RECENSIONE: L’ULTIMO CAVALIERE (LA TORRE NERA) di Stephen King

 

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TITOLO: L’ultimo cavaliere (La Torre Nera)   

AUTORE: Stephen King

GENERE: Fantasy

PUBBLICAZIONE: 10 giugno 1982

PAGINE: 224

 

Prima riga: L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.

Trama: (ATTENZIONE SPOILER!!!)

L’Ultimo Cavaliere, racconta di come Roland, l’ultimo pistolero, raggiunge finalmente l’uomo in nero, uno stregone che inseguiva da lungo tempo. Alla fine del libro si scopre che l’uomo in nero si chiama Walter e che millanta un’amicizia con il padre di Roland. La meta di Roland comunque è la Torre Nera. Su chi sia Roland, su come fosse il suo mondo ‘prima che andasse avanti’, su che cos’è la Torre Nera, ancora non ci è dato saperlo, abbiamo solo notizie frammentarie.

Roland è un pistolero, una specie di cavaliere, l’ultimo cavaliere appunto, incaricato di custodire un mondo che egli stesso ricorda ‘pieno di amore e di luce’, incaricato di impedire che esso vada avanti. Roland fu costretto ad una precoce iniziazione dopo aver scoperto che sua madre era diventata l’amante di Marten, un mago molto più potente di Walter, l’uomo in nero; Marten ha tramato affinché Roland scoprisse l’inganno, aspettandosi che fallisse la prova rituale per diventare pistolero e fosse ‘spedito ad ovest’, quello che nel nostro mondo chiamiamo esilio ma Roland trionfa, diventando un pistolero. Sul mondo di Roland sappiamo ben poco: esso comunque non è completamente dissimile dal nostro. C’è poi una sorta di cordone ombelicale tra il nostro mondo e quello di Roland: ad una stazione di posta su una pista per corriere da molto tempo abbandonata, Roland incontra un ragazzo, Jake, morto nel nostro mondo proprio per mano dell’uomo in nero, onnipresente. Prima che l’uomo in nero sia raggiunto, Jake muore per la seconda volta e questa volta perché Roland, di fronte ad un dilemma straziante, decide di sacrificare quel ragazzo, per lui ormai come un figlio simbolico. Dovendo scegliere fra la Torre e Jake, Roland sceglie la Torre. Nel confronto finale tra Roland e Walter, l’uomo in nero predice a Roland il futuro: ci sarà un uomo definito il Prigioniero, la donna chiamata la Signora delle Ombre e la figura della Morte (‘ma non per te, pistolero’ gli dice l’uomo in nero). L’Ultimo Cavaliere si chiude con Roland seduto su una spiaggia, la spiaggia del Mare Occidentale, a contemplare il tramonto. L’uomo in nero è morto, il futuro prossimo di Roland è fosco.

 

Ho scoperto questo libro un sacco di anni fa quando per caso in biblioteca lessi la trama del V libro I lupi del Calla. In quel periodo ero fissatissima con Stephen King e andavo diretta nel suo reparto. Ho preso il libro e me lo sono letta in pochissimi giorni. Ahimè mi ero persa proprio quel piccolo particolare, era appunto il V libro di una serie..sono furba, lo so. ‘Che problema c’è?’ Direte voi, ‘basta che prendi i primi libri e sei a posto’. Eh no carissimi, nella super fornita biblioteca del Paese non c’erano i libri precedenti. Evviva!

Disperatissima sono andata avanti con la mia vita da lettrice finché un annetto fa, non mi ricordo né come né perché, mi è balzata alla mente un’esclamazione ben forbita: ‘porca put***a!!! devo leggere i libri della Torre Neraaaaaaa’. È passato un anno perché poi, nel frattempo, ho iniziato a leggere Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, serie non proprio sottile di 5 libri che non potevano aspettare.

