RECENSIONE: Kilometro Zero di Aniceto Fiorillo

TITOLO: Kilometro Zerokilometro-zero

AUTORE: Aniceto Fiorillo

EDITORE: Nativi Digitali Edizioni

GENERE: romanzo di formazione, romanzo di viaggio

PUBBLICAZIONE: 2016

PREZZO: € 10.00 cartaceo; € 3.49 e-book

PAGINE: 130 p.

Prime righe:

Dalle lettere di mia madre
Partivo perché avevo vent’anni.
Avere una bambina, amarla, e non poterla crescere: non avevo la forza. Mi reputavo egoista, giovane, troppo giovane anche l’Ucraina. Mi dicevo: “Che madre sarei, non riesco nemmeno a immaginarlo!”

TEASER:

Geremia faceva lo spacciatore alle casette dei Puffi. Al parco, ogni zona era specializzata per la vendita di una tipologia di stupefacenti: ai Quattro Palazzi si prendevano fumo ed erba, gli acidi al Chalet Max, la cocaina al Quarto Mondo, e infine l’eroina, anzi il cobret, lo scarto dell’eroina, ai Puffi. Era stata denominata così, per la struttura delle abitazioni, molto basse e piccole: ricordavano effettivamente le case del cartone animato degli anni ottanta. Lo spacciatore era seduto fuori al Bar Montone, in compagnia di altri amici. Parcheggiammo la macchina, a cento metri dal Bar. Come ci vide, si alzò e si avvicinò. Lo stereo era sintonizzato su Spazio 73. Mandava un pezzo di Franco Riccardi. Geremia e Antonio si salutarono con affetto. Geremia era proprio grosso, con una testa quadrata. Non so nemmeno come mai si chiamasse Geremia, un nome così del cazzo non l’avevo mai sentito dalle mie parti.

TRAMA:

Il giorno in cui Bruno perde i genitori, qualcosa in lui si rompe. L’irrequietezza non si arresta, né dinanzi all’università, né tantomeno davanti alle donne e alla droga. Per sfuggire al dolore, decide di partire. Un viaggio verso l’Ucraina, lungo i Carpazi, attraverso i misteri di Kiev e gli eccessi di Odessa, fino alla surreale Kilometro Zero, il paese di origine della madre, dove il Danubio sfocia nel Mar Nero. Il cammino del giovane ci mostrerà una parte nascosta e affascinante di Europa e lo porterà a superare i fantasmi del suo passato.

RECENSIONE:

Questo libro, inviatomi proprio dall’autore che ringrazio, mi è piaciuto molto. Si tratta di un romanzo di formazione dove i protagonisti sono la crescita e il viaggio. Bruno, come avete letto dalla trama, ha perso i genitori a 17 anni a causa di una fuga di gas e da allora ha iniziato il suo calvario. Dalla loro morte è come se avesse perso la propria identità, ed oltre a non sapere più chi è non riesce più a trovare un luogo dove poter dire di sentirsi a casa. Inizia così il suo viaggio tra una casa famiglia e un ostello, tra una canna e un po’ di droga, tra ragazze che ama e ragazze con cui va semplicemente a letto. Sebbene ci siano donne che vendono i loro corpi, sebbene ci siano scene di sesso, questo libro non è mai volgare ma è sempre reale, vero. Bruno mi ha dato l’idea di essere un bravo ragazzo, nonostante abbia rubato delle mele nel Trentino, nonostante si sia dato al consumo di droga, nonostante abbia pagato per fare sesso, non mi hai mai, MAI trasmesso l’idea di essere un ladro, un drogato, un “cliente”. Mi ha sempre, SEMPRE trasmesso l’idea di un ragazzo alla ricerca di sè, in un costante precario equilibrio tra “chi sono?” e “dove sono?”. La crescita c’è stata quando è arrivato a Kilometro Zero, il paese dell’Ucraina dov’è nata e cresciuta sua madre. Lì, lì dove lui non è mai stato, lì dove lui non ha mai abitato, lì e solo lì Bruno si è sentito a Casa ed è stato emozionante perché è come se avesse trovato la sua pace, è come se in quel momento avesse iniziato ad essere in pace con se stesso e con il mondo circostante e io con lui.

Un altro aspetto che mi è piaciuto particolarmente di questo libro è stato il paesaggio, soprattutto quando si è parlato dell’Ucraina. Mi ha dato la possibilità di conoscere geograficamente ma anche folcloristicamente l’Ucraina, paese di cui so gran poco. In questo viaggio ho poi conosciuto diversi personaggi e anch’essi hanno dato il loro contributo alla storia sia in quanto persone sia in quanto a cultura, ognuno infatti rappresentava un pezzo di Paese diverso. Ho apprezzato molto le brevissime parti narrate dal punto di vista della madre di Bruno, mi hanno infatti permesso di capire un po’ di più di questa persona che ha fatto da sfondo a tutto il libro e di vedere il suo punto di vista. Mi ha fatto altresì piacere leggere gli appunti dello scrittore da cui ho appreso qualcosa in più sull’Ucraina.

Per quanto riguarda lo stile, il libro si legge molto velocemente, è vero, non è lunghissimo, ma è scritto molto bene, è scorrevolissimo, non è pesante, non ci sono ripetizioni, la punteggiatura è usata in modo, a mio avviso, corretto. Se devo essere sincera è il primo romanzo di questo tipo che leggo e devo dire che mi è piaciuto molto e che di sicuro mi ha aperto la strada per altri romanzi del genere.

Lo consiglio a tutti, ma soprattutto a quelli che sono in viaggio, non solo fisicamente e concretamente parlando; se siete alla ricerca di voi stessi, se non sapete più chi siete o se avete dei dubbi sulla vostra identità, se avete bisogno di fare un viaggio introspettivo e/o se volete scoprire qualcosa in più sull’Ucraina, questo è sicuramente un libro che fa per voi.

Voto: 4 su 5

Avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Lo leggerete? Fatemi sapere!

Se siete interessati al libro potete cliccare qui, in questo modo mi aiuterete a sostenere il blog, grazie infinite.

A presto viaggiatori

eri gibbi

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