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RECENSIONE: Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia

January 26, 2017

TITOLO: Bianca come il latte, rossa come il sangue 9788804666578_0_0_300_80

AUTORE: Alessandro D’Avenia

EDITORE: Mondadori

GENERE: Narrativa italiana moderna e contemporanea

PUBBLICAZIONE: 2010

PREZZO: € 13.50 cartaceo; € 6.99 e-book

PAGINE: 264 p., brossura

Prime righe:

Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini.

TRAMA:

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

RECENSIONE:

Partiamo dalle caratteristiche estetiche: la copertina del libro è, a mio avviso, inquietante; non ha niente di horror ma mi fa proprio soggezione. Vedere questa ragazza che mi osserva e non comprendere il significato del suo sguardo mi mette a disagio. Mi piace comunque che abbiano mantenuto il pallore di sfondo e il candore della sua pelle che, oltre a rappresentare il senso del titolo, offre un ottimo risalto ai suoi capelli rossi. Il titolo mi ha sempre affascinato tant’è che il libro l’ho scelto più per quello che per la trama. Mi spiego meglio: se il libro avesse avuto un altro titolo e la trama fosse rimasta inalterata non so se mi sarei spinto a leggerlo. Mi sento in colpa a dire questo perché non mi faccio mai influenzare né dalla copertina né dal titolo ma in questo caso l’accostamento mi ha convinta. Passiamo alla parte più importante: la trama. Da questo libro avevo delle aspettative molto alte, aspettative che però non sono state del tutto raggiunte. La trama è carina, a tratti anche profonda, è vero, ma non mi ha lasciato grandi cose. Il personaggio principale, Leo, l’ho odiato tantissimo all’inizio del libro. Penso di non aver mai mal sopportato così il protagonista di un romanzo, MAI. Si tratta del tipico adolescente strafottente che non ha un briciolo di educazione e rispetto nei professori. Tutti siamo stati adolescenti, tutti abbiamo passato il periodo no per cui odiavamo il mondo ma l’educazione, almeno io, l’ho sempre avuta. Rispondere al professore a tono o prenderlo per il culo in giro davanti a tutta la classe mi infastidisce tanto, tant’è che questo ha rischiato di farmi desistere dal continuare. PER FORTUNA Beatrice si è ammalata (prendete questa frase con le pinze, non auguro del male a nessuno ovviamente) perché ha dato la svolta non solo al libro ma anche a Leo. Improvvisamente il sedicenne ha deciso di dimostrare un po’ di maturità, si è rimboccato le maniche ed è cresciuto, così come il libro stesso. L’unico personaggio che ho amato veramente è stato il Sognatore. Un professore giovane ma d’altri tempi, che ama veramente il suo lavoro, che non arriva a scuola con le lezioni preparate, che preferisce far ragionare i suoi studenti e farsi dire cosa veramente pensano dell’argomento quando sono interrogati piuttosto che farsi dire a memoria vita, morte e miracoli del filosofo di turno! Ma ne esistessero di professori così! Questo personaggio è stato veramente il migliore di questo libro a parer mio. Insomma ragazzi, avrete capito che questo libro non mi ha entusiasmato come credevo, purtroppo.

Voto: 3 su 5

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Per chi non lo ha letto, lo leggerete? Tengo a precisare che ci sono molte recensioni negative ma anche molto recensioni super positive, come sempre, il mondo è bello perché è vario quindi non fatevi scoraggiare da questa mia recensione poco positiva!

A presto!

eri gibbi

©

4 Comments

  • Baylee January 26, 2017 at 9:42 am

    Ahahahah, la copertina inquietante! 😀 Non ci avevo mai fatto caso, ma in effetti è così!
    Io l’ho letto parecchi anni fa, ma i miei ricordi (quel poco che è rimasto) sono del tutto negativi…

    • erigibbi January 26, 2017 at 9:48 am

      Non sei l’unica ad avere ricordi del genere! ahahahaha

  • mariarosariadiario March 8, 2017 at 9:51 pm

    A me invece è piaciuto anche se non lo ricordo bene avendolo letto un po’ di tempo fa così come mi è simpatico il suo autore, Alessandro d’Avenia che sembra un ragazzino. Mi piace anche l’idea di professori sognatori che hanno attenzione per i loro studenti e che purtroppo sono diventati una categoria in estinzione.

    • erigibbi March 8, 2017 at 9:55 pm

      Infatti anche a me è piaciuto molto il professore e concordo sul fatto che sono un genere in via di estinzione, purtroppo!

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