Ed eccomi qui, nel giro di una settimana, tra impegni vari ho finalmente terminato L’Ultimo Cavaliere (I libro della serie). Sapevo più o meno a cosa andavo incontro proprio perché aveva già letto anni or sono un altro libro della serie ma credetemi se vi dico che man mano che leggevo questo libro e man mano che mi chiedevo (o che mi veniva chiesto da Enrico) cosa ne pensassi, l’unica risposta che riuscivo a darmi e a dargli era ‘è strano! Mi piace ma è strano!’.

Con il senno di poi devo dire che sì, è stato strano ma solo fino a metà libro. Probabilmente poi si entra nella mentalità di King, nel suo modo di scrivere e ci si abitua. Ci si abitua a quelle descrizioni lunghe e contorte dei paesaggi o dei colori o dei modi di vestire. Per rendere l’idea vi riporto solo poche parole: La camicia, del non-colore della pioggia o della polvere (pg. 4). Ho riletto questa frase una decina di volte per cercare di capire cosa volesse dire con il ‘non-colore della pioggia o della polvere’ e poi ho dedicato altri 5 minuti del mio tempo a pensare, a trovare un riscontro per questo non-colore. Non lo so, può sembrare una frase banalissima ma ragazzi, mi ha fatto pensare, non mi ha fatto andare avanti. Ed il libro spesso è così, spesso mi sono ritrovata a rileggere delle parti perché non le capivo o perché volevo capirle meglio, e questo non mi era mai successo con nessuno libro!

Non sembra possibile che già alla fine del primo libro Roland riesce a raggiungere l’uomo in nero, per carità, era sempre più vicino, ma ci potevamo aspettare che questo inseguimento andasse avanti per tutta la saga e invece no! Mi aspettavo un super combattimento tra Roland e l’uomo in nero e invece no! Non mi sarei nemmeno immaginata che Roland sacrificasse veramente Jake, credevo, speravo, che come tutti gli eroi, trovasse un modo alternativo per arrivare all’uomo in nero senza sacrificare un ragazzino a cui si era affezionato e invece no! Quindi secondo me questo primo volume non è stato scontato.

L’ho trovato anche molto diverso dagli altri libri di King, al di là del genere, trovo che il modo di scrivere qui sia molto diverso dagli altri libri, una sorta di scrittura più ricercata, più complessa.

Insomma, ho già iniziato il II volume, ve lo dico!

 

“Tutto nell’universo nega il nulla; ipotizzare un limite è l’unica assurdità.

Se tu cadessi ai limiti dell’universo, troveresti forse uno steccato e un cartello con la scritta FINE? No. […] Noi diciamo che il mondo è andato avanti, ma forse ciò che intendiamo in realtà è che ha cominciato a seccare”.

eri gibbi

2 Replies to “RECENSIONE: L’ULTIMO CAVALIERE (LA TORRE NERA) di Stephen King

  1. Molto bello, non capisco il disprezzo che molti ‘amanti’ della saga hanno per il primo volume che personalmente trovo invece particolare e avvincente, anche se in maniera diversa dalla saga che poi si delineerá.
    In due settimane sono arrivato al quarto che attualmente reputo il mio preferito, poichè risponde a domande e parla di argomenti che desideravo conoscere FIN DAI PRIMI FLASHBACK DI ROLAAAND! Inoltre da buon romanticone non posso che inchinarmi alla scoperta di Susan come primo grande amore e a tutto il racconto del ka-tet di Roland lontano da Gilead.
    Vediamo cos’ha in serbo per me il continuo della saga!
    Adesso vado a leggermi le altre tue recensioni perchè sono curioso di scoprire come li hai trovati!

    1. Scusa il ritardo! Ci sta che il primo libro ti sia piaciuto, anzi, meglio così! Molti purtroppo dopo il libro non hanno continuato la saga ed è un peccato! Il quarto è probabilmente il mio preferito proprio per i motivi di cui hai parlato tu: si scopre la storia di Roland, il suo vero unico grande amore e la splendida amicizia che aveva con Bert e Alain..meraviglioso! Fammi poi sapere cosa pensi degli altri libri!

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