La piccola libreria di New York: una storia d’amore tra Bea, una ragazza amante dei libri, e Jake, uno psichiatra, il tutto ambientato nella Grande Mela

La piccola libreria di New York

la piccola libreria di new yorkTITOLO: La piccola libreria di New York

AUTORE: Miranda Dickinson

EDITORE: Newton Compton

PREZZO: € 4.90 cartaceo; € 2.99 e-book

 

RECENSIONE:

Bea James, dopo che il suo ragazzo per l’ennesima volta non si è presentato ad un appuntamento importante, decide di lasciarlo e di dedicarsi completamente a ciò che più la fa stare bene: i libri.

Il rassicurante profumo della carta, dell’inchiostro e della cera per mobili le riempì i polmoni. Per lei era l’odore più bello del mondo, l’aroma allettante di una libreria. Il suo sogno era sempre stato quello di possederne una. Per tutta la vita aveva amato i libri. Libri veri, non quelli elettronici. Libri che potevi metterti in borsa e leggere sulla metro. Libri che potevi far finta di consultare in un caffè del tuo quartiere mentre in realtà ti guardavi intorno. Libri in cui potevi tuffarti, accoccolarti e perderti. Libri con cui potevi riempire il tuo appartamento: infilati nelle mensole, sotto i tavoli, pile rassicuranti sul comodino. Se usciva di casa senza un libro, Bea si sentiva nuda, priva di qualcosa. In definitiva, lavorare in libreria voleva dire trovare sempre nuovi amici da portare a casa.

Amici che non la deludevano mai. Amici di cui poteva fidarsi.

Jake Steinmann, uno psichiatra che vive a San Francisco, dopo essere stato lasciato dalla moglie decide di tornare a New York, dov’è nato e cresciuto.

Bea e Jake si conosceranno ad una festa di fidanzamento in cui ovviamente saranno gli unici single presenti e quando cominceranno a parlare, subito si trovano d’accordo su una cosa: non ci sarà più nessuna relazione sentimentale nelle loro vite. Questo è il loro patto.

Le cose che non mi sono piaciute di questo libro sono molte.

Il nostro rapporto è iniziato male già quando ho capito che la sinossi era sbagliata! Nella quarta di copertina infatti c’è scritto:

Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione.

Peccato che lui non l’abbia mai lasciata. Otis, il ragazzo in questione, le ha semplicemente dato buca varie volte nel corso dei loro 5 anni di fidanzamento e all’inizio del libro c’è l’ennesima buca. Bea lo lascerà. Non il contrario. Io mi chiedo se gli editori li leggano i libri che pubblicano. Non se se l’errore ci sia alla base e quindi i traduttori italiani abbiano semplicemente tradotto quello che c’era scritto ma se gli editori italiani avessero letto il libro si sarebbero accorti dell’errore e lo avrebbero fatto correggere prima di mandarlo in stampa e noi lettori non ne avremmo mai saputo niente. Ma andiamo avanti.

Per chi mi segue da un po’ sa che i romance non fanno per me. Questo è un romance a tutti gli effetti ma credetemi, sono stata il più obiettiva possibile e ho affrontato la lettura con positività, dicendomi che questo poteva essere un buon romance visto che si parla di libri e di libreria.

No, le cose non sono andate così.

Innanzitutto titolo e immagine di copertina traggono in inganno i lettori che, come me, non volevano e non si aspettavano un romance.

La piccola libreria di New York di cui Bea è proprietaria non è la protagonista di questo romanzo. Non la inserirei nemmeno tra i protagonisti secondari. La libreria è totalmente marginale ai fini della storia. Verissimo, Bea ci passa molto tempo al suo interno; siamo partecipi con lei e Russ, migliore amico e coproprietario, delle decorazioni e degli eventi che organizzano (unica parte per me davvero interessante di questa storia) ma la cosa finisce lì. Perché dare ad un libro il titolo La piccola libreria di New York se tanto la libreria ha un peso marginale? Infatti il titolo originale del libro è I’ll Take New York e se si fosse tradotto più o meno letteralmente questo titolo, la cosa avrebbe avuto molto più senso e io sicuramente non avrei acquistato il libro.

Al di là di questo, anche la storia è molto noiosa e addirittura ripetitiva. Bea e Jake non fanno altro che ripetere per tutto il libro, da quando si sono incontrati, che loro hanno siglato questo patto, che non avranno altre storie d’amore, che il patto è attivo, che non si innamoreranno più, che il patto dice che possono solo avere delle relazioni amicali blablabla. 300 pagine di questo. Non c’è altro.

Poi ovviamente ci sono degli aspetti per me senza senso.

Otis, l’ormai ex-ragazzo di Bea, che dopo essere stato lasciato sparisce. Lei lo molla e lui puf, non manda un messaggio, non prova a chiamarla, non va a trovarla in libreria. Ma io dico. Dopo 5 anni? Dopo 5 anni di fidanzamento tu sparisci in quel modo sapendo che lei ti ha lasciato perché tu eri un fidanzato assente? Sapendo che lei ti ha lasciato pur amandoti ancora? Forse, se la ami come dici, dovresti dimostrarglielo no? Vabbè, facciamoci una ragione, magari nella vita reale c’è qualcuno che si comporta in questo modo.

Andiamo tutti avanti con le nostre vite e… Otis dopo 7 mesi ricompare! Ebbene sì, Otis ricompare e cosa fa? Beh OVVIAMENTE chiede a Bea di sposarlo. Ma siamo seri? BAH.

Poi, ho trovato carina l’idea della nonna che scrive alla nipote, che la capisce, che cerca di starle vicino MA. Nella vita vera quante nonne ci sono che a più di 90 anni si mettono a scrivere mail? Quante nonne ci sono che a più di 90 anni scrivono delle lettere decorandole con dei bellissimi topolini? Possibile che solo nella vita vera le nonnine di 90 anni sbagliano le doppie, facciano fatica a scrivere il proprio nome e il più delle volte soffrono di forme più o meno gravi di demenza? Possibile che nei libri le nonnine hanno più energia di un adolescente e siano più brave a scrivere di Ishiguro che ha vinto il premio nobel per la letteratura?

In sintesi le cose che mi sono piaciute di questo libro sono assai poche. Ho apprezzato quando si parlava della libreria e degli eventi che Bea e Russ volevano organizzare (questo mi ha aiutato a fantasticare ancora una volta su cosa potrei fare nel mio caffè letterario tanto bramato) e ho apprezzato New York che è stata la vera terza protagonista di questo romanzo.

Per tutto il resto posso dire a cuor leggero che si tratta di un libro da poter dimenticare facilmente.

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A presto lettori,

erigibbi

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