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RECENSIONE: LA SFERA DEL BUIO (LA TORRE NERA) DI STEPHEN KING

October 11, 2016

TITOLO: La sfera del buio (La Torre Nera) stephen-king-la-sfera-del-buio

AUTORE: Stephen King

GENERE: Fantasy

PUBBLICAZIONE: Novembre 1997

PAGINE: 654

Prima riga: “PROPONETEMI UN INDOVINELLO”, li invitò Blaine.

Trama: (SENZA SPOILER!!!)

Roland, Eddie, Susannah, Jake e Oy sono intrappolati in una carrozza di Blaine il Mono, il treno teleguidato che ha sterminato la cittadina di Lud. I nostri amici si salvano vincendo la sfida in modo molto particolare e si ritrovano in un’America alternativa, spopolata da una misteriosa influenza. In un mondo che ‘va avanti’ sempre più rovinosamente, è infatti facile sconfinare in luoghi e tempi paralleli attraverso le sottilità, le insidiose porte per l’altrove. Nello spiegare ai suoi compagni che cosa sia questo fenomeno, Roland è costretto (FINALMENTE!) a rituffarsi nel proprio lontanissimo passato e, in una notte che pare senza fine, narra la storia di Susan Delgado, del loro amore immortale e di una sfera magica che sembra scaturita da un’antica leggenda.

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Trama: (ATTENZIONE SPOILER!!!)

Bisogna ringraziare Eddie Dean per averci finalmente liberato di Blaine il Mono. La sconfitta arriva grazie all’indovinello giusto, umano, antilogico, un indovinello che non ha senso, che ci fa ridere, che ci fa restare non solo a bocca aperta pensando ‘ma che caz..non è possibile’ ma pure a bocca asciutta. Blaine il Mono viene sconfitto da Eddie Dean signore e signori, il buffone del gruppo, se così vogliamo additarlo. Il treno si ferma, schiantandosi, in una particolare versione di Topeka nel Kansas, che è stata svuotata da una malattia chiamata ‘superinfluenza’. Quando riprendono il loro viaggio sul Sentiero del Vettore (una versione apocalittica dell’Interstate 70), incontrano messaggi inquietanti come AVE RE ROSSO, ATTENTI AL TIZIO A PIEDI e così via. Roland è costretto a raccontare la storia di Susan Delgado, il suo unico, vero, grande amore. Il racconto include anche Cuthbert ed Alain, i migliori amici di Roland. La storia di Susan è una storia tragica, dolorosa che lascerà per sempre un segno indelebile nell’animo di Roland. Dopo il racconto, Roland e gli altri giungono ad un palazzo di vetro costruito attraverso la I-70, un palazzo che ricorda molto quello che Dorothy Gale cercava ne Il mago di Oz. Nella sala del trono di questo grande castello incontrano Tick-Tock, l’ultimo scampato della città di Lud. Morto Tick-Tock si fa avanti il vero Mago: Marten, consociuto in certi mondi come Randall Flagg, in altri come Richard Fannin, in altri ancora come John Farson (il Buono). Roland e gli altri non riescono ad uccidere quest’apparizione che li ammonisce ancora una volta a rinunciare alla loro ricerca della Torre Nera, ma riescono a neutralizzarlo. Dopo un’ultimo viaggio nella sfera del Mago e un’ultima terribile rivelazione, (Roland ha ucciso la propria madre scambiandola per Rhea, la strega incontrata a Mejis, luogo in cui viveva l’amata Susan), i viandanti si ritrovano ancora una volta nel Medio-Mondo e sul Sentiero del Vettore, riprendendo così la loro ricerca.

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Beh ragazzi, che dire, questo per ora è il libro della serie che preferisco. Partiamo dall’inizio: la sconfitta di Blaine. Cominciare un nuovo libro e trovarsi ancora il ‘cattivo’ del libro precedente è insopportabile, ‘è ora che venga fatto fuori’, questo è quello che ho pensato io e probabilmente quello che penserete voi se mai avrete la fortuna di leggere questa saga. Il modo in cui viene sconfitto è fantastico, geniale! Si capisce che sarà Eddie a sconfiggerlo dal III libro in realtà, se siete attenti lo capirete quando verrà introdotto il discorso sugli indovinelli ed Eddie sembra l’unico scemo del villaggio che fa una battuta senza senso spacciandola per un indovinello. Con quella stessa battuta sconfiggerà Blaine e questo mi ha dato una gran soddisfazione perché Eddie spesso è sottovalutato dai suoi compagni mentre io apprezzo molto la sua capacità di sdramatizzare in certe situazioni.

