L’ultimo faro di Paola Zannoner

 

TITOLO: L’ultimo faro

AUTORE: Paola Zannoner

EDITORE: De Agostini

PREZZO: € 14.90 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Quattordici ragazzi trascorreranno tre settimane di vacanza in un posto stupendo: un faro sul mare. Tutti loro avranno una diversa storia alle spalle, una ferita da nascondere o un segreto da custodire. Tra amori e dissapori il gruppo si riunirà grazie ad uno scoperta fatta da Lin, una ragazza del gruppo: all’interno della cava di pietra ai piedi del faro c’è un graffito che metterà Lin sulle tracce di una storia d’amore.

L’ambientazione di questo libro è per me un luogo meraviglioso. Da lettrice accanita spesso mi è capitato di fantasticare su luoghi appartati come una baita in montagna o un faro dove poter passare la mia esistenza lontana da tutto. Mi vedo con maglioni di lana larghissimi, comodissimi e caldissimi, una tazza di cioccolata calda al mio fianco e un libro davanti agli occhi, il crepitio del fuoco acceso e il mare in tempesta. Ne L’ultimo faro la stagione non coincide alle mie fantasie visto che siamo in piena estate ma non disdegnerei l’essere sdraiata su un asciugamano a leggere quindi va benissimo anche questa atmosfera!

Il libro è composto da capitoli che si alternano così come la narrazione: in prima persona quando il capitolo è dedicato ad un ragazzo presente alla vacanza, in terza persona quando si parla del faro, della sua storia o di quello che stanno facendo i ragazzi in gruppo.

Ognuno di loro ha una storia particolare alle spalle: chi soffre di anoressia, chi è scappato dalla guerra, chi ha perso un fratello, chi è già un drogato (ma veramente drogato) di videogiochi e così via. Le personalità di ognuno sono piuttosto chiare, tutti hanno delle peculiarità. Molti di loro hanno dei problemi psicologici e mi sarebbe piaciuto se si fossero spese delle parole in più su queste problematiche.

Il linguaggio è molto semplice, a mio avviso fin troppo.

Cioè hanno cominciato a chiamarmi Cicca per via che masticavo sempre. Le cicche insomma. L’assistente sociale pensava che fumassi, capito che storia?

Cicca è l’esempio più plateale di questa semplicità di linguaggio. Certo, è la ragazzina più piccola del gruppo, ha solo 11 anni e non deve nemmeno avere un QI troppo alto però gli altri ragazzi, nonostante abbiano un lessico più ampio e una capacità di esprimersi di gran lunga superiore a Cicca, comunque si esprimono con troppa facilità.

Io alle elementari (quindi ero più una bambina che una ragazza) leggevo Harry Potter che è un libro per ragazzi ma il linguaggio non è minimamente paragonabile a quello usato in questo libro. Questo è stato l’aspetto principale che mi ha fatto storcere il naso. Dal libro si capisce che la produzione narrativa della Zannoner è diretta ai giovanissimi ma credo si possa (e si debba) usare un linguaggio leggermente più ricercato: i ragazzi con la lettura oltre a divertirsi dovrebbero imparare qualcosa, non solo a livello di messaggio ma anche a livello lessicale e questo libro a mio avviso non aiuta a progredire.

In sostanza, la storia è carina, per i ragazzi di 11-13 anni può essere una bella storia ma il linguaggio resta a mio avviso troppo semplice quindi mi trovo in difficoltà nel decidere se consigliarvelo o meno!

La sala dove si riunirono era la mensa in cui avrebbero fatto colazione ogni mattina e cenato ogni sera. Giulio li accolse strofinandosi le mani, con l’aria soddisfatta. Si era legato i capelli in un nodo sulla sommità della testa e aveva un aspetto da samurai. Aveva cambiato la maglietta a mezze maniche con una canottiera nera che metteva in mostra le spelle robuste e i bicipiti. Aveva l’aria di uno piuttosto allenato.

Anche Marianna si era cambiata e indossava un abito leggero senza maniche, lungo fino alle ginocchia. I sandali mostravano unghie ben curate, laccate di blu.

Accanto a loro, stava in piedi una dai capelli corti e tinti di un castano scuro, con gli occhiali e l’espressione corrucciata.

«Questa è Monica» la presentò Giulio. «È la nostra meravigliosa cuoca.»

«Ahi, meravigliosa!» protestò lei e la faccia si illuminò con un sorriso candido da bambina. «Sono una cuoca normale!»

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Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

A presto lettori,

erigibbi

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