che dalla Francia riporta più cittadini possibili in patria. Riusciranno anche Selva e Rafael a ritornare al sicuro?

La mancanza d’amore danneggia le persone adulte nello stesso modo in cui danneggia i bambini.

Durante questo romanzo saremo spettatori delle tante manovre diplomatiche che i turchi metteranno in atto per salvare il suo popolo dalla morsa dei nazisti, senza distinzione di religione e spesso anche di provenienza, facendo passare per turchi anche chi non lo era effettivamente, grazie a passaporti falsi.

Tra Francia e Turchia seguiremo le avventure di chi, fuori dalla propria madre patria fa di tutto per ritornare. In un paese che con fatiche politiche e diplomatiche è riuscito a trasportare i propri cittadini su un treno attraverso un’Europa assediata dai nazisti. Un paese che attende il proprio popolo a braccia aperte. E forse è stata proprio questa visione di nazione così giusta, coraggiosa e neutrale che mi è sembrata poco realistica, un po’ come un universo utopico. Tant’è che spesso viene menzionata la Prima Guerra Mondiale ma mai viene menzionato il genocidio armeno ad opera dei turchi. Ma comunque chiudiamo un occhio.

L’inizio purtroppo l’ho trovato davvero molto prolisso, ci si dilunga in incontri politici e diplomatici. Vengono più e più volte descritti i vari iter burocratici per il rinnovo e la richiesta del passaporto turco e per questo viene un po’ meno quell’atmosfera tipica di tutti i libri ambientati durante la guerra.

È sicuramente un libro nuovo sulla guerra, con una visione che non avevo preso in considerazione. Vedere la guerra dalla parte dei turchi, popolo neutrale, è stato molto interessante. Purtroppo le emozioni restano un po’ tiepide, vengono descritte in maniera così fredda e poco coinvolgente che scivolano via senza dare molto al lettore. Anche i numerosissimi personaggi che andiamo a seguire vengono tutti caratterizzati dalle proprie azioni e raramente dai propri sentimenti. Per questo ho vissuto la storia un po’ a metà.

La storia viene rinvigorita con la partenza del treno, dando inizio così ad una situazione più movimentata e dinamica che permette al lettore di leggere con più piacere, catturato dagli eventi, peccato però che questa parte più accattivante inizi solamente a pagina 260.

L’ultimo treno per Istanbul di Ayse Kulin è sicuramente un libro consigliato a chi vuole avere un punto di vista poco conosciuto sulla Seconda Guerra Mondiale, e proprio per questa sua particolarità questo libro riesce a guadagnarsi la terza stellina un po’ stiracchiata.

A parte lo stridio delle ruote sui binari e il vento che soffiava tra le aperture del vagone, tutto era calmo. Pareva che tutti si fossero mangiati la lingua.

Questo dev’essere il suono della paura, pensò il console.

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A presto lettori,

Federica

 

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