Poi FINALMENTE la storia di Susan. Dal primo libro Roland, se pur per un secondo, nomina Susan e noi lettori abbiamo dovuto aspettare il IV libro per saperne la storia, e lo stesso sentimento vale per Alain e Cuthbert. In sostanza tutto il libro parla di lei, e non vi nego che ad un certo punto ho pensato ‘ma aspetta un attimo, questo qui (Roland) sta parlando da una vita di Susan, un intero libro, e e e dove sono finiti Edddie, Susannah, Jake, Oy? Cioè, la loro storia è in stand-by, la loro ricerca è in stand-by? Oh beh CHISSENEFREGA!’. Ebbene sì, non me ne fregava più niente di loro, volevo sapere sempre di più di Susan, di Alain, di Susan, di Cuthbert e di nuovo di Susan! Una droga, più leggevo più volevo leggere, più sapevo e più volevo sapere. E dio mio ragazzi, che storia triste. Lacrime, pure qui. Tutte le volte che qualcosa andava storto poi succedeva qualcosa e tutto si sistemava finché arrivi ad un certo punto a pensare ‘no vabbé dai, è impossibile, adesso si salva! adesso arriva lui e la salva! oppure arriva questo e la salva! cioè dai si sal…è morta?? ma come è morta????? NUOOOOOOOO’ (un ‘no’ che manco Darth Vader riuscirebbe a riprodurre). E così finisce la storia di Susan Delgado e n’altro po’ finisce pure la tua di storia perché chiederesti alla Rettore una lametta..

Molto carino il riferimento a Il mago di Oz anche se forse un po’ corto: mi aspettavo qualcosa di più; Tick-Tock è morto praticamente appena il lettore si è reso conto di chi fosse e Marten si è dissolto con altrettanta velocità, evidentemente non erano questi il luogo e il tempo adatti per uno scontro (anche verbale) un po’ più serio ma l’ho vista un’occasione sprecata.

Un velo di tristezza mi è poi piombato addosso quando la sfera fa vedere o meglio, vivere, il momento in cui Roland spara alla madre ma, come hanno detto Eddie e Susannah, questo fatto non può cambiare le cose. Rhea, o forse Marten, ha fatto sì che Roland vedesse la strega e non la donna che l’ha dato alla luce, non è stata colpa del pistolero per cui nemmeno io lo avrei abbandonato dopo questa scoperta, anzi, lo avrei forse amato più di prima perché Roland è umano!! Fin dal primo libro sembra una macchina, incapace di amare, incapace di instaurare un legame di attaccamento per dirla alla Bowlby, invece no, invece in questo libro emerge chi è Roland. Roland è una persona, una persona che ha sofferto tanto nella sua vita quando ancora era un bambino e noi sappiamo, lo sappiamo molto bene che le persone possono sbagliare, o no?

“Amami, Roland. Se mi ami, allora amami.”

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“[…] quando sei libero nella mente, che cos’altro ha importanza?”

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Ka:

Si aiutarono a vicenda con gli indumenti, giacquero nudi l’uno nelle braccia dell’altra sul muschio estivo più soffice del più raffinato materasso di piume. Giacquero toccandosi con la fronte, come nella fantasia di Susan, e quando lui trovò la via dentro di lei, sentì il dolore sciogliersi nella dolcezza di un’erba selvatica ed esotica che si può assaggiare una sola volta nel corso di una vita. Trattenne quel sapore il più a lungo possibile, finché finalmente la dolcezza la invase e a essa soccombette, mandando un mugolio dal profondo della gola e strofinando gli avambracci sul collo di lui. Fecero l’amore sotto i salici, lasciate in disparte le questioni di onore, rinnegate le promesse senza ombra di rimpianto, e alla fine Susan scoprì che c’era più che dolcezza; c’era una sorta di delirante tensione dei nervi che aveva inizio nella parte di lei che per lui si era aperta come un fiore; cominciava da lì e si propagava per tutto il suo corpo. Gridò e gridò, pensando che non potesse esistere piacere così grande nel mondo mortale, pensando che di esso sarebbe morta. Roland unì la propria voce alla sua e a entrambi fece eco il gorgogliare dell’acqua sui sassi del torrente. Mentre lei lo stringeva contro di sé, agganciandogli i talloni alle gambe sotto le ginocchia e coprendogli la faccia di baci impetuosi, lui lasciò esplodere la sua passione come rincorrendo quella di lei, come lanciandosi per non essere lasciato indietro. Così gli amanti si congiunsero nella Baronia di Mejis, sul finire dell’ultima grande era, e il verde del muschio nel punto in cui si congiungevano le cosce di lei si tinse del rosso vermiglio della sua verginità perduta; così si congiunsero e così furono perduti loro stessi.

Ka.

eri gibbi

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